Hesanobody: The Neverending Third Act of a Dream, ambizione e introspezione in un debutto complesso

 

Con The Neverending Third Act of a Dream, Hesanobody (alias Gaetano Dino Chirico) affronta il suo primo vero album con l’ambizione di chiudere un cerchio iniziato nel 2018 con una serie di EP che lo hanno introdotto nell’alt-pop italiano. Questa nuova pubblicazione è il culmine di anni di lavoro tra Milano, Reggio Calabria e Matera, e matura sotto l’influenza di una varietà di collaboratori e produttori.

Il titolo stesso, The Neverending Third Act of a Dream, diventa una metafora del progetto: un atto finale che sembra non voler davvero concludersi, un luogo mentale più che narrativo, un sogno da cui è difficile svegliarsi. Quest’ambizione è evidente nella lunga gestazione del disco, nella quale Hesanobody ha scritto, scartato e riscritto, cercando di catturare materiali sfuggenti e atmosfere in bilico tra fragilità e intensità.

L’album si muove su un terreno sonoro che mescola pop contemporaneo, elettronica, rock di riferimento e songwriting sensibile, con una produzione curata che utilizza archi, beat elettronici e arrangiamenti che cercano di evocare immaginari interiori. La voce di Hesanobody è al centro, quasi come un narratore che osserva scenari emotivi in gran parte interiori e non sempre risolti.

Tuttavia, se da un lato l’intento è alto (un viaggio interiore tra attese, desideri e nostalgie) dall’altro The Neverending Third Act of a Dream soffre talvolta di una mancanza di focus tematico ben definito. Tra paesaggi sonori evocativi e momenti più intensi, la coesione tra le tracce non sempre risulta forte: piuttosto che raccontare una storia lineare, il disco procede per impressioni, immagini e sensazioni che possono risultare affascinanti ma anche difficili da seguire.

Alcuni brani, in particolare quelli già pubblicati come singoli, come Pure, mostrano il potenziale emotivo dell’album: Pure è un inno al presente e alla luce che filtra tra le pieghe della realtà quotidiana, un momento di bellezza che illumina il resto del lavoro. Tuttavia, non tutti i momenti raggiungono la stessa lucidità, e il risultato è una sorta di patchwork di idee potenti ma talvolta non completamente integrate.

La presenza di produzioni di alto livello e di collaborazioni con nomi affermati conferisce all’album una solida qualità tecnica, ma non sempre traduce questa qualità in un linguaggio interpretabile con immediatezza. Le atmosfere eteree e i riferimenti cinematografici sono spesso efficaci, ma perdono un po’ di forza quando non supportati da una narrazione più incisiva.

The Neverending Third Act of a Dream è un album di grande ambizione e ricchezza di dettagli, che va ascoltato con calma e apertura mentale. Mostra un artista in piena evoluzione, desideroso di esplorare territori interiori complessi, ma al tempo stesso rivela i limiti di un progetto che fatica a cristallizzare tutte le sue idee in un discorso unitario. È un’opera che si gusta più come esperienza di introspezione che come sequenza di canzoni perfettamente riconoscibili, e per questo può risultare tanto intrigante quanto irrisolta.

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