Gli Occhi degli Altri, Rumba de Bodas, Wasabe: le recensioni dei singoli italiani

Gli Occhi degli Altri band
Foto di Vanessa Tomasin
Gli Occhi degli Altri – Eurospin

Sono stati in silenzio per due anni Gli Occhi degli Altri, e ci avevano fatto temere il peggio. Invece ora fanno di nuovo capolino, con questo singolo intitolato Eurospin -un nome da discount per una canzone che invece è di qualità premium, diciamo Esselunga o Natura Sì. Le sonorità proseguono piuttosto affini alla scia inaugurata con il precedente singolo standalone Sonnambuli, con atmosfere più distese e sognanti, appena malinconiche per adeguarsi al tema del brano (quello che rimane dopo la fine di una relazione, visto in particolar modo attraverso piccoli ma significativi oggetti domestici). Le strofe sono più narrative, il ritornello si fa più filosofico e apre a linee vocali che restano facilmente in testa senza risultare scontate o troppo “radiofoniche”, per così dire. Una direzione che ci piace assai.

Rumba de Bodas – Todu mundo

I Rumba de Bodas sono una band di Bologna, un tempo ne fece parte anche Matilde De Angelis. Questa settimana hanno pubblicato Todu Mundo, un nuovo capitolo per la band, un brano che parla di libertà, libertà di essere chi si desidera e di visitare il mondo, ispirato dalle musiche del batterista algerino Kharim Zhiad. La fine ufficiale dell’estate è proprio qui, in questo brano dolce-amaro tutto da ballare: più che un brano, un cambio di direzione, la voglia dei Rumba de Bodas di scrollarsi di dosso l’etichetta di “gruppo da live” e fare quel salto di qualità che si meritano. Un brano che ci impone ancora un po’ d’estate, quella malinconia che ci accompagna verso la routine. Godetevi l’ultima festa per un po’, col ritmo dei Rumba de Bodas.

Uganda – Non so perché

La prima cosa che abbiamo fatto di fronte al nuovo singolo degli Uganda è stata chiederci come mai la band si chiamasse in questo modo: abbiamo così scoperto che Uganda è il soprannome del fondatore della band, Matteo Ugazio. Tolto di mezzo questo dubbio, possiamo parlare di come Non so perché sia un singolo particolarmente intimo e quieto, praticamente solo voce con un delicato accompagnamento di chitarra, senza ritornello e dalla durata molto breve -il brano si chiude in poco più di due minuti. È “una dedica a un amore che non esiste ed è proprio questo ad accentuare il senso di solitudine”, spiega Ugazio/Uganda a proposito del brano. La mancanza di un elemento ricorrente è in effetti di primo acchito un po’ spiazzante, perché non rende Non so perché una canzone immediatamente memorabile, ma è chiaro che questo brano va apprezzato principalmente per la sua delicatezza e per le tenui note con cui Uganda racconta la sua storia, usando la metafora delle scarpe sgualcite.

Wasabe e Neverbh – Miami

A qualche mese da Spegnimi la testa, torna Wasabe con il suo nuovo singolo Miami, in collaborazione con Neverbh. I due artisti, sotto la guida del noto produttore Marco Ravelli, mettono insieme un brano che si pone tra l’indie pop e sonorità più urban/trap, basato sul doppio senso della parola “miami” (questo, a dire il vero, un po’ scontato, anche se magari diventerà la colonna sonora della prossima edizione dell’omonimo festival). Le sonorità del brano non permettono troppo di dare libero sfogo alle qualità e al talento dei due artisti, che sotto la patina “mainstream” del brano si riescono comunque a intravvedere. Canzone carina, anche se un po’ troppo pendente verso le logiche di mercato.

Argo – Mi hanno detto che

La scena romana, che sembra sempre più morta, continua però a sputare fuori nuovi nomi che non possono che colpirci, primo tra tutti questa settimana quello di Argo. Il singolo in questione rappresenta una frattura di un equilibrio fittizio che l’artista si era creato in successione ad alcune difficoltà personali che affronta nel testo, come disturbi d’ansia e dipendenza ma con irresistibili movenze pop. Tenete d’occhio questo ragazzo che si muove con abilità tra temi complicati e influenze della capitale, che sì, è ancora la capitale anche dal punto di vista musicale.

Barriera – Dovehomessomiopadre?

Dentro un cellulare; ecco dove Barriera ha messo suo padre. La metafora su cui si basa la sua nuova canzone Dovehomessomiopadre? vuole riflettere in particolare sul nostro rapporto con la tecnologia e con l’alienazione che possiamo raggiungere quando questa relazione diventa malsana e tossica. Per ironia, il sound del singolo è particolarmente elettronico (si potrebbe dire che sembra un sound molto “tecnologico”), e a tratti sincopato quasi per farci provare fisicamente l’ansia e il malessere che suscita la pervasività della tecnologia nella nostra vita. Non lo definiremmo un brano particolarmente catchy o orecchiabile -il che probabilmente non era nemmeno troppo lo scopo di Barriera- ma il suo ritmo frenetico e la sua varietà di produzione lo rendono un brano davvero riuscito, anche nel comunicare le proprie emozioni.

Basiliscus P – Magenta

I Basiliscus P sono una band sicula che dovreste assolutamente ascoltare se avete amato gli I Hate My Village, se fremete dalla voglia di ascoltare il nuovo disco dei Verdena, e se avete pensato, anche solo per un secondo, che l’alternative rock sia morto. Magenta è il loro nuovo singolo, un brano che anticipa un nuovo disco di prossima pubblicazione, figlio della pandemia e rifinito in uno studio ricavato all’interno di un ex forte militare di fine ‘800. Un sound che non vi lascerà andare e che nasce sotto la guida di Marco Fasolo, leader dei Jennifer Gentle e produttore tra gli altri di I Hate My Village e Bud Spencer Blues Explosion.

Deep Town Diva – Wind Back

Sarebbe eccessivo parlare di inversione a U, ma possiamo quantomeno definirla una manovra a L. I Deep Town Diva si ripresentano con il proprio secondo singolo dopo la carichissima Jager of Jager, e lo fanno con questa power ballad chiamata Wind Back, un pezzo decisamente più lento, spazioso e riflessivo che analizza i sentimenti e le emozioni successivi alla fine di una relazione. Via, almeno momentaneamente, lo Jager e la voglia di fare festa, e dentro la malinconia e il ricordo del passato, ma i Deep Town Diva non abbandonano certo del tutto il proprio spirito heavy metal, perché le chitarre distorte e la voce potente del cantante fanno ribollire di passione e di energia anche questo pezzo.

Dojokun – Inside of Me

Ha le vibe di una ballad da rock band americana questa Inside of Me, singolo dell’italiano Dojokun, di base a Roma nonostante il nome nipponicheggiante. Il brano invita a guardare in profondità il lato più intimo e vero delle persone che ci stanno accanto invece che fermarci in superficie alle apparenze, e probabilmente dalla volontà di concentrare l’attenzione sul testo viene la scelta di utilizzare semplicemente le chitarre, senza un sound full band che potesse distrarre. Apprezzabili i vocalizzi del bridge, anche se sembrano un pochino inutili nel contesto della canzone, ma il bel sound nostalgico del pezzo ci convince a perdonare Dojokun per questa concessione alla tecnica.

Giulio Fagiolini – Crater(e)

Dopo qualche mese di assenza, torna il compositore e pianista Giulio Fagiolini con un nuovo singolo in attesa di un disco, in uscita a quanto pare già settimana prossima. Un brano che con le sue atmosfere crepuscolari pone ufficialmente fine all’estate, catapultandoci nel mondo dolce-amaro a tinte pastello di Giulio Fagiolini. Un brano che suona come una vecchia fotografia che ritrae una ballerina sulle punte si anima: “lei balla nel futuro”, prosegue l’autore. Un mondo bellissimo in cui non vediamo l’ora di tuffarci e che speriamo possa popolare le nostre mattinate di pioggia autunnali.

Iosonorama – Come baci bene

Iosonorama è uno dei nomi che più ci aveva colpito durante l’ultima edizione di Musicultura, ed eccola che torna con un nuovo brano dolce-amaro dal titolo Come baci bene. Un nuovo capitolo della cantautrice campana che pone ufficialmente fine all’estate e che segue l’EP di debutto Fenomeni paranormali e dove si rinnova la collaborazione con l’autore e produttore Paci Ciotola. Come baci bene è un selfie scattato per sbaglio, con un Ferragosto in sottofondo e un amore un po’ egoista che con l’estate scivola via. Un brano per chi ha visto almeno un amore estivo sfumare via, per chi ha coperto i mobili della casa al mare e per chi aspetta un altro anno, e un altro amore.

Kardada – Blu Kalifornia

Kardada è il nome di un duo italo-svizzero composto da Iris Moné e dal producer Kandrax. Blu Kalifornia è l’ultimo singolo che il duo ci propone, un brano che prende spunto dall’azzurrissimo cielo della California, posto in cui si può faticare a trovare il proprio posto, specialmente per chi è straniero -questo quello che ci dicono gli artisti a proposito del pezzo. La canzone si situa su un pop elettronico non scatenato ma comunque piuttosto sostenuto, in linea con i pensieri malinconici ma positivi che sono stati alla base dell’origine del pezzo; il beat è gradevole, mentre piacciono meno i vocals, che spiccano troppo sulla base musicale come se fossero isolati dal resto della canzone, e sono interpretati rigidamente e con poca passione, non riuscendo mai a “entrare” per davvero nel pezzo.

Linda Selvaggio – Disordine

Singolo d’esordio per Linda Selvaggio, Disordine è un brano all’apparenza semplice che valorizza le diverse sfumature vocali e raggiunge tutte le corde emotive evocate nel testo. Testo che parla della ricerca di “risposte per un cuore che soffre” e lo fa attraverso parole genuine e supportate dalla voce emozionante della cantante. Il pezzo è delicato, la sua voce è potente e questo connubio funziona: la presentazione di Linda sulle scene musicali non poteva essere migliore e fa ben sperare per i prossimi lavori. [Simone De Lorenzi]

Marco Scaramuzza – Sono fatto così

“Sono fatto così, sono proprio fatto così”. Non dice questo purtroppo la nuova canzone di Marco Scaramuzza, che nonostante il titolo un po’ riecheggiante il noto cartone animato, è un brano decisamente cantautorale e che guarda più l’aspetto psicologico dell’artista che quello prettamente biologico. Cantautorato, ma senza rinunciare a un approccio pop che si vede nel ritornello -che non arriveremmo magari a definire “catchy”, ma che sicuramente apre il brano a dimensioni più accessibili per tutti i gusti. È il primo passo verso un nuovo progetto discografico, che ci dicono essere in arrivo nei prossimi mesi.

Noir Col – Il garbo e la tavoletta

Due anni dopo l’EP La teoria del primo passo vol. 2, i Noir Col si ripresentano con questo singolo intitolato Il garbo e la tavoletta, titolo che prende spunto da un’intricata metafora su cui si basa il testo: “capita che chi costruisce le barche magari non ci vada mai per mare, eppure dedica la propria vita a che gli altri possano farlo. In questa “terra di amare perdizioni”, la letteratura e la musica sono il garbo e la tavoletta che ci permettono di difendere e sostentare la nostra terra”, spiega la band. La canzone si situa su un pop rock piuttosto delicato, partendo con solo pianoforte e voce per poi aggiungere un violino e gli strumenti da full band; si apprezzano le atmosfere piuttosto evocative ed eleganti del pezzo, anche se forse manca quella spinta in più che potrebbe dare un ritornello d’impatto.


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