The Neverending Third Act of a Dream: intervista a Hesanobody

 

Con The Neverending Third Act of a Dream, Hesanobody porta l’ascoltatore in un viaggio emotivo stratificato, sospeso tra pop, elettronica e suggestioni rock. L’album racconta uno spazio in continuo divenire, dove le tracce dialogano tra loro e con il passato dell’artista, creando una sorta di universo sonoro che evolve costantemente. In questa intervista, Hesanobody approfondisce il significato del titolo, la costruzione del sound, il ruolo della voce e la continuità tra i brani, offrendo uno sguardo sulle scelte creative e sulle prospettive future.

Il titolo The Neverending Third Act of a Dream suggerisce un percorso in corso, quasi infinito. Cosa rappresenta per te questo “terzo atto” e come dialoga con il tuo percorso precedente?
Rappresenta qualcosa da chiudere, qualcosa da aprire, qualcosa da esplorare. Il terzo atto è un contenitore di storie e di possibilità, di diramazioni potenzialmente infinite. Prosegue e si confronta con tutta la mia produzione passata, citandola a volte in modo esplicito. Per esempio interpolando brani come Can You Feel the Sun?, il mio primissimo singolo, in NeverendingEverlasting, oppure Mixtape, dal mio primo EP, in How Could I Not.

Il disco ha avuto una gestazione molto lunga e il contributo di numerosi collaboratori. Come sei riuscito a mantenere la tua voce artistica coerente in un progetto così stratificato?
Credo sia stato possibile perché, fin dall’inizio, avevo le idee molto chiare sul risultato finale. Lungo il percorso ho trovato persone che hanno sposato pienamente questa visione, potenziandola senza snaturarla. C’è stato ampio spazio per improvvisazioni, deviazioni e sorprese, ma sempre tenendo bene a mente il mondo attorno a cui le canzoni avrebbero dovuto orbitare.

Molte tracce oscillano tra pop, elettronica e suggestioni rock. Quali sono state le tue principali influenze musicali durante la scrittura dell’album e come le hai integrate nel tuo sound?
Le influenze sono state molto variegate e a volte anche contrastanti, e forse non sempre riconoscibili nel risultato finale. Tra quelle che più mi hanno ispirato durante la scrittura ci sono l’ultimo David Bowie di Blackstar, il Kanye West di The Life of Pablo e Donda, Joe Hisaishi, Ólafur Arnalds, Jai Paul, Bon Iver, James Blake, Lorde, Thom Yorke e gli U2. Potrei continuare a lungo, ma direi che c’è un po’ di tutto ciò che amo ascoltare abitualmente.

La tua voce è spesso al centro del disco, fragile e sospesa, quasi a raccontare emozioni interiori. Quanto è stato importante per te far emergere questo lato intimista rispetto a un approccio più immediato o radiofonico?
Nonostante possa sembrare il contrario, ho cercato di essere il più possibile senza filtri, in balia del sogno, dell’incubo e dei momenti fugaci di veglia. La voce doveva abitare i brani, lasciarsi travolgere senza dettare la linea. Calandomi in una parte così disarmata, era inevitabile che emergesse un lato intimo e vulnerabile.

Alcuni singoli come Pure già anticipavano atmosfere e temi dell’album. Ci sono state tracce che hanno cambiato significato o forma durante il processo di registrazione?
Il brano che ha subito più cambiamenti durante il processo è stato probabilmente A Song You Might Like. Partito come una ballad piano e voce, si è trasformato in un pezzo da club, per poi evolversi progressivamente in qualcosa di più complesso e frammentato, inglobando gli elementi che sarebbero diventati fondamentali per l’intero disco. Da un punto di vista narrativo, alcuni brani continuano ancora oggi a restituirmi significati diversi e nuove sfumature, anche dopo la pubblicazione.

Guardando al futuro, come immagini l’evoluzione della tua musica dopo The Neverending Third Act of a Dream? Ci sono nuove direzioni sonore o concettuali che vuoi esplorare?
Ho già una decina di brani nuovi, iniziati durante le fasi finali della produzione dell’album. Alcuni hanno una direzione sonora molto definita e diversa dal passato, altri proseguono spunti nati con The Neverending Third Act of a Dream, mentre altri ancora restano aperti a più possibilità. Sono in una fase in cui sto decidendo come organizzarli, ma credo che la pubblicazione di nuova musica sarà questa volta molto più veloce.

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