GROOVE ON: Edie Yvonne, Bethan Lloyd, Joybomb & more

Edie Yvonne

Edie Yvonne – Eyes of Lies

Ha solo quattordici anni Edie Yvonne, ma mette in mostra già un grande talento sia compositivo sia a livello vocale e d’interpretazione sul singolo Eyes of Lies. La canzone è tratta dal suo album d’esordio At Ease, composto dalla giovane artista losangelina durante i lockdown per la pandemia da covid-19. Si tratta di un brano che viaggia su binari bedroom pop, con una chitarra a reggere l’andamento ritmico del brano e suoni al synth a sostenere l’arrangiamento essenziale ma grazioso e concepito bene per fare da contorno alla bella voce di Edie, che su questo lato già ha poco da invidiare alle migliori interpreti del genere. Un singolo che ci fa conoscere un’artista veramente promettente.

Bethan Lloyd – No Umbilical

No Umbilical è il brano con cui facciamo la conoscenza dell’artista gallese Bethan Lloyd, ed è una conoscenza che siamo davvero felici di aver potuto fare. Il synthpop minimale proposto su questo brano è una piccola avventura compressa in poco più di tre minuti, che induce ipnosi e trance mistica in chi ascolta, anche grazie al cantato alienato, mentre i synth leggeri danno ariosità al pezzo contrastando la linea di basso accennata che impienisce il sound. Tratto da un disco in arrivo prossimamente che si intitolerà Metamorphosis, No Umbilical è un pezzo a cavallo fra l’elettronica anni ’80 e un presente atemporale.

Joybomb – Blueprints

Il buon vecchio “crossover” fra pop punk e indie rock, un po’ come i Turnover sul loro primo album. Questa volta ce lo propongono i Joybomb con la loro Blueprints, una canzone che loro definiscono “bright”, cioè accesa e abbastanza felice e gioviale, ma che sicuramente molti altri poco abituati a stazionare nei pressi di questi generi definirebbero velata da una certa malinconia. In realtà in Blueprints è l’elemento indie rock a prevalere, e lo si sente nel modo in cui suonano le chitarre, e però è anche chiaro che i Joybomb hanno un orizzonte punk rock e pop punk come riferimento, non per niente citano una band come gli Alkaline Trio fra le influenze. Il pezzo è abbastanza catchy ed energico, si fa ascoltare davvero volentieri e occasionalmente ricorda qualche passaggio strumentale dei primi Moose Blood (vedi un brano come Pups). Per noi è un sì.

Misfortune Tellers – We Need to Talk

Si ripresentano i Misfortune Tellers, band che avevamo conosciuto con il singolo d’esordio Kicked to Death in a Denny’s Parking Lot. Come sul precedente brano, anche sul nuovo We Need to Talk sono evidenti le influenze emo Midwest e 2010s che la band canadese incorpora pienamente nel proprio sound. La produzione è sempre lo fi, anche se forse un filo meno che sul primo brano, e dà quel tocco di “edge” e di sporcizia in più a un brano che suona bene, che buoni riff di chitarra e vocals sufficientemente emotivi, anche se non quanto su Kicked to Death. È in sostanza un buon brano che mostra il continuamento dell’evoluzione di una band ai primi passi ma dal sound già convincente.

Micall – Courtroom Headtrip

Esordio assoluto per Micall, cantautrice americana e anche pianista, benché sul suo singolo Courtroom Headtrip non ci sia traccia del pianoforte. Ci sono invece un bel po’ di chitarre: a dispetto dell’inizio molto tranquillo e melodico, il brano si trasforma ben presto in un pezzo pienamente alternative rock, e pure piuttosto spinto sulle distorsioni, che creano un muro sonoro mica male e infondono parecchia carica ed energia. Micall ha voluto esprimere con questo singolo un messaggio di incoraggiamento a non cedere quando ci si ritrova vittime di una relazione tossica, ma di reagire e trovare il proprio “empowerment”. Il brano di power ne ha sicuramente da vendere; forse a tratti la voce di Micall salta un po’ troppo in primo piano, soprattutto per essere un pezzo rock, ma è un difettuccio che si può correggere benissimo al prossimo singolo in fase di produzione.

https://www.youtube.com/watch?v=wETfRMdZl44

Jacuzzi Jaguar – Baia

Gli Jacuzzi Jaguar provengono dalla Svizzera Francese, e l’accento del cantante tradisce le origini del gruppo. Ciononostante, il loro nuovo singolo Baia si ascolta davvero piacevolmente, e si fa anche vedere altrettanto bene con un video veramente ben fatto che racchiude tutto lo spirito di un sabato sera con gli amici, con un tocco di seduzione che del resto è anche il tema del brano. Il sound è quello di un rock alternativo con decisi interventi elettronici: una chitarra viene infatti completamente sostituita dal synth, e se da una parte questo fa sì che il brano risulti un po’ più leggerino e meno “pieno”, dall’altra aiuta anche a spostare il focus del brano da un pezzo di “puro rock” a una canzone che può benissimo piacere a chiunque, sia gli amanti delle chitarre sia chi è più abituato a bazzicare generi più computerizzati.

Roxercat – Crime

Ritroviamo con piacere i Roxercat con il loro nuovo singolo Crime, dopo che li avevamo conosciuti lo scorso anno con I Changed Today. La band di Nashville propone un altro brano rock chiaramente influenzato da vibe anni ’70, con tanto di organo, e di matrice prog rock. La canzone è tratta dal loro EP d’esordio Pearls uscito il 13 gennaio, e ci piace molto per l’energia che sa sprigionare per tutta la propria durata nonostante le sonorità non siano certo definibili come “hard” -sicuramente il cantato potente contribuisce in maniera non indifferente a innalzare l’indice di spinta del pezzo.


Tutti gli episodi di Groove On sono disponibili a questo link.

I brani di cui parliamo sono raccolti nella playlist Get Your Groove On, che puoi ascoltare qui!

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