Gli album del mese: Have Mercy, Broadside, Quercia & more

Have Mercy Numb

Have Mercy – Numb

(Rude Records, 8 dicembre 2023)

Gli Have Mercy avevano animato da protagonisti la scena emo degli anni 2010, poi nel 2017 la band era diventata improvvisamente il progetto solista di Brian Swindle, fino a che l’artista non ha deciso nel 2020 di appendere gli strumenti al chiodo. Sembrava la fine, e invece un paio d’anni dopo il gruppo si è riformato, con tutti i membri che avevano abbandonato nel 2017. Lo scorso anno è uscito un bell’EP self-titled, e ora il quinto album full length, Numb, certifica appieno il ritorno della band. Il sound non è cambiato molto rispetto ai giorni d’oro: siamo sull’emo 2010s, con chitarre intense, vocals appassionati e sofferti e un velo di tristezza disperata su ogni singolo brano della tracklist. Ci sono alcune vere e proprie hit (Alive e Middle su tutte, ma occhio anche alla notevole ballad Big Surprise), altri brani che invece scorrono un po’ impalpabili, ma nel complesso Numb è un altro ottimo disco per il gruppo del Maryland. Se solo questo periodo dell’emo andasse ancora di moda…


Broadside – Hotel Bleu

(Sharptone Records, 10 novembre 2023)

Reduci dalla grande ondata pop punk degli anni 2010, di cui sono stati parte importante anche se non hanno mai davvero sfondato come altri gruppi coevi, i Broadside si reinventano per il loro quarto album, Hotel Bleu, fuori per Sharptone Records. La band decide infatti di perseguire sonorità più upbeat, leggerine e prese bene rispetto ai precedenti dischi più oscuri e intensi, in particolare Into the Raging Sea del 2020. Abbiamo così un pop punk/alternative rock con inserti di synth, che si trasforma a tratti in un pop rock diretto alla The Band Camino o The Maine (vedi canzoni come Don’t Lose Faith, Cruel o Lucid). I ritmi sono per lo più ballabili, i brani piuttosto catchy, anche se nessuna delle undici tracce sembra davvero avere le potenzialità per fare il colpaccio: resta quindi un buon disco con tanti pezzi gradevoli ma che fatichiamo a immaginare possa lasciare un segno indelebile.


Lonely the Brave – What We Do to Feel

(Easy Life Records, 10 novembre 2023)

Sono in giro ormai da parecchi anni i Lonely the Brave, band che avevamo conosciuto in un lontano 2015 a un concerto dei Silverstein in Germania dove loro facevano da opener insieme agli onnipresenti As It Is. Il ricordo che abbiamo del gruppo, a livello musicale, è pressappoco confermato da questo nuovo album intitolato What We Do to Feel, il quarto della discografia della band. Il gruppo propone infatti quello che di base è alternative rock, ma molto influenzato dal post-hardcore come si può sentire nelle chitarre intense e aggressive, e con una tendenza all’epicità e alla drammaticità, come invece si può sentire nel cantato e nel bell’arrangiamento di archi che contraddistingue quasi ogni traccia del disco. Alcuni brani sono effettivamente molto intensi, mentre in altri l’intensità si spegne un pochino anche se si sente che la band cerca di mantenere alta la carica emotiva (vedi pezzi come Our Sketch Out o In the Well). Nel complesso la sensazione è che questo sia un disco meritevole e appassionato, ma che potrebbe fare un po’ fatica a fare davvero breccia nei cuori di tanti appassionati.


The Sleeping Souls – Before the World Starts Burning

(Xtra Mile Recordings, 24 novembre 2023)

I The Sleeping Souls sono la band di supporto di Frank Turner, un po’ come la E Street Band lo è di Bruce Springsteen per intenderci. Da qualche mese però la band ha preso vita propria e si è messa a pubblicare canzoni originali; ora arriva anche il disco d’esordio per questo gruppo che possiamo a tutti gli effetti considerare ormai scafato. Le anime dormienti propongono dodici brani di un alternative rock occasionalmente sporcato di punk rock, ma il vero focus del progetto sembrano essere i brani lenti: sul disco ne troviamo addirittura sei, comprese quattro ballad acustiche; francamente ci sembra un po’ troppo per un disco di base rock. A questo uniamo il fatto che anche dove i The Sleeping Souls accelerano i ritmi, troviamo brani gradevoli all’ascolto ma che non lasciano mai davvero il segno, e Before the World Starts Burning resta così un disco un pochino spento, che non fa breccia e non smuove gli animi. Dalla band spalla di Frank Turner forse ci saremmo aspettati qualcosa in più.


The Last Confidence – 10 Years

(self-released, 29 novembre 2023)

10 Years, ovvero gli anni di attività dei The Last Confidence, una delle band pop punk/punk rock che più si sono fatte il cosiddetto mazzo nell’ultimo decennio in Italia, suonando ovunque, pubblicando tanta musica di qualità e portando del bene nella scena. Il gruppo bergamasco celebra il proprio primo decennale con questo disco che è quasi una raccolta, considerando che ci sono dentro anche un paio di pezzi pre-covid come Fusorario e L’ultima confidenza, qui in versione rimasterizzata per l’occasione. Ci sono pezzoni che già conoscevamo e avevamo apprezzato come Il sistema e Fragile, e qualche nuovo brano come Volevo solo spaccare o Vecchie borchie. Dopo la sbandata indie dell’ultimo EP Dove sei ora, il sound si riporta con decisione sul punk, cantato però sempre in italiano. I testi risultano così immediati e comprensibili (non sempre, ma lì è questione di accento), tanto accessibili quanto le canzoni. Se ti piacciono il punk e le belle chitarre californiane, 10 Years non può essere un disco su cui soprassedere. E adesso, anche se li abbiamo visti una dozzina di volte, abbiamo una gran voglia di rivederli dal vivo.


Quercia – Dove si muore davvero

(self-released, 26 novembre 2023)

Graditissimo regalo quello che i fan dei Quercia si sono trovati alla mezzanotte del 26 novembre: nientemeno che un nuovo album, il terzo della loro discografia, intitolato Dove si muore davvero. Un ritorno a sorpresa che va in controtendenza rispetto alle logiche contemporanee dell’industria musicale e che già solo per questo meriterebbe un plauso. Nel disco predecessore, Di tutte le cose che abbiamo perso e perderemo (2019), il gruppo sardo aveva iniziato ad allontanarsi dalle screziature indie che punteggiavano l’iconico esordio Non è vero che non ho più l’età (2016) e che li aveva consacrati tra gli artisti imprescindibili della scena emocore. Dove si muore davvero prosegue sulla stessa linea, dando molto spazio al post-rock che lo individua come un album più riflessivo e meno agitato del precedente (lo screamo favorito dalla collaborazione con gli Øjne in Scisto ne è la magistrale eccezione; segnaliamo che l’altro featuring del disco è la diversissima Her Skin in Quadro).

Le undici tracce gestiscono un’agitazione trattenuta e sfogata in successive riprese, nervosa ma equilibrata al tempo stesso; l’urgenza è quella di sempre, ma si barcamena tra arpeggi delicati e linee di chitarra più gravi, accompagnata da una voce ora dolce ora ruvida – in qualche modo, verrebbe da dire, urlato-soffocata –. Il resto un po’ lo conosciamo già, come i testi memorabili che dalla ossessiva ripetizione traggono vigore anziché monotonia (sopra tutti Guarire: “mi distrugge l’idea di non riuscire a vedere nessuna ferita, nessun livido”). [Simone De Lorenzi]


Maronna – Lumache

(Orto Records, 6 dicembre 2023)

Dopo alcuni singoli pubblicati nel 2022 e un silenzio piuttosto prolungato, arriva finalmente Lumache, il primo disco del progetto Maronna, che riunisce otto canzoni fra cui i brani già ascoltati finora. L’album è fuori per Orto Records e ha una caratteristica principale che salta immediatamente all’orecchio: il merito, e anche il potenziale limite, di quest’album è infatti che ha un sound tutto particolare e unico, che non si riesce nemmeno a ricondurre a uno o più generi o definire in modo esatto. Si potrebbe dire che molti brani flirtano con il (synth)pop, arrivando anche a qualche punta di EDM (vedi Mahatma e No mare) e con un basso un po’ funky occasionalmente (Marzo, Sparirai), ma sarebbe comunque una descrizione limitata e limitante. La cosa migliore da fare? Premere play su Lumache e ascoltare con le proprie orecchie.


Madbeat – La ballata dei bicchieri vuoti

(Motorcity Produzioni/Ammonia Records, 17 novembre 2023)

La ballata dei bicchieri vuoti è il terzo album per i Madbeat, band piemontese attiva da un decennio nella scena punk del nostro Paese, ed esce quattro anni dopo Luci rosse. Lo stile del gruppo resta sui toni classici del punk rock italiano, convogliando in queste dieci tracce un sound melodico e poco ruvido ma al tempo stesso potente (anche i vocals aiutano in questo senso), in qualche modo vintage e moderno insieme, con una produzione pulita che può mettere d’accordo irriducibili della scena e nuove leve. Per il gusto personale spiccano tracce come Ancora un errore e Dannato cuore, ma davvero non si trova una canzone fuori posto nell’intera tracklist e anche la più debole è di notevole qualità. Nel disco troviamo anche vari ospiti: Fabio Valente degli Arsenico (La strada più dura che c’è), Michele Calabrò dei Sindrome di Cassandra (Figli delle banlieu), Carlame dei Discomostro (La vita in un momento). A concludere La ballata dei bicchieri vuoti ci pensa la title track acustica, che sigla con toni nostalgici questo viaggio nella vita quotidiana – tra complicità, sofferenze, batticuori e calci ad un pallone – che ci fa sentire tutti fratelli. [Simone De Lorenzi]


Raesta – Fuoco di paglia

(self-released, 24 novembre 2023)

Primo EP in assoluto per Raesta (che di cognome, guarda un po’, fa Resta) questo Fuoco di paglia che auguriamo all’artista non essere un nomen omen. Il lavoro mette insieme cinque tracce che partono più frizzantine, con l’indie pop/rock ballabilino e preso bene di Ehi monsieur e l’indie pop di E se fossi tu (con un cantato che ci ricorda vagamente i Legno), e pian piano smorzano i toni fino ad arrivare all’intima Pop corn, che è un rapido brano chitarra e voce. Nel mezzo, spazio per una ballata indie come Ragazzi marsigliesi e per l’indie pop di Andrea. Fuoco di paglia si inserisce a pieno titolo nell’ambito della scena indie italiana, senza voler inventare nulla di particolare innovativo o mai sentito ma riuscendo a proporre un piccolo assaggio di pezzi gradevoli che suonano molto bene. Da risentire sulla lunga distanza con un disco.


Dance! No, Thanks – Misplaced

(self-released, 24 novembre 2023)

Generic pop punk never dies. È quanto sembra suggerirci Misplaced (che tra l’altro è il nome di una band britannica niente male), il nuovo EP dei Dance! No, Thanks. Il loro disco precedente, l’EP Bright Lights, risale al 2018; in mezzo un paio di singoli per poi approdare cinque anni dopo a questo lavoro. In questo tempo la band non ha cambiato di una virgola la sua formula, rimanendo nostalgicamente ancorata al pop punk di un decennio fa, insieme a quel frizzantino retrogusto easycore. A noi, nostalgici quanto loro di quel periodo d’oro del genere, questi nuovi pezzi piacciono, ma senza dubbio Misplaced sconta una mancanza di originalità e la necessità di aggiornarsi – che non vuol dire necessariamente abbassarsi a seguire le nuove mode e tendenze. Quel che è buono è che le sei tracce sono abbastanza diverse tra di loro, evitando di rendere Misplaced un lavoro monotono. [Simone De Lorenzi]


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