Gli album italiani del mese: Any Other, Campa, NoDrip & more

Any Other – Per te, che non ci sarai più
(42records, 29 aprile 2025)
Dalla deliziosa penna cantautorale di Any Other arriva questo piccolo EP di quattro canzoni, che potremmo definire un esperimento per certe sue caratteristiche, a cominciare dalla scelta di cantare due pezzi in italiano, uno in inglese e uno addirittura in giapponese (このままでいい, non chiedeteci come si legga ma l’accento di Any Other nel brano suona molto credibile). I brani sono tutti piuttosto lunghi, superando abbondantemente i quattro minuti, ma lo sono perché l’artista veronese ha tanto da dire. Come nel primo straziante brano, che su melodie pop e pure orecchiabili canta una perdita resa magistralmente dai piccoli dettagli del testo. Distratta è in effetti il pezzo forte di questo lavoro, uno di quei brani che meriterebbero di diventare dei classici della musica pop d’autore italiana. Ma è tutto l’EP a funzionare a meraviglia, muovendosi con estrema delicatezza seguendo una sorta di “poetica delle piccole cose” che abbraccia i testi ma anche gli arrangiamenti, la produzione e il cantato dell’artista.
Campa – Loop
(NEEDA Records, 28 febbraio 2025)
Prende la forma chiusa dell’EP il lavoro che Campa ha fatto sul pop punk in questi ultimi anni: rispetto ai primi lavori Loop denota un deciso miglioramento e si presenta omogeneo e compatto. Sotto la supervisione a rec-mix-master del buon Luca Incerti dei WEL, il cantautore veneto resta immune alle contaminazioni emotrap/mgkiane più recenti e rispolvera il sound del revival 2015s concedendosi incursioni più nostalgiche che ammiccano agli anni Duemila. Loop è un flusso di pop punk diretto, catchy e veloce, dentro al quale la voce si staglia per dare sfogo al “loop dei pensieri” che attanaglia il cantautore: ed è l’impronta cantautorale a emergere nel disco e differenziarlo dai molti lavori che escono nel panorama di oggi. [Simone De Lorenzi]
NoDRIP – Bonus Tracks
(Ammonia Records/Attitude Records, 14 marzo 2025)
EP d’esordio per gli atipici NoDRIP, che partono dal punk per giocarci e contaminarlo in una serie di quelle che ribattezzano “devianze punk rock”. C’è molto rap, di quello fatto bene, ma anche reggae, urban e tanto altro; ci sono i featuring di Andrea Rock (“sono tutti buoni a parlare della scena ma per un passaggio in radio mi darebbero la schiena”: damn), Attila e Ted Bee. Un mix di critica e incazzatura tipico del punk ma con la polvere che questo di solito si porta dietro tolta di dosso. Il tutto cantato in italiano, che se vogliamo dirla tutta non è la strada più comoda per tentare il mischione, eppure l’azzardo ripaga. In un panorama sempre più omologato e/o derivativo, Bonus Tracks colma un vuoto di cui non sapevamo di avere bisogno. [Simone De Lorenzi]
Vera Slo – Reverie
(Kosmica Dischi, 25 aprile 2025)
L’epidemia di shoegaze che si è riversata sull’Italia continua a espandersi alla velocità di un erre con zero sopra il 4 (e chissà chi è il paziente zero). Da Roma si presenta una nuova band, i Vera Slo, che si possono inquadrare nel genere shoegaze ancor prima di premere play sul loro EP d’esordio in base a una qualsiasi delle seguenti caratteristiche: il nome della band; il titolo dell’EP (Reverie); la copertina dell’EP. Nulla di male ovviamente; i quattro pezzi che compongono l’EP si situano su uno shoegaze intimo e tranquillo, a tratti alternative rock, nemmeno troppo fuzzy e sicuramente diverso dalla media perché le parole pronunciate dai cantanti Chris Bonaventura e Simona D’Aguanno risultano spesso (ma non sempre) intelligibili. Uno shoegaze a sinistra della gaussiana insomma, se a destra ci mettiamo band come Loathe e Oversize che il genere lo contaminano con il metal.
Tramontana – Ferite
(Kosmica Dischi, 9 maggio 2025)
Ci è voluto un disco ai Tramontana per resistere alle intemperie del mondo di oggi. Ferite è un album solido e autentico, un percorso di otto tracce in cui la band incanala rabbia, fatica e delusioni per trasformarle in catarsi collettiva, con il Midwest-emo come linguaggio e la condivisione come antidoto. Il disco è figlio della classe operaia, di chi lotta ogni giorno e trova sfogo nella musica. Tra chitarre intrecciate e una voce che urla ma sa anche accogliere, i Tramontana abbracciano una sensibilità che rifiuta la rassegnazione. I brani oscillano tra la crudezza dello screamo e una massiccia dose di presabbene, rendendo Ferite più di un album: un atto di resistenza emotiva. Dopo i singoli L’arte più assurda, Un quarto d’ora e Anomalocaris, il disco si arricchisce di altre cinque tracce che consolidano l’identità della band. Piani di fuga apre con un ritmo dispari che sfocia in un ritornello travolgente, Pigmalione affronta il peso delle aspettative, mentre Mare, tempesta incarna al meglio il cuore dell’album, trasformando il dolore in crescita. Ferite è un esordio maturo e necessario, il risultato di una lotta interiore che, alla fine, porta frutti dolcissimi.
Rosco Dunn – Tutto tranne noi
(Bravi Tutti, 14 marzo 2025)
Il primo album dei Rosco Dunn arriva a qualche anno dal loro esordio sulle scene. Ma l’attesa di gran lunga ripaga. Tutto tranne noi esce con due sole tracce già anticipate, in un’era in cui i dischi sono sempre più raccolte di singoli pubblicati in precedenza. Nel disco i ragazzi bresciani hanno appreso la lezione dei colleghi della scena alternative rock nostrana: specialmente quella dei concittadini Cara Calma, a cui assomigliano un sacco in pezzi come Va tutto bene, Il rumore dell’alba, e dei Ministri – d’altronde è proprio Divi a presiedere alle produzioni – in La gente che conta. Ma dietro ci sono anche Il Corpo Docenti, Voina e tutte quelle sonorità che rappresentano il meglio del rock italiano di oggi. Sono presenti anche due featuring, Olly Riva degli Shandon in Grattacieli e I Botanici in Sotto la pelle, mentre A luci spente sigla la tracklist con l’imprescindibile ballad acustica. Anche le tematiche non si discostano da quanto propone la scena attorno alla quale gravitano: storie di resistenza e resilienza alla vita, di critica alla società, di nostalgia dei vent’anni, di apatia e di rinascita. Mescolando pezzi aggressivi, tirate catartiche e melodie delicate, nonostante il carattere non eccessivamente originale del disco, Tutto tranne noi non riesce a stancare e si prepara a salire sul podio dei migliori titoli del 2025. [Simone De Lorenzi]
Armore – Perdenti
(TEGA, 11 aprile 2025)
Un disco che non cerca risposte, ma che trasforma il dubbio in linguaggio, la solitudine in ricerca sonora. Perdenti, l’esordio di ARMORE, è un’opera che si sgretola e si ricompone tra noise, IDM, no-wave e post-punk. Un album che nasce dalla chiusura per trovare la sua vera forma nell’incontro, nella possibilità di essere vissuto sul palco. Concepito durante la quarantena del 2020, Perdenti è il frutto di una necessità trasformata in scelta artistica. Privato della possibilità di suonare dal vivo e senza un budget su cui contare, ARMORE ha lavorando con ciò che aveva: pianoforte, chitarra, synth e computer. Il risultato è un universo sonoro in cui il calore degli strumenti acustici si mescola all’imprevedibilità della manipolazione elettronica, in un costante equilibrio tra materia e glitch, tra melodia e decostruzione. La tracklist è una galleria di volti: nomi che diventano personaggi-archetipo, esistenze ai margini che raccontano la perdita in tutte le sue forme. Le tracce non offrono verità assolute, ma frammenti di un percorso personale, restituendo impressioni e suggestioni piuttosto che soluzioni. La voce si muove su paesaggi sonori in continua mutazione, dove il cantautorato si sporca di tensioni elettroniche febbricitanti e i generi collidono senza paura. Nonostante la genesi solitaria, Perdenti è un album pensato per l’incontro con il pubblico ai live. Un debutto che farà sicuramente rumore.
Mario Grande – Il corpo, l’anima e la mente
(So Music, 22 aprile 2025)
Il corpo, l’anima e la mente è il terzo album in studio pubblicato dal cantautore Mario Grande e il primo in collaborazione con la produttrice Annachiara Zincone. Anticipato a dicembre 2024 dal singolo omonimo, il disco si compone di dieci tracce che, una per una, saranno disponibili mensilmente per l’ascolto gratuito sul sito ufficiale dell’autore. Si tratta senza dubbio di un progetto lontano da esigenze e tendenze discografiche, ma non caratterizzato dagli slanci creativi propri dei progetti indipendenti, che per loro natura hanno spesso una tendenziale maggior libertà e voglia di sperimentare sonorità e sensazioni inusuali. Al contrario, brani come la title track, La sola cosa che vorrei (per musica, arrangiamento e testo, il migliore dell’album e un ottimo brano), I fiori di Cutro, dedicata ai migranti scomparsi tragicamente in mare, e Il treno delle 7, recuperano sì le sonorità tipiche del cantautorato italiano, ma in un’ottica più personale e interessante sotto tutti i punti di vista. [Riccardo Provasi]
Il disco si può per il momento ascoltare unicamente sul sito ufficiale di Mario Grande e non sulle piattaforme di streaming (una scelta mega-punk if you ask us).
Davide Amati – Davide Amati
(self-released, 18 aprile 2025)
Nel panorama italiano sempre più stratificato e mutevole, Davide Amati arriva come un colpo di frusta: un disco d’esordio che non cerca compromessi, ma che impone la propria presenza con orgoglio. Prodotto insieme a Frankie Wah (Little Pieces of Marmalade, Manuel Agnelli) con la supervisione tecnica di Guido Andreani, il primo album dell’artista romagnolo è un’opera vibrante di energia. Davide Amati è, prima di tutto, un manifesto, non solo musicale, ma esistenziale. Un grido che rivendica la possibilità di essere altro, fuori dalle etichette. L’album si muove fluido tra glam e hard rock, lambendo blues e incursioni funk, alternando furia e dolcezza, ironia e profondità, come un caleidoscopio emotivo che cambia luce a ogni traccia. A dare il via è Rabbit, vera e propria dichiarazione di intenti: una chiamata alla resistenza dell’artista indipendente, che rifiuta i compromessi e si afferma nella propria unicità. Campi Elisi segue con un andamento epico in cui il rock si fa atto di fede e di resa al tempo stesso. Con Amore Mio Che Fai, Amati colora la sua scrittura di un’ironia sottile e tagliente, trascinata da un groove funk. Il cuore dell’album batte fortissimo in Ti Amo Di Brutto e Baciarti Bruciarti, due brani che mettono a nudo le emozioni, tra dichiarazioni e desideri che bruciano fino a consumarsi. Baby Rock N Roll apre a una dimensione più fiabesca, quasi teatrale, dove il prog si intreccia con un immaginario surreale. E poi c’è Sexy Sceriffa, irriverente e provocatoria, che aggiunge un tocco di sarcasmo e libertà carnale, come un Bowie che inciampa (volontariamente) in un western pop. A chiudere il cerchio arriva Tu Sei Tu, un brano manifesto che riflette sull’identità e sulla sua continua evoluzione, segnando il punto più profondo del disco. Qui Amati sembra dirci: non importa chi sei stato, importa chi scegli di essere ora, nella musica e nella vita. La voce di Davide Amati, lasciata volutamente nuda e cruda, è il filo conduttore che tiene insieme l’intero lavoro. C’è qualcosa di primitivo nella sua musica, un istinto che si fonde alla tecnica senza sovrastarla, e che rende ogni traccia impossibile da ignorare. Con questo esordio, l’indomito glam rock di Davide Amati guarda al passato con rispetto e al futuro con la forza di chi non ha paura di rischiare. Un disco da suonare forte.
Elisabetta Previati – Antiche melodie d’amore
(self-released, 4 aprile 2025)
Antiche melodie d’amore, album di debutto della cantautrice Elisabetta Previati, è un progetto ambizioso, ben riuscito ed estremamente interessante. Si tratta di un disco in cui elementi tipici del folk, della world music e della musica antica coesistono in un affascinante universo estraneo (quasi) completamente alla contemporaneità. Dieci tracce, nate in diversi anni e in diversi luoghi sparsi in tutta Europa, suggeriscono un amore sconfinato per la musica e per l’amore stesso: al suo interno coesistono brani più pop–folk come Queste tue parole d’amore, Le vele incerte, Caro Scott e Where Are You Now, unica traccia “elettronica” del disco, e vere ballate come Il canto del bosco e The Ballad of the Lady in the Rock, in cui tematiche e strumentazione affondano le proprie radici nella musica medievale e rinascimentale. Antiche melodie d’amore, estremamente curato negli arrangiamenti e nella produzione, ricorda le sonorità di stelle della musica italiana, come Franco Battiato e Angelo Branduardi, e ci ricorda come l’arte, se bella e universale, abbia la forza di attraversare persino i secoli. [Riccardo Provasi]
Puoi leggere tutte le nostre recensioni a questa pagina.
