Gli album di marzo 2026: Tigers Jaw, Snail Mail, Sweet Pill & more

Tigers Jaw

 

A marzo quasi tutte le uscite più interessanti si sono concentrate nell’ultimissimo weekend del mese, a partire dal nuovo album dei Tigers Jaw, Lost on You, che manco a dirlo hanno sfornato un’altra gemma: ecco una piccola panoramica di quello che è uscito nel mese appena concluso!

Nell’articolo parliamo dei dischi di Tigers Jaw, Snail Mail, Sweet Pill, Free Throw, The Academy Is e Margaritas Podridas. (clicca sul nome dell’artista per andare direttamente al paragrafo relativo).

Tigers Jaw – Lost on You

Ancora una volta ci troviamo a parlare di una band che lascia passare parecchi anni tra un disco e l’altro e puntualmente tira fuori dei grandissimi lavori. Da I Won’t Care How You Remember Me, ultimo album dei Tigers Jaw, sono passati cinque anni, che nell’epoca dello streaming è un periodo di silenzio quasi inconcepibile: Lost on You però dimostra che per Ben Walsh e Brianna Collins quest’attesa è servita per affinare al meglio le undici canzoni che compongono il disco. Musicalmente non è un album che rivoluziona il sound del gruppo della Pennsylvania: i Tigers Jaw si muovono a proprio agio in una commistione di emo e indie rock che ha da sempre contraddistinto i loro brani, con una spruzzata di pop punk che si nota a tratti in brani come la title track o Light Leaks Through (quest’ultima ha anche un hook che dice “the version of the person that you miss does not exist”, che a noi emo anni 2000 sembra praticamente un rephrasing più elaborato di “my best side was your worst invention” dei Taking Back Sunday in One-Eighty by Summer). I ritornelli sono memorabili, le voci di Ben e Brianna si alternano con la solita grande naturalezza e i riff di chitarra non fanno per nulla pensare a una band che ha ormai vent’anni di attività -e sette dischi- sul groppone.


Snail Mail – Ricochet

Se Snail Mail fosse un’artista italiana, parleremmo di Ricochet come del suo “disco sanremese”. Rispetto all’indie rock leggero ma comunque retto da chitarre distorte ed energiche dei primi due dischi (si vedano Stick o Heat Wave o Valentine), per il suo terzo album la cantautrice del Maryland abbassa le distorsioni, aumenta la presenza di ballate e tracce più lente, inserisce in quasi tutti i pezzi molti arrangiamenti orchestrali. Sarebbe facile spiegare questa scelta con il tema dell’album, che racconta l’idillio amoroso -e anche piuttosto pubblicizzato- tra Lindsey ed Etta Friedman delle Momma; e forse è proprio questa la ragione principale del sound più intimo e spensierato di Ricochet. Ma a otto anni di distanza dal disco d’esordio (e a cinque dal precedente, Valentine, che ricalcava in buona parte il sound del primo), possiamo anche pensare che Lindsey abbia voluto evolvere le proprie sonorità, sperimentare brani meno tristi, facendo meno leva sulla “teen angst” e sul cantato un po’ imbronciato che caratterizzavano i primi lavori. Ricochet è un disco che sembra prendere molta più ispirazione che in passato dal rock alternativo anni ’90, con brani come My Maker che sarebbero potuti entrare di diritto nella colonna sonora di qualche telefilm di fine millennio. E forse nemmeno questo è un caso, anche alla luce della relazione citata poco sopra: Ricochet è un disco prodotto da Aron Kobayashi Ritch, che è anche membro (e produttore) delle Momma, le cui influenze ‘90s sono evidenti in ogni pezzo uscito finora.


Sweet Pill – Still There’s a Glow

Non sappiamo cosa sia successo in casa Sweet Pill di così grave da costringerli ad annullare tutte le date previste per il prossimo futuro (compresa l’apparizione all’edizione italiana dello Slam Dunk del 1° giugno) mentre erano nel bel mezzo di un tour americano, ma non possiamo che augurare il meglio a questi ragazzi, tanto più che Still There’s a Glow è uno dei dischi emo più promettenti degli ultimi cinque anni e avrebbe tutto il potenziale per essere ancora considerato fra i dischi più importanti del decennio -meriterebbe quindi di essere portato in giro come si deve il più possibile. L’album è il secondo in studio per Zayna Youssef e compagni, il primo per Hopeless Records, e vede sonorità emo influenzate dall’hardcore, senza comunque risultare mai troppo aggressivo e puntando indubbiamente più sulla parte melodica del cantato e delle chitarre. Il risultato sembra un po’ un insieme di gruppi come Adventures, primi Basement, Tiny Moving Parts e Free Throw; alcuni singoli come Slow Burn, Smoke Screen e Sunblind restano anche impressi facilmente, cosa non scontata con questo tipo di sonorità spesso più incentrate sulla musica che sul ritornello orecchiabile.


Free Throw – Moments Before the Wind

A tre anni da Lessons That We Swear to Keep, i Free Throw tornano con un nuovo disco, già il sesto per una band che in ambito emo non è mai riuscita a superare la fase della popolarità di nicchia, pur avendo influenzato non poco una serie di gruppi venuti dopo di loro, in termini di sound ma anche di “coaching” portandosi spesso in tour. Alcune canzoni di questo Moments Before the Wind (vedi The Need for a Post-Credits Scene) sembrano prese direttamente da un disco degli Hot Mulligan, che comunque a loro volta hanno pescato a piene mani dal sound dei Free Throw [meme degli Spiderman che si indicano a vicenda]. Il nuovo album comunque non sembra in grado di far fare il tanto atteso (e anche meritato, a questo punto) salto di popolarità alla band, non fosse altro che per il fatto che suona molto simile ai precedenti – e se non ci sono riusciti con quelli… la qualità resta sempre molto alta, con un emo influenzato dal pop punk, ritmi veloci, melodie orecchiabili e tanta energia. Manca forse il singolone alla Two Beers In / Randy I Am the Liquor.


The Academy Is… – Almost There

Nel 2022, undici anni dopo lo scioglimento, i The Academy Is… annunciavano di essere tornati insieme: negli anni successivi sono arrivate alcune presenze nei festival di richiamo del mondo alternative (come il Riot Fest di Chicago e lo Slam Dunk in UK), e un tour celebrativo dei vent’anni dell’iconico disco d’esordio Almost Here. Il 2026 vede l’uscita di un nuovo album per William Beckett e compagni, non a caso intitolato Almost There, a diciotto anni dall’ultimo disco Fast Times at Barrington High. Il richiamo al primo disco è esplicito e voluto, ma ascoltando il nuovo album ci si rende conto che si tratta di un richiamo solo nominale: lontano dall’emo/pop punk leggero ma veloce di quell’album, Almost There è un disco pop rock tranquillo ed estivo, dalle vibe acustiche quasi da spiaggia californiana (posto che la band viene dall’Illinois); sicuramente un sound che riflette i (tanti) anni passati per Beckett e per la band, una maturità e un nuovo modo di approcciarsi alla vita e alla musica. In un periodo di “rievocazioni storiche” in cui tanti gruppi cercano di cavalcare la nostalgia per i 2000s, ormai ampiamente considerati di nuovo cool, riproponendo in toto il proprio sound delle origini, la scelta dei The Academy Is… appare in controtendenza e coraggiosa; certo, per i fan del gruppo queste sonorità potrebbero risultare quantomeno inusuali, se non direttamente mosce.


Margaritas Podridas – Metales pesados

Per il loro terzo album Metales pesados, i Margaritas Podridas hanno firmato con Hopeless Records (che ultimamente ha fatto più di qualche sconfinamento a sud del confine USA-Messico) e hanno fatto un nuovo cambio di stile: se l’ultimo album self-titled del 2021 aveva spiccate tendenze shoegaze, qui la band accelera notevolmente i ritmi e punta tutto sull’aggressività e sulla ruvidezza, con un “noise punk” (così lo definisce il gruppo messicano) influenzato dall’hardcore e dal grunge anni ’90. Voce metallica e spesso graffiata, registrazione sporca per dare la sensazione di “underground”, testi che parlano di rivalsa personale e libertà, spesso con una certa dose di violenza (si veda l’ultima traccia, Sierra). Tutto questo ovviamente in spagnolo.


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