Aendriu, Rosapolvere, Stain: le recensioni dei singoli italiani

Aendriu
Foto di Luca Ash Iacono

 

Aendriu – Aria

Dopo il singolo Vuoto dello scorso anno, Aendriu torna con un nuovo brano intitolato Aria. Il musicista, noto anche per essere il chitarrista dei Punkreas, presenta un pezzo punk rock tirato e aggressivo, con influenze hardcore punk ma ampiamente accattivante e memorabile. Il testo tratta il tema sempre pressante della violenza usata dalle forze dell’ordine (e dell’impunità di cui godono nella quasi totalità dei casi), e “nasce dall’osservazione di un contesto globale in cui anche i sistemi democratici più consolidati mostrano derive autoritarie, legittimando la repressione come strumento di controllo”.

 

LaMatta – I figli del re / Cosa ci distrugge

Doppio singolo per i LaMatta, che pubblicano I figli del re / Cosa ci distrugge a qualche anno dall’uscita del loro EP d’esordio omonimo (2022). Intese come lato A e lato B (come nei “vecchi” 45 giri), le due canzoni mostrano un doppio lato anche della band: più ruvido e potente il primo brano, più riflessivo e ampio il secondo, pur sempre all’interno di un rock alternativo all’italiana con qualche eco degli anni ’90. Piace molto la lunga outro strumentale de I figli del re, momento musicale quasi d’altri tempi che ci racconta come i LaMatta abbiano qualcosa da dire non solo a livello lirico ma anche di suoni.

 

Lorenzo BITW & Hot Kowski – Come quando

Come Quando è il primo singolo estratto da Club Della Fortuna, il terzo album di Lorenzo BITW. Il brano nasce dalla collaborazione con Hot Kowski, progetto elettronico di Niccolò Chotkowski, dando vita a un incontro naturale tra scrittura pop e attitudine club-oriented. Il nuovo singolo prende forma quasi per gioco, da un testo scritto da Lorenzo che Hot Kowski ha reinterpretato vocalmente con un approccio personale e istintivo. Da qui si sviluppa un equilibrio spontaneo tra suoni garage e house, una linea vocale ipnotica e bassi sporchi che spingono il brano verso una dimensione istintiva e magnetica. Il testo si muove per ripetizioni, come un mantra emotivo che si avvolge su se stesso: frasi spezzate, richiami ciclici, assenze e presenze che si rincorrono, creando un flusso quasi ossessivo, sospeso tra intimità e movimento.

 

Rosapolvere feat. Votto – A Castle

Rosapolvere e Votto costruiscono un miraggio oscuro destinato a crollare sotto il proprio peso: A Castle. Il nuovo singolo è un rituale sonoro che parte in punta di piedi, tra percussioni dilatate, synth modulari e riverberi densi come nebbia padana, per poi detonare in una catarsi hardcore-metal che non lascia scampo. In A Castle il percorso si fa più subdolo rispetto alle precedenti collaborazioni fatte di sfuriate frontali: la voce rielabora un Dies Irae seicentesco in latino, evocando un immaginario apocalittico che accumula tensione fino allo strappo. Quando le chitarre ultra-distorte irrompono, sorrette da batterie analogiche e sintetiche che si confondono tra loro, il brano cambia pelle. Non costruisce, erode. Non eleva, consuma. A Castle cresce come un organismo instabile fino al collasso finale, trasformando il paesaggio sonoro in rovina e visione. Un’alleanza che trova ora una nuova consacrazione dal vivo: a fine febbraio 2026 Rosapolvere e Votto voleranno in Giappone per un sorprendente tour di quattro date, portando sul palco un set esteso e senza soluzione di continuità. Un castello che, prima di crollare, promette di bruciare lontano.

 

Stain – Siamo animali

Siamo animali, il secondo singolo in italiano degli Stain, segna una presa di posizione netta: la lingua madre non è un esperimento, ma il nuovo centro della loro scrittura. Siamo animali nasce nel punto in cui il senso di appartenenza al branco smette di essere protezione e diventa un meccanismo di controllo, dando forma al bisogno di osservare il comportamento umano senza filtri. Il brano mette a fuoco la dimensione collettiva come rifugio e come gabbia, la paura del diverso e le regole non scritte che promettono ordine ma finiscono per normalizzare desideri e istinti.

 

Wut – A darci fuoco

Ascoltare un brano come “A darci fuoco” è come ricevere una carezza ruvida che poi ti resta addosso, come l’odore di fumo sui vestiti. WUT costruisce un paesaggio sonoro sporco e pulsante, dove l’apatia non è un punto di arrivo ma un detonatore. C’è una tensione costante tra immobilità e scatto, tra cinismo urbano e bisogno quasi viscerale di sentirsi vivi. Il testo scava, fa domande scomode, obbliga a guardarsi dentro senza filtri. È una piccola rivoluzione interiore, che brucia lenta ma illumina. Un pezzo che non consola, ma accende.

 

Feeda – Non mi piace più

Nuovo singolo per Feeda, giovane cantautrice salernitana che ad aprile pubblicherà il suo primo disco, dopo aver esordito nel 2022 con l’EP La misura delle cose. Non mi piace più è un brano semplice, quasi essenziale nelle sue sonorità primariamente chitarra-voce (con un basso e un synth che fanno capolino nell’arrangiamento), più vicino all’indie pop che al cantautorato ma pescando un po’ da entrambi i mondi. Il testo “parla di frustrazione e della paura dell’essere donna in tempi bui per i corpi e i cuori”.

 


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