Gli album di novembre 2024: Poppy, State Champs, Tiny Moving Parts & more

Poppy – Negative Spaces
Se fino a un recente passato un cambio di genere musicale era visto come una delle mosse più azzardate per un artista, oggigiorno gli artisti hanno bene o male la libertà di fare tutto e il contrario di tutto. Poppy ad esempio è passata dalla musica heavy a un disco synthpop/EDM come Zig, uscito giusto un annetto fa. E adesso si ributta in pieno sul metal con questo Negative Spaces, che è anzi il disco più estremo della sua carriera. Molti dei brani contengono scream che farebbero invidia ai più stimati frontman della scena metalcore, segno che la collaborazione spaziale con i Knocked Loose di qualche mese fa era solo il preludio a quanto stava per arrivare. Il disco lascia comunque spazio anche a brani più tranquillamente post-hardcore con prevalenza di cantato pulito e sonorità che si avvicinano a Spiritbox e Bring Me the Horizon, e non è un caso che alla produzione ci sia proprio l’ex BMTH Jordan Fish.
State Champs – State Champs
Nello scorso decennio sono stati i capifila dell’ondata pop punk insieme ai Neck Deep e ai The Story So Far. In questo decennio hanno provato a proclamarsi “kings of the new age” ma non ha funzionato particolarmente, e allora sul loro quinto album gli State Champs tornano appieno al loro classico sound che li ha portati al successo. Il disco, self-titled, suona come una sorta di summa di tutto quello che erano The Finer Things e Around the World and Back, magari senza avere la stessa forza dirompente e innovativa ma facendo sicuramente contento più di un fan.
Tiny Moving Parts – Deep in the Blue
Il loro momento di fama nella scena emo/pop punk è passato, ma i Tiny Moving Parts proseguono imperterriti con l’eterno sorriso a 36 denti del frontman Dylan Mattheisen. Deep in the Blue è già il loro nono album, e la band non cambia nemmeno una virgola del proprio sound storico: emo movimentato e vivace, testi strappalacrime cantati con un pathos a metà fra il gioioso e il disperato, tecnicismi alla chitarra. Il disco suona identico all’ultimo album del 2022, o a quello precedente, o a quello prima ancora. E non lo diciamo certo come critica: invece di provare a inseguire “il sound del momento”, i Tiny restano fedeli a sé stessi e a quello che evidentemente gli piace fare.
Planes Mistaken for Stars – Do You Still Love Me?
Il primo album in otto anni, e secondo album in diciotto anni, dei Planes Mistaken for Stars potrebbe essere anche l’album conclusivo della carriera. Si tratta infatti delle ultime registrazioni del cantante Gared O’Donnell, scomparso nel 2021 a causa di un tumore all’esofago. Anche per questo sembra quasi surreale ascoltare questi brani energici e passionalmente intensi. Il genere è un hardcore metallico che pesca dall’emo delle origini, con riff pesanti, muro di suono in praticamente tutti i brani, e i vocals camuffati bassi nel mix. Se questo disco è il testamento dei PMFS, il lascito rende assolutamente onore e giustizia a una carriera influente e pluriventennale (ricordiamo, tra le altre cose, che sono la band da una cui canzone i Funeral for a Friend hanno preso il nome).
Make Them Suffer – Make Them Suffer
Anche i Make Them Suffer cadono nella tentazione di fare un album self-titled che non sia quello d’esordio. Per la precisione, anzi, nel caso del gruppo australiano si tratta del quinto album, nonché primo per Sharptone Records dopo l’addio a Rise. Per una volta sembra però che l’album self-titled non abbia portato con sé una mancanza di idee e di energie. Tutto il contrario: i Make Them Suffer suonano più potenti e heavy che mai, con il loro metalcore vicino al deathcore solo occasionalmente addolcito dai vocals femminili di Alex Reade, e qualche inserto simil-techno che fa grandi throwback al 2011. Il resto è un tripudio di scream, growl, breakdown e riff su cui fare headbanging.
Koyo – Mile a Minute
Dopo aver conquistato il podio dei migliori album del 2023 grazie a Would You Miss It?, con Mile a Minute i Koyo ci regalano una piccola perla di EP. Il lavoro della band di Long Island si compone di tre brani: una versione acustica (“deluxe”) del singolo Ten Digits Away pubblicato nel 2022; una rivisitazione, sempre acustica, del brano I Might Not contenuto in Would You Miss It? e ribattezzato I Might Not Get Through All of This; il brano eponimo dell’EP, che torna sui giri canonici del gruppo del melodic hardcore con venature emo. Sentire una band della scena HC calare i toni senza per questo esaurire la carica dirompente delle canzoni – e anzi accrescerne quella emotiva – è sempre una benedizione e i Koyo non si sottraggono a questo regalo di Natale anticipato. [Simone De Lorenzi]
Zebrahead – I
Dopo III e II, si conclude il conto alla rovescia degli Zebrahead a suon di EP, naturalmente con un lavoro intitolato I. La storica band punk su quest’uscita sperimenta con sonorità parecchio heavy, avvicinando spesso il post-hardcore ma non disdegnando qualche puntata addirittura nel nu metal di inizio 2000. Gli EP sono per natura fatti anche per sperimentare, ma questo tentativo del gruppo americano ci sembra parecchio intrigante, specialmente per una band attiva da così tanto tempo.
In Her Own Words – Left in the Dark
Nuovo EP per gli In Her Own Words, che due anni dopo l’album Distance or Decay propone sette tracce che alla fin fine non si discostano da quanto ci hanno fatto conoscere. Lo stile ricorda molto quello dei fu Sleep On It, un pop punk molto catchy e nei dintorni dell’alternative rock piuttosto che dell’easycore. L’effetto che Left in the Dark provoca all’ascolto è simile a quello del self titled degli State Champs: funziona, è anzi un ottimo lavoro, ma senza produrre nulla di memorabile. [Simone De Lorenzi]
Thank – I Have a Physical Body That Can Be Harmed
Entrati di recente nel roster di Big Scary Monsters, i Thank sono al terzo album della carriera e propongono un noise rock euforico e dissonante, a volte contornato da stonate raccapriccianti (che noi ovviamente adoriamo, come avevamo avuto modo di rimarcare in passato). Non mancano qualche pezzo più ascoltabile, come Woke Frasier o Do It Badly, l’ironia sociale e politica, e sicuramente l’energia. Dal vivo devono essere irresistibili.
Anthony Raneri – Everyday Royalty
In parallelo al suo incredibile lavoro con i Bayside, Anthony Raneri di tanto in tanto ci regala qualche chicca da solista, come questo EP intitolato Everyday Royalty. Sono sette brani (quindi un lungo EP, per così dire) che pendono principalmente dalla parte della ballad; pezzi acustici o quasi, dove a prevalere è la bella voce di Anthony, ma che hanno assolutamente tutto il potenziale per poter fare bene anche in radio; non per nulla uno dei pezzi è una collaborazione con il noto produttore Sam Tinnesz. Nessuno di noi aveva alcun dubbio sulle capacità di Anthony come compositore di canzoni, anche perché basta ascoltarsi un disco a caso dei Bayside, ma questo EP più acustico e senza il sound full band alle spalle conferma ancora una volta il talento innato dell’artista del Queens.
happydaze – A Brand New Day
Dal loro esordio nel 2022 con l’EP Underground Summer Sound avevamo scommesso sugli happydaze come una delle band destinate a fare belle cose. Lo scorso anno ci avevano un po’ convinto e un po’ meno in Full Free Radical e anche il nuovo lavoro A Brand New Day tende a seguire lo stesso tracciato. Sicuramente il gruppo ha trovato un proprio stile – oscillando tra un alternative rock più onirico, complici le influenze synth ed elettroniche, e un pop punk che in certi passaggi è fin troppo debitore della carovana Neck Deep –, ma fatica a costruire qualcosa di memorabile. A Brand New Day si ascolta molto volentieri, ma continuiamo ad aspettarci qualcosa in più. [Simone De Lorenzi]
K. Soto – Your Love Is Conditional
Dopo quindici anni di militanza come frontman della band emo di culto Seahaven, Kyle Soto pubblica il suo primo album solista sotto il nome K. Soto, con cui aveva già dato alle stampe un EP nel 2018. I sette brani che compongono Your Love Is Conditional sono tutti ballate downbeat, assolutamente lontani dall’intensità sonora che caratterizza i lavori dei Seahaven, ma non affatto privi di intensità emotiva. Si potrebbe quasi vedere questo disco come una sorta di “laidback, acoustic Seahaven”, canzoni per una spiaggia invernale e un po’ triste.
Stateside – Songs to Remember You By
Quando Pure Noise smetterà di buttare fuori roba buona chiamateci, perché non ci crederemo. Songs to Remember You By è il nuovo EP dei giovani Stateside, band californiana che in questo lavoro trova una quadra perfetta tra pop punk e hardcore, unendo la leggerezza del primo con la concretezza del secondo: un po’ come i compagni di etichetta Koyo, ma meno emo e più skate. Un melodic HC che trasuda tavole da surf e rampe da skate da ogni poro per tre brani da gustare tutti di fila. [Simone De Lorenzi]
Thoughts on Bowling – tripping over the foul line
EP sulla brevissima distanza per i cosplay degli American Football, che non senza una punta d’ironia si chiamano Thoughts on Bowling. Band dell’Arkansas appena all’esordio, che grazie ai social sta racimolando più di 80mila ascoltatori mensili, il trio risponde perfettamente, e forse volutamente, al meme dei whiny white dudes che fanno Midwest emo: basta sentire l’intro parlata di dude, benson is gonna be so pissed! o soffermarsi sul testo di Cavity (“Tuo padre è il mio dentista, tu sei la mia carie”). E come gran parte della meme music – Jarrod Alonge docet –, naturalmente è fatta benissimo. [Simone De Lorenzi]
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