Cólgate – Orrido / La recensione

Quando poche settimane fa i Cólgate hanno pubblicato il loro singolo d’esordio Asteria ci hanno travolti. Conoscevamo di nome la band per averla vista nelle lineup di parecchi concerti del Nord Italia negli ultimi anni, ma dal vivo ancora non avevamo avuto occasione di osservarli, e di pubblicato non c’era nulla. Quel brano tra shoegaze, post-grunge, rock alternativo ed emo con un ritornello clamoroso (e le strofe pure) ci è quindi arrivato del tutto inaspettato, con un fascino che solo la musica fresca fatta con l’anima può suscitare.
Dopo un mese di ascolti ne siamo convinti: Asteria è una delle migliori canzoni rock uscite in Italia negli ultimi dieci anni, forse anche venti. È indubbiamente il pezzo forte di Orrido, e non sorprende che sia stato scelto come primo singolo, ma il disco ha tanto da offrire nelle sue nove tracce e i Cólgate dimostrano di essere arrivati pronti alla prima grande prova come band. Del resto, il gruppo suona insieme ormai dal 2018, per cui il tempo per elaborare e affinare un capolavoro l’ha avuto tutto, ed è proprio questo ciò che è Orrido.
Nel disco si sente tutta la magia di quei debutti in cui la band è già al proprio stadio perfetto per testi e musica, più la freschezza di quattro ragazzi giovani che hanno tanto da dire al mondo. La struttura del disco è ordinata, con sei pezzi “lunghi” a coppie di due e tre “brevi” (potremmo normalmente chiamarli intermezzi ma in realtà qui la definizione non calza perché sono dei bellissimi brani anche quelli).
La prima parte dell’album è cantata in prevalenza dalla chitarrista Marta Granzotto, la cui voce -abbinata a questo sound alternative distorto e reminiscente di una trentina di anni fa- ci sembra fare un po’ l’effetto che facevano Elisa o Alanis Morissette negli anni ’90; nella seconda parte invece prevale la voce del chitarrista Andrea Zottino, più torturata e cupa, un po’ poète maudit delle campagne venete.
Il sound è sostanzialmente riassunto dalla descrizione che la band dà di sé sul proprio profilo Instagram: “whatever-gaze”. Alle band chiaramente non piace definirsi; a noi che scriviamo di musica invece piace sempre molto, per cui possiamo dire che nel whatever ci rientra tanto shoegaze ma rielaborato alla luce del rock alternativo italiano, ma senza dubbio c’è tanto grunge anni ’90 che riemerge, specialmente quando le chitarre scatenano le proprie distorsioni, ci sono momenti acustici che addolciscono l’album dandogli un tocco quasi pop, e poi una spruzzata di emo per non farsi mancare nulla (lingua dei testi a parte, Run for Cover avrebbe potuto pubblicare questo disco in un momento qualsiasi degli ultimi dieci anni, diciamo).
Siamo arrivati fin qui senza citare i Cosmetic (in parte perché l’avevamo già fatto proprio parlando di Asteria), che in realtà ci sembrano il perfetto riferimento sonoro italiano per un disco come Orrido, ma quello che possiamo augurare ai Cólgate è di avere una carriera lunga e ricca di grandi dischi come quella di Bart e soci, di cui i quattro ragazzi veneti ci paiono poter idealmente raccogliere il testimone e portarlo su nuove strade: il futuro del whatever-gaze italiano è sulle vostre spalle ora.
Per leggere tutte le nostre recensioni clicca qui.
