Gli album italiani del mese: Cosmetic, The Useless 4, Super Topper & more

Cosmetic – Normale
(To Lose La Track, 28 febbraio 2025)
Se qualcuno mi chiedesse di descrivergli in dieci secondi l’immagine che ho io dei Cosmetic, gli farei probabilmente ascoltare l’assolo di chitarra in Buchi x respirare o in Le tue piante. Sono esattamente quelle chitarre “croccanti” di cui avevamo tessuto le lodi in occasione del precedente disco Paura di piacere (2022), e che con sapiente dosaggio (la “scarsità artificiale” che rende questi assoli ancora più speciali perché non compaiono in ogni brano) il gruppo romagnolo inserisce anche nel nuovo disco Normale. Giunti all’ottavo album, i Cosmetic non hanno più nulla da dimostrare a nessuno, ma hanno evidentemente ancora voglia di divertirsi, fare casino con le chitarre, e perché no?, ritoccare ulteriormente il proprio sound: se il disco precedente con le sue sonorità emo/shoegaze era la sublimazione dei Tigers Jaw in italiano, Normale sembra pescare anche dalla recente fortunata esperienza di band come Drug Church, Militarie Gun e Angel Du$t, sporcando parecchio le chitarre e la produzione, andando forse anche più riavvicinandosi alle origini del gruppo, nato ormai più di venticinque anni fa da alcuni ragazzi che adoravano i Nirvana. Rispetto a tre anni fa, in Normale sono spariti i synth: è un disco “punk” se vogliamo, suonato dall’inizio alla fine, senza fronzoli e diretto. Non sono spariti però i ritornelli, i riff accattivanti e la voce sempre un po’ malinconica che non è tipica solo di Bart ma di qualsiasi band provenga dalla riviera romagnola (che, ricordiamo, è la California italiana, musicalmente parlando e non solo).
The Useless 4 – The Useless 4
(Wild Honey Records, 15 marzo 2025)
Sara Puddu, Elisa Puddu, Claudia Rizzi e Federico Rizzi sono The Useless 4, un nome estremamente punk per un gruppo che in effetti porta avanti in pieno proprio la gloriosa tradizione del genere. Sono tutti giovanissimi e infatti questo è il loro album d’esordio, registrato in una mattinata in cui i quattro di Bergamo hanno saltato la scuola per andare in studio (musicale). Le canzoni sono otto, veloci e divertenti in pieno spirito punk ma non prive di riflessioni sociali -del resto il punk e il messaggio socio-politico sono inscindibili, almeno all’origine: un disco che comunica la visione del mondo di quattro adolescenti e che proprio per questo trabocca di vitalità, che poi è la scintilla che segna la differenza fra la musica che vale la pena di ascoltare e quella che invece è fatta per inerzia. Tutto questo non deve comunque far passare in secondo piano l’ottima performance musicale in studio, in primis quella di Sara Puddu, cantante eclettica e dalle qualità vocali non indifferenti. Per sonorità e atmosfere, un disco che può portare un pochino alla mente i primissimi Green Day pre-Reprise.
Super Topper – Super Topper
(Rocketman Records, 13 marzo 2025)
L’album d’esordio omonimo dei Super Topper si colloca all’interno di quell’universo sonoro riconducibile a tutte le varie sfaccettature derivate dal punk. Le undici tracce che compongono il disco presentano un sound generalmente coeso, sebbene alcune siano caratterizzate da momenti vicini alle sonorità dark/post-punk stile Joy Division e Virgin Prunes (Un altro come me e Brucia i ricordi), altre in cui si percepisce chiaramente l’influenza di brani più punk rock in stile Guns’n’Roses e Misfits (Va tutto bene e Solo per un attimo), fino a tracce più melodice e riflessive, in cui l’aspetto lirico diviene quello preponderante (Ballare e L’origine del male). A parer mio, mentre musicalmente sono presenti alcune intuizioni decisamente apprezzabili – penso all’intro di basso e al sound in generale della prima traccia nonché singolo di lancio, Tu non ritorni -, di minor impatto risultano i testi e le linee vocali, che a volte cadono in cliché. In ogni caso, Super Topper è un buon lavoro da ascoltare per chiunque abbia voglia di approcciare sonorità al giorno d’oggi piuttosto distanti dagli standard musicali radiofonici e che permette dunque di avvicinarsi ad alcuni generi e gruppi meno noti, ma senza dubbio affascinanti. [Riccardo Provasi]
Dow – Dow
(Prismopaco Records, 10 marzo 2025)
DOW è un ottimo album strumentale con cui la band omonima ci regala un ascolto ricco di sensazioni forti e contrastanti. Il lavoro si articola in dodici tracce in cui gli ex musicisti degli Adam Carpet (Diego Galeri, Giovanni Calella e Francesco Capasso) danno prova di un virtuosismo tecnico sorprendente, nonché di una vasta conoscenza del panorama musicale, spaziando tra generi come il free jazz, la fusion, il rock psichedelico e persino sonorità vicine allo space rock e al post-punk britannico. L’atmosfera eterea, cupa e sognante di Mental Brick Wall o Zero Gravity ricorda sia le composizioni più sinfoniche dell’ultimo album dei Rammstein (Zeit, 2022) che le colonne sonore di Hans Zimmer, mentre Kick – Ass Grand Finale o Captain Syringe presentano sonorità vicine al rock strumentale più classico. In M’Oshio, i DOW attingono addirittura alla musica indiana, pratica mutuata probabilmente da quanto avvenuto negli anni Sessanta per i musicisti britannici come The Beatles e John McLaughlin, quest’ultimo, a mio avviso, molto presente con un’enorme influenza all’interno di tutto l’album. Un disco consigliatissimo sia per la varietà sonora al suo interno che per la qualità dei brani proposti. [Riccardo Provasi]
Aso – Panorama
(self-released, 28 febbraio 2025)
Già attivi da qualche anno nella scena underground norditaliana, gli Aso arrivano al grande passo dell’album d’esordio Panorama, già anticipato dal bel singolo Navi cargo alcune settimane fa. La band lecchese presenta un sound che sembra prendere ispirazione in primis dal movimento post-rock e post-hardcore di matrice americana, unito a influenze emo e shoegaze, anche se poi di brano in brano le sonorità possono variare anche in modo piuttosto netto (basti confrontare la tranquilla Fuori posto con la sua chitarra quasi country su un arrangiamento blueseggiante con il pesante muro di suono di Silea). Gli arrangiamenti ci fanno peraltro pensare parecchio ai La Dispute (con i quali gli Aso condividono il titolo di un disco) dei primi lavori e di Somewhere at the Bottom of the River, prescindendo però dal cantato a tratti urlato in favore di un’interpretazione più recisa e parlata, forse anche più italiana. Disco dalle atmosfere oscure e invernali nonostante il periodo di uscita ormai quasi primaverile: siamo sicuri che potrà avere una fortunata vita sui palchi dei localini del circuito alternativo.
Bronco – Dove sei?
(V4V, 7 marzo 2025)
L’album d’esordio di Bronco, Dove sei?, nasce dal vuoto e dalla ricerca: le persone mancano, gli amori si perdono, le radici sembrano svanire. In questa assenza, l’artista scava dentro di sé, trovando nel suo cantautorato scuro e alternativo il riflesso di un’anima inquieta. Bronco traccia un viaggio sincero e senza compromessi, in cui ogni brano è uno specchio di emozioni crude e vissute: registrato tra settembre 2023 e settembre 2024 nello studio di Marco Bertoni e co-prodotto con Filippo Giglio (Ibisco), l’album nasce da intuizioni musicali embrionali per poi svilupparsi in un lavoro stratificato, in cui il pop d’autore incontra la sperimentazione. Tra le influenze si intrecciano riferimenti a Rino Gaetano e Lucio Battisti, le distorsioni dei Verdena e l’eco internazionale di Teen Suicide, fino alle profondità sonore ispirate a Fourth World Vol. 1: Possible Musics di Jon Hassell e Brian Eno, con parti di tromba che donano ulteriore spessore al disco. Nei testi si affrontano relazioni tossiche, dipendenze, attacchi di panico e il senso di non appartenenza. Io animale apre la tracklist con un dialogo tra corpo e mente, mentre Blues X un fratello suicida cerca di comprendere il dolore altrui e trovare una via per reagire. Marilyn è l’alter ego con cui impariamo a convivere mentre Qualcosa di demenziale chiude il disco con un’esplosione liberatoria, un rifiuto dell’omologazione e del peso del mondo. Dove sei? è un album che mette a nudo le fragilità e i desideri di Bronco, un percorso che intreccia ricordi d’infanzia e rifugi sicuri, suoni essenziali e arrangiamenti minuziosi. Un disco da ascoltare senza filtri, in cui, forse, si nasconde anche la risposta alla domanda che tutti ci portiamo dentro.
Shady Lane – There and Back
(Underground Symphony, 21 marzo 2025)
Otto brani compongono l’album di debutto degli Shady Lane, There and Back, uscito ovunque il 21 marzo e anticipato dal singolo The City, pubblicato per i 30 anni della casa discografica Underground Symphony Records di Torino. Otto tracce che superano di gran lunga la lunghezza media del classico (e scontato) format radiofonico e che infatti di scontato hanno ben poco. Il disco, un concept album ispirato alla figura di Arthur Conan Doyle e all’universo thriller in generale, presenta sonorità vicine al metal melodico e progressive, nonostante al suo interno convivano le influenze più disparate, dai Dream Theatre ai Van Halen fino ai Muse, come testimonia Ashes in My Hands, quarta traccia del disco, che a parer mio si classifica come il brano più completo e godibile per via della sorprendente commistione tra atmosfere dream, pop e heavy. Hiding Our Fears e Drag into the Nightmare sono tracce crude e potenti, perfettamente bilanciate dalla più melodica The Great Unknown e dall’inaspettato spoken word di Seasons. Oltre alla qualità artistica della scrittura, è impossibile non sottolineare l’altissimo livello tecnico dei musicisti, capaci di virtuosismi assolutamente sopra la media. [Riccardo Provasi]
Five Sides – Fino a che non passa
(Atomo World, 21 marzo 2025)
Con Fino a che non passa, i Five Sides firmano un debutto intenso e personale in un viaggio attraverso fragilità, incertezze e senso di inadeguatezza: temi che definiscono un filo conduttore chiaro, rendendo ogni brano parte di un racconto più ampio, che svela il lato più umano ed emotivo della band. Il sound oscilla tra alternative rock, pop rock e accenti punk, richiamando le sonorità degli anni 2000, ma mantenendo un’identità ben definita. L’album si apre con II, un’introduzione melodica che prepara il terreno per il viaggio introspettivo che segue, per poi virare su sonorità più graffianti in brani come Sold Out e Dorian Gray. Un altro palco emerge come un inno all’amicizia e alla resilienza, mostrandoci tutto il loro coinvolgimento. Chiude il cerchio Serotonina, una ballad intensa e malinconica che parla di un amore tanto intenso quanto doloroso. Un album autentico e sincero, che svela l’essenza musicale dei Five Sides, segnando un debutto forte e incisivo per una band con ancora molto da dire. [Silvia Caracristi]
Calma, Ora – Sometimes We Get Lost
(self-released, 28 marzo 2025)
Dei Calma, Ora ci siamo occupati varie volte negli ultimi mesi in occasione dell’uscita dei singoli che hanno anticipato l’uscita di Sometimes We Get Lost, il loro terzo EP. I brani avevano messo in chiaro cosa potessimo aspettarci dall’EP: una collezione di cinque brani intimi e dal mood delicato ma non certo incapace di alzare i giri e l’intensità -si veda già solo la traccia d’apertura I’m Caving In. A prevalere sono vocals raccolti e un po’ malinconici (da spiaggia al mattino presto) e la chitarra acustica, ma l’arrangiamento è comunque abbastanza pop da rendere questi brani godibili per tutte le orecchie, dai fan della musica chill a quelli dell’emo e del dream pop.
Orelle – Monstera
(Pluma Dischi/Irma Records, 21 marzo 2025)
Nel pieno di una trasformazione artistica e personale, Orelle fiorisce con Monstera, EP che intreccia il cantautorato a un’elettronica raffinata contemporanea. Frutto di anni di scrittura, pause e riprese, il progetto prende vita come un dialogo continuo tra il mondo esterno e l’intimità della sua stanza piena di piante, custodi silenziose dell’attesa e della crescita. L’EP si sviluppa come un rifugio sonoro, un luogo in cui esperienze personali e frammenti di vita altrui si intrecciano in una narrazione delicata e profonda. Il suono di Monstera è il risultato di un lavoro collettivo, nato dalle bozze di Orelle e affinato insieme a Aldo Capasso e Marco Autiero, co-produttori del disco. Il risultato è un universo elettro-acustico che fonde campionature e sound design con una scrittura intima, mantenendo un perfetto equilibrio tra sperimentazione e melodia. Dopo i singoli Monstera e Pina, l’EP si completa con tre nuovi brani: Ortiche racconta il senso di appartenenza e la riconciliazione con le proprie radici, Ogni confine invece diventa un inno alla lentezza in un mondo che impone efficienza, ricordandoci che la rinascita segue tempi personali. Infine, Mentre qui nessuno esplora la vulnerabilità nelle relazioni, un incontro tra amanti che si mostrano per quello che sono, senza maschere, ma con la consapevolezza di un legame autentico. Con Monstera, Orelle inaugura un nuovo capitolo della sua carriera artistica, aprendosi a nuove esperienze e abbracciando il desiderio senza timore. Un capitolo verde, vibrante, pronto a sbocciare il primo giorno di primavera.
Niglio – Penombra Remix
(Pluma Dischi/Irma Records, 28 marzo 2025)
I Niglio tornano con Penombra Remix, un’operazione di scomposizione e rinascita che porta il loro suono verso nuove dimensioni elettroniche. Un progetto in cui il duo si affida a un cast di producer per ridisegnare il proprio universo musicale, attraversando jungle, IDM, techno, drum and bass e deep house. La scelta è stata naturale: aprire le porte ad altri artisti, lasciando che ognuno rielaborasse le tracce senza vincoli o direzioni imposte. Il risultato è un mosaico sonoro in continua evoluzione, in cui ogni remix svela nuove possibilità di lettura: dalla drum and bass energica di Dj Dibba in 75100, alle incursioni IDM e jungle di Samuele CYMA in Tormenti, fino alla techno-house ipnotica di Francesca Palamidessi su Passaggi. Menzione speciale per Barbara Nicole, dj e produttrice americana che ha scoperto Penombra sui social e ne è rimasta affascinata, e per Roden, amico e producer già presente all’interno del disco originale. Il duo ha scelto di non ascoltare alcun remix fino alla consegna finale, lasciando che ogni traccia fosse una sorpresa totale. Un atto di fiducia che ha ripagato, conferendo all’album un’energia spontanea e inaspettata con i Niglio dimostrano che la musica può trasformarsi senza perdere identità, rimanendo aperta a infinite reinterpretazioni.
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