4th ‘n Goal, Krida, Cappie: le recensioni dei singoli italiani

4th 'n Goal
4th ‘n Goal – Resurrection

Quasi dieci anni dopo il loro scioglimento, i 4th ‘n Goal sono tornati per ripristinare la dudes legacy, con un brano giustamente intitolato Resurrection. Quella che è stata fuor d’ogni dubbio la band pop punk italiana più importante degli anni 2010, capace anche di suonare al Warped Tour e far parlare di sé in America (in primis con una nota cover easycore di Drown dei Bring Me the Horizon), torna sulle scene (e sulla Scena) con questo singolo che rispecchia in pieno il sound alla 4th ‘n Goal: easycore, doppi vocals, tanta energia e produzione con la pacca a cura di Ince dei WEL. Ben risorti!

 

Le Schiene di Schiele feat. Fitza – Ti voglio bene

Ti voglio bene, è il terzo estratto dall’album d’esordio de Le Schiene di Schiele, una ballata alt-rock sull’infanzia perduta e sull’amore che resta. A dare voce a questo racconto è Fitza, interprete dalla presenza intensa e vibrante, capace di donare al pezzo una forza emotiva rara. Prodotto da Davide Lasala, il brano si muove su un impianto essenziale ma incisivo che richiama i Royal Blood, pur mantenendo una delicatezza necessaria a sostenere il testo. Al centro, una scena semplice e devastante: una madre che giustifica un litigio, e una figlia che per la prima volta la vede fragile, imperfetta, ma vera. È in quella crepa che si infrange l’infanzia, lasciando spazio alla coscienza adulta, ma anche alla possibilità di una riconciliazione fatta di affetto silenzioso e non detto. Ti voglio bene è un brano che parla del momento in cui si scopre che anche i genitori stanno vivendo per la prima volta. Un pensiero amaro e liberatorio. Il videoclip diretto da Marcello Perego per Milkit Film aggiunge ulteriore profondità al singolo, raccontando visivamente quel passaggio sottile tra il vedere e il capire, tra la rabbia e la tenerezza. Con Ti voglio bene, Le Schiene di Schiele riescono in un’impresa tutt’altro che scontata: trasformare una ferita in un gesto di cura, un passato confuso in una verità condivisibile. Una ballata personale e universale, che consola e accompagna chiunque abbia imparato a fare pace con l’amore, anche quando ha fatto male.

 

Soloperisoci – Caterina

Nuovo singolo per i Soloperisoci, che giocano la carta sempre valida dell’intitolare un brano con un nome di donna, in questo caso Caterina. L’eponima del brano può essere contenta di aver dato origine a una canzone come questa, che vede il duo romano percorrere la strada di un indie pop/indie rock suonato, dalle influenze un po’ reminiscenti degli anni ’80 nello strumentale che richiama i The Smiths, ma con un cantato più italiano che ci fa pensare a Rino Gaetano.

 

4Grigio – Quando non c’eri tu

A qualche mese da All’anno che se ne va, 4Grigio condivide un secondo singolo intitolato Quando non c’eri tu, che prende la forma di una pseudo-ballata non propriamente acustica ma dalle tinte synthpop, specialmente con un bel synth che interviene dopo il primo ritornello. “Attraverso le parole di un uomo che trova la donna della propria vita, il brano celebra il potere salvifico dell’amore”, spiega l’artista a proposito del brano.

 

Andrea Sannino – Comme si fosse dimane

Nuovo singolo per Andrea Sannino intitolato Comme si fosse dimane. L’artista di Ercolano propone una canzone pop leggera dalle tinte anni ’80 che si percepiscono nell’arrangiamento, nel synth molto retro e anche un po’ nel modo di cantare il testo. Il brano racconta “l’attesa di un futuro incerto con uno sguardo poetico e cinematografico, ispirato all’estetica Ghibli e alla nostalgia pop”.

 

Cappie – Rètina

Con “Rètina”, il cantautore milanese d’adozione Cappie racconta la distanza emotiva che resta dopo una rottura, quella fatta di notifiche silenziose e ricordi digitali. Il brano mescola chitarre ruvide e voce graffiante a una scrittura trattenuta, dove la tensione emotiva si muove tra silenzi e urgenze represse. Il sound affonda nel pop punk ma si contamina con una malinconia tutta italiana, figlia del retaggio lasciato da band lombarde come i Ministri. Non a caso, Cappie ha collaborato proprio con Divi in passato, e l’influenza si sente: “Rètina” è un brano crudo ma sincero, sospeso ma vivo. Una canzone che non cerca risposte, ma sa restare.

 

Cosimo Zanna Zannelli – Geometrie

Si chiama Geometrie il nuovo singolo di Cosimo Zanna Zannelli, che anticipa il nuovo album Del tempo, degli elementi in arrivo il 23 maggio. Il titolo è un po’ uno specchio del testo, che fa fortemente leva sulle figure geometriche “giocando sulle varie possibilità semantiche che spesso le parole legate alle figure piane hanno, da rombo, a quadrato, da trapezio a triangolo eccetera”. Il brano si muove su binari pop rock con un piglio cantautorale dato sia dal modo di cantare che dai riferimenti artistici e musicali presenti qui e là nel testo.

 

Filippo Poderini – Body Count

In attesa dell’uscita del primo album, Filippo Poderini decide di farci ascoltare un altro brano tratto dal disco, questo Body Count che ha un titolo in inglese ma che è cantata in italiano. Si tratta di un brano synthpop che non eccede coi bpm preferendo invece un approccio più ragionato, che ci ricorda vagamente l’approccio dei Chvrches, anche se il cantato è molto più pop e radiofonico all’italiana.

 

Giarmalena – Dimmi

A tre anni dall’EP Verbi, i Giarmalena tornano con un nuovo singolo intitolato Dimmi, che si pone come brano estivo in salsa pop rock. Il testo racconta “la storia di una donna che, nonostante le delusioni e le difficoltà, trova la felicità nelle relazioni e nelle connessioni con gli altri”, e anche il sound è infatti uplifting e positivo. Funziona il ritornello, molto orecchiabile, forse un filo troppo calmo il bridge, ma del resto con questa tecnica l’ultimo ritornello risulta anche ben più evidenza.

 

Giudi – Hard to Breathe

Giudi è un’artista della Repubblica Ceca che da qualche anno si è stabilita in Puglia. Le origini non italiane del progetto si sentono eccome su un singolo come Hard to Breathe: le sonorità sono pop/elettroniche minimali, un po’ come la primissima Billie Eilish, un sound che in Italia nessuno ripercorre (se non un brevissimo excursus dell’ottima Claudym), trovandolo forse troppo dark e poco adatto alle preferenze generaliste del pubblico. Per noi invece quello di Giudi è un sound parecchio allettante, che rende appetibile e stimolante anche un genere come il pop spesso fossilizzato sulla ricerca della melodia accattivante, e allo stesso tempo fruibile per tutti l’elettronica minimale.

 

Krida – Schiena contro schiena

Nuovo singolo per i Krida, che avevamo conosciuto a inizio anno con il brano d’esordio Guardarsi in faccia. Il nuovo singolo menziona un’altra parte del corpo, si chiama infatti Schiena contro schiena, e descrive una relazione giunta a un complicato punto di conflitto. La band la presenta come una “ballad pop punk”, ma ballad è sicuramente una definizione che calza molto stretta a questo brano, visto che dal primo momento le chitarre sono distorte, ampie e cariche come vuole la miglior tradizione emo/pop punk. Certamente potremmo immaginarci una versione acustica di questo brano che faccia scendere i lacrimoni come A Part of Me, anche se noi preferiamo sempre le versioni full band, proprio come questo pezzo molto ben riuscito dal ritornello accattivante.

 

Lisa Lowerground – Nel cielo di Vincent

Ha un chiaro riferimento a Vincent Van Gogh il singolo d’esordio di Lisa Lowerground, intitolato Nel cielo di Vincent, e infatti il testo richiama la vivacità delle composizioni del pittore olandese, con un sapore un po’ estivo che ben si adatta alla stagione in arrivo. La scintilla del brano è però di altro tono: infatti la canzone è in realtà dedicata a Giacomo Dondi, un ragazzo modenese morto a soli 23 anni per un incidente in moto. Il carattere arioso del brano contrasta quindi con l’ispirazione triste che l’ha originato, secondo uno schema magari non nuovo ma che conferisce efficacia alla canzone.

 

Mads & Odioeffe – Cet amour

“Cet Amour” è il nuovo singolo di Mads & odioeffe, disponibile per la goccia, la nuova compilation di Fluidostudio. Mads & odioeffe ci trasportano in un viaggio sonoro ipnotico, dove la voce poetica si intreccia con una trama elettronica pulsante e avvolgente: “Cet Amour” esplora le contraddizioni di una passione proibita ma autentica, restituendo in musica la tensione emotiva di un sentimento tanto potente quanto inafferrabile. Un racconto in bilico tra desiderio e ossessione, dove parola e suono si fondono in un’onda continua di emozioni contrastanti.

 

Il Maestrale – Mediterraneo Centrale

Con Mediterraneo Centrale, nuovo singolo de Il Maestrale, è un brano che rifugge ogni retorica turistica e riporta al centro una visione autentica del Sud Italia. Il singolo anticipa il primo album della band, previsto per l’autunno, e si presenta come una riflessione sonora e poetica su un territorio attraversato da contrasti irrisolti. Costruito su una trama elettro-acustica che mescola folk mediterraneo e inserti elettronici contemporanei, Mediterraneo Centrale evoca il battito irregolare di una terra accogliente e spietata, sospesa tra partenze forzate e ritorni immaginari. La struttura ritmica richiama il moto del mare, alternando stasi e esplosioni, mentre suoni distorti e campionamenti evocano una bellezza inquietante. Il mare non è solo sfondo, ma confine liquido dove si scontrano turisti e migranti, sogni borghesi e disperazioni ignorate. Il Sud raccontato da Il Maestrale non è una cartolina, ma un luogo disilluso e profondamente reale, che non chiede pietà né idealizzazione. Il videoclip, diretto da Alice Palumbo, amplifica il senso del brano trasformando una spiaggia fittizia in un teatro dell’assurdo: libri sotto il sole, borse frigo, reti da pesca che restituiscono vestiti scartati. Un’immagine disturbante e potente di una società che consuma anche i luoghi. Mediterraneo Centrale è una canzone civile, non retorica, ma necessaria. Con lucidità, Il Maestrale riesce a restituire una narrazione alternativa e veritiera del Sud, mettendone a nudo le contraddizioni con sguardo empatico ma mai indulgente.


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