Marchettini, Maronna, Le Feste Antonacci: le recensioni dei singoli italiani

Marchettini
Marchettini – Strana felicità

Strana felicità è il nuovo singolo di Marchettini, cantautore urban che rinnova la sua collaborazione con il produttore Humble. Un nuovo capitolo che segue il singolo Luna. Un brano pop essenziale, dove l’arrangiamento minimale si apre sul ritornello che è una dichiarazione d’amore all’unicità, a quella diversità che ci attrae perché sconosciuta, con le sue ombre e le sue complessità. Un regalo che Marchettini fa a noi ascoltatori ma anche a un’altra persona, quella che nel brano impara a conoscere e ad amare. Imperdibile.

La Ragione del 18 – Dafne

Nuovo singolo per La Ragione del 18, che qualche mese fa ci aveva fatto ascoltare Rubik. Dafne è un singolo molto più incentrato sui synth, che qui giocano effettivamente la parte del leone mettendo in secondo piano le chitarre e la batteria, con le prime in particolare a cui quasi non si fa neanche caso. Il risultato è una canzone molto pop e orecchiabile, ma anche caratterizzata da una certa malinconia di fondo che la rende adatta sia per i momenti un po’ tristi della nostra vita, sia per quelli dove siamo abbastanza allegri ma senza sprizzare gioia. Strumentalmente non ci dispiace affatto nonostante l’approccio differente rispetto a quanto udito in precedenza.

Le Rivolte – Bevi responsabilmente

Bevi responsabilmente. A prima vista una campagna di sensibilizzazione, ma ascoltando il brano si capta il significato ironico del titolo: “Bevi responsabilmente / E muori un po’ più lentamente” cantano Le Rivolte, band formata fra gli altri da Lorenzo Cilembrini meglio noto come Il Cile. Li avevamo conosciuti con il loro singolo d’esordio Bromuro lo scorso febbraio, e li ritroviamo ora con questo brano che è sostanzialmente un elenco di cocktail, liquori e alcolici con improbabili ma divertenti rime. L’intento del brano è giocoso, ma in fondo ci sta anche dicendo di goderci la vita senza pensare eccessivamente a preservarci per un futuro che magari nemmeno arriverà. Apprezzabile l’andamento rock del brano, fastidioso (ma appositamente tale) l’autotune a palla in certe parti del pezzo. In fondo è un brano in cui ci si diverte (responsabilmente).

Skeeg – Brutta abitudine

Si ripresenta sulle scene musicali Skeeg, artista classe 2000 di Casale Monferrato che lo scorso anno non aveva pubblicato alcun singolo dopo i primi brani del 2020. Brutta abitudine è il titolo del suo nuovo pezzo, che fa naturalmente riferimento a una storia d’amore travagliata, una “brutta abitudine di cui non so più fare a meno” come dice il ritornello. Si tratta di un brano essenzialmente rappato ma su una base strumentale alla chitarra quasi R&B, che alla fin fine risulta anche la caratteristica più peculiare della canzone e quello che maggiormente ci piace di questo pezzo.

White Ear & Femmina – Drowsy Dream

Sonorità minimali e ritmi sincopati, per un brano elettronico che vuole in parte essere sperimentale e in parte aprirsi ad approcci più pop e accessibili. Due tendenze che non spingono il brano in direzioni inconciliabili, ma al contrario si completano creando un ascolto immersivo e completo nel giro di solito tre minuti e trenta secondi. Buona la prova scaturita dalla collaborazione di White Ear e Femmina, che viene descritta come “un sogno ad occhi aperti, soporifero, guidato dall’illusione di poter avere tutto ovunque in qualsiasi momento, di essere in contatto col mondo intero”.

Alessandro Emme – Ladra maledetta

Ad Alessandro Emme piacciono i titoli forti: dopo l’esordio da solista con Si fotta la libertà, l’artista carrarese si ripresenta con un nuovo brano chiamato Ladra maledetta, sempre per l’etichetta Musicantiere. Anche su questo singolo si sentono chiaramente le influenze hard rock e heavy che Alessandro si porta dietro dalla sua lunga esperienza in band negli scorsi vent’anni, anche se il suo rock smorza leggermente i toni e le distorsioni in favore di un approccio maggiormente melodico, senza comunque rinunciare all’energia e alla carica: quando nel ritornello l’artista esplode nel suo “ladra maledetta!”, col cantato graffiato che lo contraddistingue, si percepisce tutta la rabbia che il brano racchiude, tanto che quasi avremmo voluto sentire un arrangiamento ancora più spinto e pestato. Molto apprezzabili anche le strofe in cui compaiono insospettabili echi di Vasco Rossi e Luca Carboni.

Beca – Shelley

Precisiamo subito che lo Shelley di cui nel titolo del nuovo singolo di Beca è Percy Bysshe, e non la moglie Mary. Nello specifico, il riferimento di partenza è che la canzone prende spunto dal bar Shelley, il locale frequentato per tutta l’adolescenza da Beca, ma poi ovviamente il brano gioca con una serie di riferimenti legati tanto al pub e ai suoi riti “quotidiani”, quanto al poeta inglese e al suo naufragio sulle coste di Viareggio. Il tutto su un vivace e frizzante brano alla chitarra, un po’ pop, un po’ indie e un po’ cantautorale; ben cantato, ben scritto, ben suonato e simpatico e con riferimenti culturali di buon livello: il brano di Beca è approvato su tutti i fronti.

Erasmo – Influencer

Sant’Erasmo, noto anche come Sant’Elmo (quello del “fuoco”), fu un martire cristiano morto a Formia, città alla quale il suo nome è stato poi indissolubilmente legato. Se si toglie il “santo” resta solo Erasmo, un ragazzo di ventitré anni proveniente dalla Puglia che esordisce con un brano intitolato Influencer, abbastanza lontano dal martirio del santo antico. La sua è una canzone molto lunga per gli standard odierni, con ben cinque minuti di lunghezza e un sound che prende spunto tanto dall’hip hop -per i vocals decisamente rappati e di ironia social(e)- quanto dal rock ‘n roll -per il sound trascinato dalle chitarre. Il cantato un po’ strascinato del ritornello può risultare un po’ difficoltoso da digerire, ma a livello di sound la canzone funziona bene e fila, fino al quinto minuto.

Fast – Si vive per amare

Fast è Stefano Faggioni, artista che quest’anno ha già pubblicato un po’ di singoli fra cui l’ultimo Sono io lo scorso giugno. Si vive per amare è la sua nuova proposta, ed è un brano synthpop ai limiti dell’EDM che vuole indubbiamente porsi come singolo estivo, ideale per le spiagge e le discoteche in riva al mare. A dire il vero il cantato di Fast è piuttosto graffiato, il che stride un pochino con il sound del brano, ma sono soprattutto le linee vocali a gettare scompiglio nell’ascoltatore, dato che Fast finisce continuamente fuori metrica, con un effetto che diventa ben poco ascoltabile specialmente nel ritornello. Per essere una hit estiva probabilmente a questo pezzo manca proprio l’elemento della melodia facile e immediata.

Le Feste Antonacci – La vita fa schifo

Prendete il concetto di “rock opera” -cioè più o meno quello che hanno fatto i Queen su Bohemian Rhapsody- che condensa in una manciata di minuti una serie piuttosto epicheggiante di passaggi e stili molto differenti fra loro; come testo però metteteci un’unica frase -“la vita fa schifo“- ripetuta allo sfinimento in ogni possibile modo e intonazione. È quanto hanno fatto Le Feste Antonacci sul loro nuovo singolo, chiamato appunto La vita fa schifo, un brano che non sapremmo se definire geniale, demenziale, accattivante, cringe o tremendo, e forse è un po’ tutte queste cose contemporaneamente. Il consiglio urgente è quello di premere play e decidere voi che farne di questa canzone. Comunque averne di band che si inventano cose!

Gospel – Revolver

Un energico riff di chitarra ci introduce a Revolver, il nuovo singolo dei Gospel che arriva a ben cinque anni di distanza dall’album d’esordio self-titled. La canzone parte dalla riflessione che “ognuno di noi ha delle questioni irrisolte e, a volte, si pensa che l’unico modo per uscirne sia quello di mollare tutto. [Revolver] parla di questa situazione con una vena ironica, perché è sempre meglio non prendersi troppo sul serio, soprattutto quando si parla di Revolver”. Il riff iniziale di chitarra costituisce l’ossatura della canzone, su cui si aggiungono vocals a dire la verità un po’ spenti e non certo troppo energici, ritornello compreso. Il brano è ascoltabile e melodico, ma sembra mancare la carica che dovrebbe essere alla base di una buona canzone rock.

Luca Annoni – Riflessi

A un paio d’anni di distanza dall’album Per ogni linea di contorno, il cantautore brianzolo Luca Annoni torna con un nuovo brano intitolato Riflessi, un pezzo che invita a riflettere su “come gli errori e i guai del passato possano avere anche dei risvolti positivi”. Lo fa su un sound pop rock piuttosto anthemico, quasi da stadio nel suo incedere, grazie anche alla batteria molto presente e potente -nei limiti del possibile visto il genere. Anche il ritornello è indubbiamente catchy e d’impatto immediato, con un notevole potenziale radiofonico (magari con un radio edit, vista la durata poco radio-friendly), di playlist e di qualunque cosa certifichi il successo al giorno d’oggi. Immaginatevi i Pinguini Tattici Nucleari ma con un brano e un testo non fastidiosi. Per noi merita palcoscenici più grandi.

Maronna – La chitarra

Sembra fitting che un brano intitolato La chitarra si apra con un bel giro di chitarra acustica. È quanto succede nel nuovo singolo di Maronna, che abbiamo visto alcune settimane fa sul suo brano Deja vu, anticipazione, così come questa traccia, del suo album di debutto in arrivo dopo l’estate. Il bel giro di chitarra di cui si parlava all’inizio prosegue poi sostenendo strumentalmente il brano intero, ma a dire il vero passa abbastanza in secondo piano tra il giro di basso un po’ funky e il beat rumoroso e ritmato del ritornello, che trasforma La chitarra (intesa come la canzone) in un pezzo estivo e danzereccio, che strizza l’occhiolino alla dance ma senza introdurre troppi synth. Meno pop di Deja vu, ma probabilmente più adatto per essere ascoltato nella stagione delle spiagge.

Pianista Indie – Aranzulla

Aranzulla è il nuovo singolo di Pianista Indie, un nuovo ennesimo capitolo di un percorso lunghissimo che speriamo davvero ci porterà a un nuovo album. La particolarità e mistero di questo progetto è quello di regalarci singoli continui singoli, che sentiamo avere un contesto più grande che non vediamo l’ora di scoprire. Qui, tra (poco) velate citazioni e nomi e cognomi dichiarati, l’artista ci regala una fotografia impietosa ma assolutamente realistica del periodo in corso, dove pare che una certa china sia irreversibile tra economie precarie, sentimenti precari, passioni precarie, sogni (da non confondere con i desideri), praticamente inesistenti. Indie-pop pessimista che non poteva suonare meglio di così.


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