Gli album italiani del mese: Maju, Flâneur, Gargane & more

Maju
Foto di Lilia Carlone

 

Maju – Still Becoming

(Dumba Dischi, 24 ottobre 2025)

Still Becoming è l’EP di debutto della cantautrice bolognese Maju (Maria Giulia Mapelli), realizzato in collaborazione col produttore Giacomo Carlone. Still Becoming si apre con la breve e onirica Eternal Sunshine, in cui la voce sospirata sospesa su un tappeto ovattato di synth ci introduce immediatamente nel sound raccolto e meditativo dell’EP. Lazy Sea, seconda traccia del disco, è energica, ma infinitamente dolce: tutto è offuscato e presente allo stesso tempo, con percussioni appena accennate eppure tremendamente incisive e accattivanti. Anche Running Wild non è da meno, un lento melodico e malinconico, come il suo testo. Was It?, probabilmente la migliore dell’album, al suo interno ospita anche influenze più R&B, tanto nel pattern della batteria quanto nella linea vocale e nello special. E poi ancora Old Me, Time, e Shades of Time, brani per nulla scontati e fortemente caratterizzati. A mio parere, Still Becoming è veramente un ottimo esordio: completo, curato, piacevole, sperimentale e divertente. [Riccardo Provasi]


Flâneur – Sii prudente

(Vina Records, 3 ottobre 2025)

Avete presente quella famosa mappa che rappresenta il numero di band metal ogni milione di abitanti per ogni Paese d’Europa, in cui la Finlandia è colorata completamente di nero mentre tutti gli altri Stati hanno varie tonalità di grigino chiaro? Se si facesse una mappa simile ma per le band screamo, l’Italia sarebbe la Finlandia di quella mappa. O almeno così ci sembra, davanti all’incredibile fioritura di nuovi progetti all’interno di questo genere avvenuta negli ultimi dieci anni. Risalire all’origine di questa tendenza è forse impossibile, anche se a noi piace pensare che molti gruppi si siano fatti ispirare dal successo dei Radura nella scena underground europea e anche dalla loro capacità di creare una comunità coesa e attiva. I Flâneur ad ogni modo propongono la propria personale versione dello screamo, che ha alcune caratteristiche comuni al genere (ad esempio l’uso della lingua franca dello screamo, che consiste in urla che rendono assolutamente inintelligibile il contenuto lirico dei brani, cosa che ha probabilmente contribuito alla popolarità di band di tutta Europa in ogni Paese, dato che nessuno capisce cosa viene cantato e quindi il genere abbatte la barriera linguistica) ma anche peculiarità proprie come l’influenza evidente del post-hardcore di matrice emo dei primi anni 2000, con chitarre più melodiche e spaziose a fare da contraltare alla rawness dei vocals.


Gargane – Zemiàn

(Sigla / Senza Dubbi, 10 ottobre 2025)

Zemiàn è il nuovo album di Gargane, espediente con cui l’artista modenese ci porta dentro a una città immaginaria, un mosaico in movimento: piazze gremite, portici illuminati da lampioni storti, panchine fredde che si scaldano al passaggio di voci e strumenti. Registrato in presa diretta al Groundfloor Studio con Davide Cristiani, il disco conserva tutta la sua energia corale, mescolando jazz, swing, sonorità gitane e teatralità urbana in una festa che non conosce confini. A dare il nome al lavoro è San Zemiàn, patrono della fiera popolare in cui tutto è permesso e la musica scende in strada per raccontare il mondo dal basso, tra caos e meraviglie. Ed è proprio questa atmosfera che si respira nei brani: otto episodi che suonano come capitoli di un libro pieni di ironia, poesia e improvvisi colpi al cuore. La tracklist si apre con Tre cappotti, favola jazz dove passato, presente e futuro si sfidano a carte in un bar, seguita da Ho visto una donna, un pezzo swing che trasforma il desiderio in un dolce inseguimento tra corse e gonne svolazzanti. La versione piano-bossanova di DueCentimetri ridisegna l’amore come distanza insormontabile, mentre Occhi Scuri esplode in un merengue gipsy irresistibile, vera pista da ballo di questa fiera immaginaria. Tulipani mostra la forza contraddittoria dell’amore, delicato e violento insieme; King of the Bamboo diventa parabola mitica di rinascita; Cagnara Erotica è la notte che divampa di sensualità e infine Piazza Roma chiude il cerchio in un luogo familiare. In Zemiàn la musica non accompagna le storie, le abita e le rende vere. Gargane consegna un disco generoso, che fa della strada il suo palcoscenico naturale e della comunità la sua vera orchestra. Un lavoro che non si limita a essere ascoltato, ma va vissuto come una festa popolare a cielo aperto.


Il Maestrale – Le maioliche

(Spazio Dischi, 3 ottobre 2025)

Il Maestrale torna con Le Maioliche, un EP che intreccia cantautorato mediterraneo ed elettronica mitteleuropea in un mosaico sonoro e narrativo capace di raccontare le contraddizioni del presente dal punto di vista del Sud. Un lavoro nato da due anni di scrittura e da una campagna di crowdfunding che ne ha sancito fin dall’inizio il carattere collettivo, stratificato e condiviso. Ogni brano è una tessera di un disegno più ampio: Nor Arax apre come dichiarazione poetica di accoglienza e omaggio al viandante straniero, mentre Le Peonie trasforma la malinconia in forza creativa. In Mediterraneo Centrale, estratto anche come singolo, il paesaggio diventa distopia climatica, mentre Tapis Roulant fotografa l’automatismo alienante della vita contemporanea con toni lo-fi. Infine la danza si fa risposta al caos in Dance Dance Dance, fino a chiudere con Berlinesi, dolce rifugio di memoria e speranza. Il cuore del disco sta nella tensione tra due poli: l’intimità acustica e la coralità elettronica, il calore della voce e la freddezza rigida della macchina. È proprio in questo attrito che si genera un linguaggio ibrido e autentico, radicato alle sue origini eppure capace di guardare oltre i confini. Le Maioliche è un progetto che non offre risposte, ma apre spazi di ascolto e riflessione, frammenti colorati e resistenti, fragili e duraturi al tempo che passa, come la tradizione da cui prende il nome e trae la sua forza.


Tendha – Soap Doesn’t Exist Because It Can’t Be Told

(self-released, 17 gennaio 2025)

La recente uscita del singolo Kiwi Against The Meat ha riportato l’attenzione sull’album di debutto dei Tendha, Soap Doesn’t Exist Because It Can’t Be Told, un’opera che sfida le convenzioni musicali e propone un viaggio sonoro ricco di sperimentazione e creatività. Fondato dal batterista e compositore Fabrizio Carriero, il progetto nasce nel 2020 con l’intento di esplorare nuove frontiere sonore, e si distingue per una formazione insolita composta da due voci, clarinetto basso, batteria e sintetizzatori.

In questo disco Carriero unisce la sua abilità musicale al lato più nerd, più personale di sé, e l’ascolto diventa quasi come guardare dentro la cameretta di un adolescente, tra sogni, giochi, passioni e piccole ossessioni. Il sound unico dei Tendha fonde elementi di jazz, elettronica e rock progressivo, dando vita a un jazz contemporaneo che riesce a parlare anche ai non jazzisti, rendendo l’ascolto accessibile e coinvolgente per un pubblico più ampio. Il titolo stesso dell’album, ispirato a una riflessione infantile sul sapone, invita a liberare l’immaginazione e a riconnettersi con la parte più autentica di sé.

I brani sviluppano questa idea attraverso arrangiamenti minimalisti e sonorità che richiamano le colonne sonore dei videogiochi 8-bit degli anni ’80 e ’90, creando un’atmosfera insieme nostalgica e futuristica. I testi, spesso surreali e giocosi, esplorano temi come la creatività e la libertà espressiva, mentre tracce come Kiwi Against The Meat e Everything Is Better For Me mescolano ritmi coinvolgenti e sonorità insolite, sorprendendo senza mai risultare ostici. Il videoclip di Kiwi Against The Meat enfatizza ulteriormente il legame con l’infanzia e la nostalgia, completando un progetto che celebra la magia della creatività e l’importanza di esprimere se stessi senza filtri. Con questo approccio innovativo e la sua visione artistica, i Tendha, guidati da Fabrizio Carriero, si affermano come una delle realtà più promettenti della scena musicale indipendente italiana, capaci di avvicinare al jazz anche chi normalmente ne resterebbe distante.


Super Dog Party – Las Megas

(self-released, 10 ottobre 2025)

Las Megas è il nuovo album dei Super Dog Party, punk band formata da Alessandro Peana (chitarra e voce), Valerio Scialanca (basso e cori) e Luca Mucciolo (Batteria). L’album si apre con la title track, il cui sound ricorda l’energia punk/hard rock delle cover siglate Guns n’ Roses (mi viene in mente Attitude, da The Spaghetti Incident) e del primo Alice Cooper. Della stessa tipologia sono anche i brani successivi Fuel Stop e Glad to Tell You, quest’ultima animata da sonorità vicine sia al rock ’n roll quanto allo speed rock in stile Motorhead. Proseguendo con l’ascolto, si scopre l’anima più funk del terzetto: su tutte, sono Shut Sirens e Kill the First a ricalcare appieno il sound hardcore funk tipico dei brani più potenti dei Red Hot Chili Peppers. Ci si imbatte anche in momenti meno ispirati, come Cream It louder e Search and Destroy, capaci comunque di mantenere alta l’energia generale. Las Megas è un buon album che, seppur non sempre originale, ha il pregio di ricordarci quanto sia divertente pogare sottopalco, schiacciati ed energici e pronti a sfogare ogni nostra frustrazione. Chi lo sa, magari proprio a un concerto dei Super Dog Party. [Riccardo Provasi]


The Leaf – Magic: Tales of Life, Love and Death

(self-released, 17 ottobre 2025)

Magic: Tales of Life, Love and Death è il nuovo album dei The Leaf, un lavoro che segue un concept intrecciato di alt-rock, prog e metal in otto racconti sospesi tra mito ed esoterismo. Al centro, un albero magico che trascende spazio e tempo: simbolo di metamorfosi, radice invisibile che lega le storie e ne custodisce i destini. Dal rituale oscuro di Black Magic all’inno luminoso di White Magic, dal mito fondativo di Alchemy al grido di indipendenza di Runic, ogni brano è un incantesimo che parla di amore, perdita, accettazione e rinascita. La tracklist si muove come un grimorio: tra evocazioni di Yggdrasil, suggestioni cabalistiche e atmosfere voodoo, fino agli inediti I Ching, brano ispirato dal celebre libro, e Clairvoyance, che aprono a registri più intimi e nostalgici. Prodotto da Maurizio Griglio (in arte .noir.) e registrato e masterizzato da Dario Ravelli, il disco unisce l’epicità del prog, l’energia del metal e momenti di intensa introspezione. Il risultato è un sound denso e visionario: Magic: Tales of Life, Love and Death è un viaggio iniziatico dentro un bosco senza tempo, dove ogni canzone è un frammento di un unico incanto.


Le Rose e il Deserto – Chissà com’è

(Level Up Dischi, 23 ottobre 2025)

Chissà com’è è il nuovo lavoro discografico del cantautore Le rose e il deserto (Luca Cassano). Si tratta di un album corale, composto da undici tracce in cui è possibile ascoltare il contributo di artisti come Raffaele Kohler, Gnut, Sara dei vetri e tantissimi altri. Al suo interno coesistono immagini vivide di città e persone, raccontate da canzoni molto diverse tra loro: commovente, ma ironica, per testo e musica, Acqua e limone (la mia preferita), riassume l’intera storia del cantautorato italiano, da Guccini a Sergio Caputo, mentre brani come La fine del viaggio, Segnali di fumo e Notturno sembrano recuperare un’energia più vicina al pop rock. Chissà com’è è un album molto particolare, per certi versi non semplice da ascoltare e per altri decisamente accattivante. Per questo, sempre meglio ascoltarlo tutto almeno una volta. [Riccardo Provasi]


Michele Amira – Pochi misteri

(self-released, 17 ottobre 2025)

Michele Amira firma il suo labirintico EP d’esordio: Pochi Misteri è una raccolta di sei brani che intrecciano indie-pop malinconico e suggestioni psych-rock, in cerca di un senso dove di solito smettiamo di cercarlo. È un lavoro intimo e visionario, capace di trasformare la quotidianità in mito e le contraddizioni sociali in nuove narrazioni collettive. Il filo conduttore è la tensione tra caos e ordine, tra amore e rabbia: ogni brano diventa un frammento di questo “sacro disordine”, che l’artista osserva con poetica lucidità. Il tempo perso apre il disco come un inno all’inefficienza, ricordando il valore di quegli attimi irrilevanti quanto formativi. UFO in riviera!, primo singolo uscito del progetto, si conferma manifesto del progetto: mistero e realtà si intrecciano in un gioco surreale, leggero e insieme disilluso. Non mancano incursioni più abrasive come Reclame e Movida violenta, pezzi che scoperchiano il potere distorto dei media e delle paure indotte, trasformando titoli e slogan in racconti epici di marginalità. Qualcosa in più, invece, riporta lo sguardo sulla provincia e sul suo vuoto, che diventa terreno fertile per un percorso di formazione da cui non fuggire, ma imparare a stare dentro le mancanze. Registrato con freschezza e immediatezza, Pochi Misteri è un lavoro che afferma la scrittura immaginifica di Michele Amira. Un EP che invita ad abbracciare le crepe e le irregolarità del vivere contemporaneo, trovando proprio lì la magia che spesso crediamo perduta.


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