The Midnight Souls: intervista ai Madbeat

Ci sono concerti, e poi ci sono esperienze che restano impresse per sempre nella memoria. “The Midnight Souls” è una di quelle. Il nuovo spettacolo dei Madbeat, consolidata realtà dell’underground torinese, non è un semplice live, ma una vera e propria celebrazione musicale e umana: un progetto ambizioso, emotivo e profondamente sentito, che segna una nuova tappa nella loro storia. Dopo il gran sold out al Magnolia del 23 gennaio 2026, la band ha fatto il bis facendo registrare il tutto esaurito anche alla data casalinga di Torino del 7 febbraio. Ci siamo fatti raccontare qualcosa in più su questa esperienza nuova e fuori dalla “comfort zone” per la band.
“The Midnight Souls” sembra essere stato più un manifesto artistico che un semplice live. Quando avete capito che non sarebbe stato solo un concerto, ma qualcosa di più ampio e identitario per i Madbeat?
L’abbiamo appreso dopo le prove generali, quando per la prima volta abbiamo suonato tutti insieme e sentivamo nitidamente tutto il lavoro svolto nei mesi precedenti. È stata davvero la realizzazione di qualcosa di grande.
Avete preso il vostro repertorio e lo avete quasi “riscritto” attraverso arrangiamenti soul, fiati e una big band. C’è stato un momento in cui avete avuto paura di spingervi troppo oltre rispetto alla vostra identità punk-rock?
Non abbiamo mai avuto questa preoccupazione. L’idea era di mettere il nostro modo di scrivere su un altro livello. Prendere consapevolezza di essere in grado di fare tutto ciò è stata una gran cosa per il nostro percorso. L’idea di snaturare le canzoni non era una nostra intenzione, ma neanche ci siamo posti limiti.
Milano è stata la nascita pubblica del progetto, mentre Torino ha rappresentato la chiusura del cerchio, per di più con un sold out. A livello emotivo e simbolico, che differenza c’è stata tra suonare The Midnight Souls “fuori casa” e portarlo nella vostra città?
Fuori casa rappresentava per noi un tassello importante. Ricevere così tanto consenso e rispetto lontano dalla tua confort zone è estremamente appagante e incoraggiante. A Torino è stata una festa e un riconoscimento da parte dei nostri supporters di casa verso un percorso che in qualche modo è cambiato e riparte ora da zero con nuove consapevolezze.
Questo progetto ha richiesto mesi di lavoro e una macchina organizzativa molto più complessa rispetto a un live tradizionale. Qual è stata la difficoltà più grande da affrontare e qual è invece la scoperta più sorprendente che vi porterete dietro in futuro?
Sicuramente la mole di lavoro artistico è stato un impegno notevole, ma anche la questione onerosa di questo progetto è stata valutata molto attentamente. Ci ha sorpreso notevolmente come delle canzoni che conoscevamo fino al midollo potessero regalarci altre emozioni come se fossero inedite.
Dai commenti sui social di alcuni fan, molti hanno parlato (parafrasando) di uno spettacolo che ha cambiato il modo di percepire i vostri brani, quasi come se li avessero ascoltati per la prima volta. C’è una canzone che, grazie a The Midnight Souls, avete riscoperto anche voi sotto una luce completamente nuova?
Tutte sono state una scoperta. In alcune la band è intervenuta di più e in altre di meno, ma in ogni singola nota che hanno aggiunto alle canzoni c’è stata una magia. Forse la più sorprendente è stata dannato cuore.
The Midnight Souls sembra vivere molto sul concetto di evento unico e irripetibile. È stata una scelta artistica consapevole oppure pensate che questo tipo di contaminazione orchestrale possa influenzare stabilmente il futuro dei Madbeat?
Noi speriamo che il percorso che abbiamo fatto ci contamini. Non tanto gli elementi di questa orchestra, ma il modo critico con cui abbiamo arrangiato i brani.
Guardando indietro, questo progetto appare come qualcosa di estremamente ambizioso, quasi “folle” per una band proveniente da una scena punk. Se doveste riassumere The Midnight Souls in una singola immagine o sensazione che vi rimarrà dentro, quale sarebbe?
Perseveranza. La capacità di non fermarsi al pensiero e andare sempre fino in fondo.
