I concertini di Red, Ep. 3

 

BOTTE DA ORBI AL C.I.Q.

Ci sono dei lunedì impossibili e dei martedì che sono ancora peggio di quei lunedì. La settimana è appena iniziata e sembra già non finire mai, guardi il calendario non tanto per contare i giorni, ma per sapere a quale santo appellare tutte le tue preghiere iraconde. Perciò, un bel concertino era quello che ci voleva martedì.

Il C.I.Q. ovvero Centro Internazionale di Quartiere è un posto bellissimo, un baluardo colorato in mezzo a quel croccantume che è zona Porto di Mare a Milano. Si mangia da Dio e c’è quasi sempre qualche tipo di evento. D’estate diventa popolatissimo, ma anche d’inverno non mancano mai le persone, tra affezionati e curiosoni come me che sono qui per un concerto.

Ali di Cera, collettivo meneghino che porta sui piccoli palchi tutto ciò che sta sotto il famigerato ombrellone targato emo, questa volta ha pensato a tutti quelli che vivevano un brutto martedì e avevano bisogno di sfogarsi, a suon di botte o anche solo alimentando il proprio acufene.

A seconda della fonte che si consulta, ci si può fare un’idea diversa dei Nubifragio. Su Instagram dicono Emoviolence, su Bandcamp addirittura Skramzviolence Mathgrind. Alla fine sono tutte etichette che piacciono solo a noi smanettoni che scriviamo gli articoli, loro si spiegano molto bene con lo slogan, sempre presente sul loro social, “Real emo” only consists in fare bordello. Freschissimi di uscita dell’EP di debutto “La nave di Teseo” (scritto dove? Al Barocchio, incredibile), fanno effettivamente un bordello bello serio, riportano dal vivo in modo efficace ciò che hanno registrato. Breve ma intensissimo.

Io mi ricordo le cazzate dei film, non so il motivo, ma ormai prendo atto da anni di questa mia qualità/maledizione. Quando ho letto Linguini sulla locandina, ho pensato subito allo chef nano malefico di Ratatouille che pronuncia il nome del protagonista; però, poteva essere una semplice coincidenza, giusto? Al banchetto del merch, la maglietta di questo trio milanese reca una figura gotica (è Dracula, credo) che mangia spaghetti. E allora non è una coincidenza… Una band noise a tema Ratatouille?! Ho sognato troppo forse.. La verità è che questi Linguini sono un normalissimo gruppo noise rock, in inglese per lo più. Bravi? Bravi. Noiosi? Dopo un po’ sì, ma sono anche al primo disco. Vedremo.

Gli ospiti speciali sono francesi – ultimamente vedo solo gruppi punk francesi, anche questa è solo una coincidenza? – tali Gros Enfant Mort. Sono in 5, vengono da Poitiers e stanno promuovendo in giro qua e là il loro secondo LP, “Le Sang des Pierres”. Anche loro non portano nulla di mai sentito prima d’ora, ma hanno una presenza scenica molto più solida, risultano più credibili. E poi, lo screamo in lingua francese è fighissimo, non pensavo. Ciliegina sulla torta? Un gruppo che gira all’estero e vende il proprio merch a offerta libera. Chapeau!

GRUNGE O NON GRUNGE?

Venerdì invece sono andato con un amico a Torino, in zona Falchera. El Barrio è una venue paradossalmente più comoda da raggiungere per chi viene dalla provincia come noi piuttosto che per i torinesi stessi. Ed è un peccato, dato l’enorme spazio a disposizione e la conseguente possibilità di ospitare eventi di un certo calibro – gioco di parole .

I ragazzi di AltWave si stanno facendo notare nel capoluogo piemontese, organizzano molti eventi. Non avevo molte aspettative da questa loro serata “Grunge Plunge”, ero rimasto scottato da quella volta al McRyan’s. E invece, per mia fortuna, mi sono ricreduto subito.

Klaymore potrebbe essere il nome della peggio band beatdown o qualcosa-core degli anni 90. A vedere il batterista vestito da giocatore di hockey coi rastoni, mi sembrava di aver fatto fuochino. A vedere il frontman, che descriverò come un semplice e cazzutissimo skinhead, ho proprio pensato di aver centrato in pieno. E invece no. Difficili da descrivere, a tratti mi hanno ricordato i Tool, a tratti effettivamente avevano qualcosa di grunge. La base strumentale è solidissima, per essere un gruppo in giro da poco più di un anno. Il cantante ha un timbro affascinante e gratta anche come si deve, occorre solo trovargli uno spazio più suo all’interno dei brani. La cover dei Turnstile carina, però cazzo, davvero in tutto il locale ero l’unico a conoscerla? VERGOGNA.

I Soulblossom si autodefiniscono deathgaze e… ci sta. Chitarrista in comune con i Klaymore (l’ho preferito nel set precedente, devo dirlo), un cantante che è la reincarnazione di Chuck Schuldiner, muro classico di guitarmen sul palco. Faceva strano sentirli gridare come degli sciacalli, poi nel brano dopo fare i proggoni à la Opeth, poi ancora dopo diventare timidi e pieni di riverbero. Qui niente di grunge, ma era figo lo stesso.

Forse la quota più grunge della serata sono stati i Portal Minds, almeno nelle intenzioni. Un grunge molto punkeggiante il loro, quasi classico potremmo dire, con una frontwoman animalesca e una band bella sporca. Il loro set mi è sembrato piuttosto anonimo. Sicuramente suonare dopo due band molto tecniche è difficile, questo glielo concedo.

Per ultimi, Le Schiene di Schiele, ma di loro abbiamo già parlato l’ultima volta. Nota di merito di stasera è la loro cover di “Radio Friendly Unit Shifter”: da non amante dei Nirvana devo ammettere che è stata una bomba.

Il mio amico è tornato a casa spettinato. E anche questa volta, il rock è stato supportato.

 

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