Aftersalsa, Dheli, Zabriski: le recensioni dei singoli italiani

Aftersalsa band
Aftersalsa – Patente + Non credermi

Freschi d’ingresso nel roster di un’etichetta sempre attenta ai nuovi sound di tendenza come Futura Dischi, gli Aftersalsa si ripresentano sulle scene con il doppio singolo Patente e Non credermi. Un doppio singolo che rappresenta un po’ anche una sorta di doppia anima: carica e martellante Patente, molto più autoriflessiva e tristeggiante Non credermi, anche se poi a ben vedere ci sono molti più punti di contatto fra i due brani di quanto non sembri a un primo ascolto. L’approccio degli Aftersalsa infatti è lo stesso in entrambe le tracce; si potrebbe quasi definire post-emo nel senso che il cantato, i testi e l’andamento delle canzoni sono emo to the extremo core ma poi tutte le chitarre sono state sostituite dai synth (in Non credermi a onor del vero una chitarra c’è, seppur ipereffettata) e la batteria da un beat elettronico. Loro ad ogni modo si presentano così: “siamo le canzoni che ascolti quando fai tardi e sta sorgendo il sole, l’ultima sigaretta poi davvero basta. La colonna sonora del kebabbaro mentre apri una peroni da 66 con l’accendino.”

Ale Cardin – Un altro lunedì

Eclettico e variabile, un po’ come il tempo in montagna. È il nuovo singolo di Ale Cardin, successivo a Montale uscito a febbraio, anch’esso con distribuzione Artist First. L’artista di Frosinone realizza una canzone che nel giro di poco più di tre minuti e mezzo ti fa dire “ah, è un pezzo urban”, poi “ah, no, è indie” salvo correggerti quando partono le chitarre e ti accorgi che è anche un pezzo rock. Tutto questo tramestio fra generi diversi però non risulta in un insieme disordinato e scompigliato, ma in un pezzo che sta in piedi in tutta autonomia e anche con un certo garbo. Ale(ssio) parla degli istinti, della parte primordiale di noi: “dicono che fare scelte di pancia sia sempre sbagliato, ma per parlare, respirare, cantare e dire sempre quel che si ha da dire c’è bisogno di ascoltare gli istinti, di rompere i muri che dividono quello che vogliamo essere da quello che siamo”, spiega. Un altro lunedì funziona perché senza barocchismi o virtuosismi tecnici e senza passaggi paraculi mette al centro quello che conta davvero: la musica e le parole, fuse in un’armonia che piace all’orecchio.

Dheli – Bolle di sapone

Duetto per Dheli, che nel suo nuovo singolo Bolle di sapone si avvale della collaborazione di Camilla Rinaldi per cantare in coppia quasi tutto il testo del brano. Lontano dal pop punk dell’ultimo brano La mia ragazza è punk ma più vicino ad altre produzioni recenti dell’artista spezzino, Bolle di sapone è un brano ritmato e pop, molto basato sul synth e fondamentalmente adatto per la stagione estiva che stiamo vivendo (del resto, le bolle di sapone mica le facciamo d’inverno quando fuori fa freddo). In attesa di scoprire i prossimi passi (c’è sempre un lavoro pop punk al quale Dheli sta mettendo mano), Bolle di sapone ci tiene impegnati e danzerecci in queste settimane finali di agosto.

Emanuele Vascon – Trenta

Il padovano Emanuele Vascon ci propone il suo nuovo singolo Trenta, che insieme ad altri brani pubblicati in questo 2021 come Colazione e Nonostante tutto andrà a comporre un disco in uscita a fine anno. Il brano è un pezzo pop tranquillo e riflessivo, quasi ballad, che Emanuele ha scritto come “una fotografia dei ragazzi della mia età e di come sto vivendo io questo periodo della vita”. L’approssimarsi dei trent’anni, giro di boa della vita in cui secondo la concezione tramandataci dai nostri genitori uno dovrebbe aver cominciato a sistemarsi con il lavoro, la casa, magari un affetto stabile… salvo poi scontrarsi con le macerie della crisi post-2008 che ha mandato tutto all’aria. La sensazione è che il pezzo avrebbe beneficiato di un finale più esplosivo per cambiare passo, ma tutti quelli che sono nati, diciamo, negli anni attorno al 1990 potranno probabilmente rispecchiarsi parecchio, ahimè, nel testo del brano.

Zabriski – Dio ci salvi

Con una pistola in copertina (pericoloso in questi tempi di censura sui social, specialmente quelli di Zucc), Zabriski ci presenta Dio ci salvi, il suo primo singolo del 2021, per l’etichetta laCantina Records, vicentina come lui. Un brano che, come spiega l’artista, “affronta in maniera autoironica l’eterno stato di sospensione festosa che viviamo nella modernità in un mondo dove, per fortuna, va ancora tutto bene”. Lo fa con un sound fondamentalmente pop acustico, guidato da una chitarra discreta e da un synth ossessivo (quasi un beat), che armonizzano bene e lasciano ampio spazio alle parole con cui Zabriski riflette sul proprio recente passato -e, ci sentiamo di dire, su un rapporto concluso in modo ambiguo.


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