Gli album italiani del mese: Vov Vov!, La Siepe, Kokoon & more

Vov Vov!

 

Riecco la nostra consueta panoramica sui dischi italiani usciti nelle ultime settimane! Questo mese parliamo di Sunbathing in a Magnetic Field dei Vov Vov!, ma anche dei dischi di La SiepeKokoonnBymysideLe Schiene di Schiele, Aimless, TorchioMalisanguZannaRibLAentropicaYkoPeppino (clicca sul nome dell’artista per andare direttamente alla relativa recensione).

 

 

Vov Vov! – Sunbathing in a Magnetic Field

(Factory Flaws, 9 maggio 2025)

I Vov Vov! vengono da Firenze e con questo EP intitolato Sunbathing in a Magnetic Field sono all’esordio assoluto, ma non è un caso che siano già stati messi sotto l’ala protettrice di un’etichetta attenta alle novità più interessanti come Factory Flaws. Le loro canzoni, ci dicono, sono influenzate da “la ripetitività del krautrock e le atmosfere malinconiche dello shoegaze”, ma soprattutto sono caratterizzate dal predominio dell’organo, strumento che nel sound dei Vov Vov! sembra rivestire un’importanza anche maggiore di quella che hanno i vocals. L’organo suona con riff e giri che paiono infiniti, ripetitivi in effetti ma senza che questo renda i brani statici. Al contrario, le canzoni hanno in gran parte una struttura e una sonorità che le posiziona a metà fra una grandiosa jam session improvvisata e la colonna sonora di un B-movie poliziesco. Tutti i brani sono piuttosto lunghi, lasciati dalla band liberi di espandersi a piacimento quasi come se fossero le canzoni stesse a trascinare il gruppo e non il contrario: con cinque brani si arriva così a quasi mezz’ora di musica, che passa però quasi senza accorgersi.


La Siepe – La Siepe

(Non Ti Seguo Records, 9 maggio 2025)

I La Siepe battono i palchi della scena underground italiana ormai da anni, per cui si fa quasi fatica a credere che il loro primo EP ufficiale arrivi solo adesso (in passato era uscita una manciata di singoli). Ma la lunga attesa è sicuramente giustificata se poi viene ripagata da un gran disco, come avvenuto nel caso dei cólgate con Orrido e come avvenuto proprio con i La Siepe e il loro EP self-titled. Le tracce sono cinque ma la durata supera la mezz’ora (per qualcuno si potrebbe già anche parlare di album), complici anche Qualcosa che non è e Stagno che sfiorano i dieci minuti. I La Siepe mettono in mostra un sound elaborato che parte innegabilmente dalle influenze emo di base della band (tra il Midwest/revival americano e la declinazione italiana del genere) -sia per storico sia per ascolti personali- ma ci costruisce sopra ricami ben più sperimentali, sconfinando nei campi del post-rock con punte di hardcore (Bisogno) ma anche di indie rock all’americana.


Kokoonn – Unfolding

(Factory Flaws, 16 maggio 2025)

Kokoonn è il nome d’arte di Giulia Tedesco, cantautrice e musicista salentina con base a Bologna, che con Unfolding presenta il proprio EP d’esordio. Sei tracce raffinate ed eleganti dove il pop si fonde con l’indie/folk di matrice americana, ricordando un po’ le atmosfere degli ultimi dischi di artiste come Clairo o Japanese Breakfast. I brani appaiono semplici, ma possono contare su arrangiamenti non triviali che rendono armonica l’interazione fra chitarre e piano.


Bymyside – Insieme ricostruire

(Lostdog Records – Vina Records – Mevzu Records, 12 maggio 2025)

Dopo una breve avventura nel fiorente mondo dell’emo/screamo underground a metà degli anni 2010, i Bymyside tornano insieme pubblicando un disco/EP intitolato Insieme ricostruire, titolo che racchiude anche il concept del lavoro (il tema della ricostruzione, dal personale all’universale). La band è formata da membri di Reverie e dei Lillians, quest’ultima una band piuttosto diversa dal sound dei Bymyside visto che fa musica punk rock. Quello dei Bymyside invece è un sound più introspettivo e potente, che sarebbe verosimilmente apprezzato dall’autore dell’emo copypasta (sicuramente suona “somewhat hateful”). Il cantato è quasi prevalentemente semi-urlato (in inglese dicono “yelling” per distinguerlo dallo “screaming”) e questa è una cosa che non ci fa impazzire perché fa sembrare uguali tutte le band di questo genere, però la musica è carica, con una produzione calibrata al punto giusto per non far sembrare troppo cristallino il suono del disco e dargli quindi quell’attitudine underground che fa risultare credibile l’album.


Le Schiene di Schiele – Danze della sfiga

(Edac Music Group, 20 giugno 2025)

Danze della sfiga è il nuovo album de Le Schiene di Schiele, un debutto che non si limita a suonare: colpisce e graffia. Otto tracce, otto inciampi emotivi e politici, momenti di fragilità umana con una lucidità brutale e un’ironia feroce, nel solco di un post-punk nervoso e viscerale. Nato come un EP e diventato album grazie all’intuizione del producer Davide Lasala, il disco si muove sul filo sottile che separa il grido di rabbia dall’autoanalisi, la denuncia dal grottesco. La danza maldestra, in cui sbagliare è inevitabile, diventa il fulcro emotivo del lavoro, così, tra fallimenti lavorativi, traumi familiari e ideali traditi, ogni canzone si fa piccola tragedia quotidiana in cui riconoscersi. Il brano manifesto La danza della sfiga è una dichiarazione d’intenti: un pogo esistenziale senza vergogna, in cui inciampare è già un gesto di liberazione. Da lì si snoda una tracklist che non perde mai direzione. Martini Dry racconta la rassegnazione etica di chi lavora in un’industria d’armi, mentre Romanzo Russo prende di mira con sarcasmo la banalità dei consigli non richiesti. C’è spazio anche per una riflessione storica amara in 10 giugno, e per la voce di chi è sempre stato messo all’angolo, come Caino. A sorprendere è l’intensità emotiva di Ti voglio bene, con la partecipazione di Fitza, che spezza il ritmo per affondare nella sfera intima. Il tono cambia, ma la sostanza resta: l’imperfezione come unica via possibile alla comprensione. Danze della sfiga è un’esortazione a danzare sulle macerie con consapevolezza: Le Schiene di Schiele firmano un debutto feroce e necessario, che mette a nudo le crepe senza pietà e ci invita a farne la nostra coreografia. Anche se balliamo male, almeno balliamo insieme.


Aimless – Stain

(self-released, 20 giugno 2025)

Tanta energia su Stain, il nuovo EP degli Aimless che arriva un annetto dopo l’altro EP Eye2eye. La band si propone come un gruppo alternative rock influenzato da Queens of the Stone Age, Nine Inch Nails e Royal Blood, il che si ritrova sicuramente all’interno dei quattro brani che compongono il lavoro, ma la produzione aggressiva e le distorsioni accentuate sulle chitarre pongono Stain su territori molto a cavallo fra il rock e il metal. Gli Aimless dimostrano altresì di saper scrivere ritornelli accattivanti, non da mainstream ma sicuramente da radio rock angloamericana (per le radio italiane probabilmente siamo su terreni un filo troppo heavy), senza perdere un filo di energia: un disco che merita una resa live altrettanto potente.


Torchio – Au contraire

(Ohimeme, 23 maggio 2025)

“Qui si vive a un’ora da tutto e a un secondo dal niente” (La città scollegata) canta Torchio nel suo nuovo album Au contraire, scritto insieme a Massimiliano Bocchio, e prodotto da Luca Grossi, in uscita per l’etichetta Ohimeme. Positività, solitudine, riflessione, versatilità: queste sono alcune delle parole che risuonano in testa mentre ascolti questo album. Au contraire propone momenti più vicini alle sonorità tipiche anni ’80, con brani come Provo ribrezzo o Laila, momenti più vicini al cantautorato italiano (Gli amanti volanti, Lo farei) e infine sonorità più sperimentali, come Sangue e inchiostro, in cui riecheggia l’atmosfera psichedelica tipica del rock anni ’60 o la cover (ben fatta, uno dei momenti migliori dell’album) del classico di Sergio Endrigo, Io che amo solo te. C’è spazio persino per un divertentissimo momento spoken word: Quella vocina di merda spezza forse il ritmo dell’album, ma dona a tutto il progetto un’atmosfera onirica, capace di enfatizzare il giusto distacco dell’artista nei confronti della banale “quotidianità”. [Riccardo Provasi]


Malisangu – Sospesi

(Orzorock Music, 10 giugno 2025)

Uscito solo su vinile, il nuovo album dei Malisangu, Sospesi, è un progetto molto ambizioso, e non solamente per la scelta di non uscire sulle piattaforme streaming. Il disco, terza avventura in studio per i Malisangu, si compone di otto tracce in cui la band genovese non ha dimostrato alcun interesse per il mainstream musicale, ma ha invece sottolineato il proprio amore per la musica di qualità, priva di etichette e libera dalla necessità di essere incasellata in rigidi generi musicali. In Sospesi c’è spazio per momenti strumentali di altissimo livello, come la coda di Tu sei lì, sonorità rock di stampo Negrita/Litfiba come Tempo, Senza titolo e Miraggio e tanto cantautorato, come evidenziano i brani Cadremo sorridendo o La differenza. Per quanto manchi ancora forse una dimensione più personale che permetta alla band di avere un sound definitivamente inconfondibile, Sospesi è un buon album, dalle sonorità ricche e ben prodotto. [Riccardo Provasi]


Zanna – Del tempo, degli elementi

(self-released, 23 maggio 2025)

Zanna (all’anagrafe Cosimo Zannelli), dopo aver avviato la sua carriera da cantautore solista nel 2018, pubblica Del tempo, degli elementi, il suo terzo album. Molta elettronica, sonorità anni ’80, atmosfera sognante e testi ricchi di immagini inusuali (“Al tuono non importa del tuo titolo di studi”, afferma in Mistico scenario) sono le componenti principali di quello che è facile definire un buon prodotto discografico. Senza ombra di dubbio, Zanna ha come fonte principale per la propria musica i grandi del cantautorato italiano: per la title track dichiara di ispirarsi a De André, ma si percepisce sia nella linea vocale che nelle scelte di arrangiamento molto anche della musica di Franco Battiato, a cui invece dichiara di ispirarsi per la seconda traccia, La svolta psichedelica, in cui sono soprattutto le suggestioni evocate nel testo a ricordare i brani del cantautore catanese. Del tempo, degli elementi è un ottimo album, ispirato e denso di spunti di riflessione e di intuizioni musicali più che interessanti. Il mio brano preferito? Virgilio e Beatrice. [Riccardo Provasi]


RibL – Corpo

(Kate Records, 9 maggio 2025)

Dopo l’esordio lo scorso anno con il singolo Un mare di lacrime è il sole, ribL posa il primo vero e proprio mattoncino della carriera con l’EP di debutto intitolato Corpo, un lavoro compatto di quattro canzoni per 13 minuti e 30 di musica. I brani sono caratterizzati da un’elettronica che non insegue i bpm elevati o le sonorità da ballare, ma va alla ricerca di un sound personale, quasi sperimentale, anti-melodico ma non per questo di difficile fruizione. Vocals e musica sembrano muoversi su due direttrici scientificamente pensate per essere divergenti, ma l’effetto che si crea non è quello del disordine, semmai di una cacofonia intrigante, che dà un tocco più “artistico” a questi pezzi, come fossero lo statement di un creatore anticonformista (si veda in particolare la traccia finale, appunto Un mare di lacrime) ma che sa mettere la propria arte a disposizione di tutti.


Aentropica – Stagioni asincrone

(self-released, 1 aprile 2025)

Elettronica, energia, psichedelia, new wave, post-punk tant(issim)o Franco Battiato nei testi e nelle linee vocali: questi gli ingredienti di Stagioni asincrone, il primo album degli Aentropica, duo nato durante il periodo del lockdown del 2020 e composto da Valentina Mariani e Carlo Olimpico. Lungo le dieci tracce che compongono il disco, particolarmente debitore nei confronti della musica anni ’80, ci si imbatte in una moltitudine di sonorità differenti e di testi criptici ma espressivi, che rendono Stagioni asincrone un album interessante musicalmente, nonostante linee melodiche non sempre intrecciate ottimamente con le armonie. In questo breve viaggio sonoro, si passa per brani squisitamente legati a sonorità più rock/post-punk elettronico come Il nuovo mare, Virginia e Controvento, per momenti più trip hop come Ulisse, quinta traccia dell’album, fino a brani maggiormente legati all’universo della musica folk, come Zeno. Stagioni asincrone è un album che testimonia l’amore per la musica dei suoi creatori e che, nonostante alcuni limiti, ci ricorda come la musica possa essere un tramite estremamente efficace per diffondere (e difendere) i propri ideali. [Riccardo Provasi]


Yko – Believe

(The Fact Knowers, 27 maggio 2025)

Believe è il primo disco da solista di YKO, nome d’arte di Enrico Bellotta. Si tratta di un progetto artistico costruito in oltre sei anni, da quando, nel 2019, YKO pubblica Drop in the Blow, primo singolo realizzato in solitaria, in cui già era evidente l’interesse sconfinato di YKO nei confronti della musica americana, dal gospel al blues, dal soul al country. La voce calda di Bellota nei toni bassi si avvicina come timbro all’ineguagliabile David Draiman (Disturbed), mentre nei medi è facile accostarla alla vocalità del Boss. Believe è dunque un album in cui coesistono numerosi generi, dalle ballad (con buoni arrangiamenti d’archi) come la title track e il singolo Essence, a momenti gospel come il coro di Be Like the Sun (supportata dall’americanissimo banjo e da un’americanissima linea vocale “alla Springsteen”) fino a momenti come Rocking on the Reel, caratterizzato da influenze fortemente legate al country e al rock americano. Believe presenta buone intuizioni e ottimi arrangiamenti, e se a volte rischia di finire nel cliché, per gli amanti dei generi proposti risulterà nidubbiamente un ottimo disco. [Riccardo Provasi]


Peppino – Fatto così!

(PMF Record, 17 aprile 2025)

Peppino, nome d’arte di Giuseppe Venturino, ha pubblicato il 17 aprile il suo nuovo EP, fatto così!. Reduce dall’esperienza al C.E.T. e dagli studi di filosofia, Peppino ha saputo inserire nei quattro brani proposti in questo lavoro tutte le proprie influenze musicali, attingendo all’intero panorama musicale. musica in testa, e io e cali trasmettono l’attenzione alle sonorità rock e cantautorali tipiche degli anni ’70, con chitarre graffiate e una strabordante energia. fatto così!, malinconico lamento della propria condizione interiore, è a parer mio un ottimo brano, il migliore dell’EP: fresco, ballabile, non scontato e squisitamente indie (e nel finale è impossibile non pensare al grandissimo Lucio Dalla). Il disco si chiude con synth anni ’80, dolcezza, energia e tanta malinconia, il tutto rinchiuso in le parole fra le mani, un altro brano ben scritto. Senza dubbio, fatto così! è uno dei migliori progetti che mi sia capitato di ascoltare e recensire negli ultimi tempi. [Riccardo Provasi]


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