Salvomè ha raccontato il nuovo singolo “HO PIANTO TUTTO IL WEEKEND”

“HO PIANTO TUTTO IL WEEKEND” è il nuovo singolo di Salvomè, il racconto lucido di quel tempo emotivo breve ma totalizzante che segue la fine di una relazione, quando tutto è ancora sospeso e sembra impossibile trovare un senso definitivo: l’ultimo risveglio insieme, le domande senza risposta, la scoperta di non essere stati gli unici in quel letto. Salvomè trasforma il dolore in un’esperienza collettiva e generazionale, capace di parlare a chiunque abbia attraversato una sofferenza simile.

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con il giovane artista siciliano e ci siamo fatti raccontare di più sulla sua nuova pubblicazione e sulla sua scelta di esporsi senza filtri, dando spazio a una vulnerabilità maschile spesso taciuta e ricordando che l’unico modo per attraversare il dolore è abitarlo, fino a quando non diventa memoria:

 

Nel nuovo singolo “HO PIANTO TUTTO IL WEEKEND” ti concentri su un tempo emotivo brevissimo, quel weekend in cui tutto è ancora sospeso. Cosa ti affascina di più di quei momenti di passaggio, quando il dolore non è ancora diventato racconto?
Era da un po’ che non provavo forti emozioni e sicuramente essermi innamorato ha risvegliato in me tante cose. Vivere momenti in maniera intensa è stata una cosa che ho sempre ricercato, finendo inevitabilmente per accettare anche il rischio che le cose poi non vadano come immagini. Il dolore, la delusione di quest’amore non corrisposto, mi hanno fatto soffrire, ma mi hanno anche fatto sentire vivo, e questa è la cosa che più mi affascina.

 

Racconti la fine di una relazione con uno sguardo quasi clinico, molto lucido, evitando la retorica. È una scelta istintiva o un modo per proteggerti mentre metti in musica qualcosa di così intimo?
In questa canzone ho deciso di raccontare una storia che ho realmente vissuto.
Dopo aver scritto le parole mi sono sentito nudo per la prima volta, rendendomi conto di essere stato sincero come non mai. La lucidità che si intravede nelle parole è la stessa che ho sempre avuto durante tutto il tempo della frequentazione, sin dall’inizio c’era qualcosa che non mi tornava. Sono contento che s’intraveda questa consapevolezza, quindi direi che in questo caso non mi sono protetto, ma ho descritto esattamente quello che è stato. Una storia di cui conoscevo già il finale.

Nel tuo nuovo singolo trasformi un’esperienza personale in qualcosa di collettivo e generazionale. Ti interessa più essere compreso o essere riconosciuto da chi ascolta?
Di base, mi piace raccontare la mia visione delle cose, e di quelle che sono le mie esperienze.
Ovviamente so che molte storie ci accumunano e sono molto simili tra di loro, per questo credo che tanti ragazzi possano ritrovarsi nelle mie parole, comprendendomi di conseguenza, e nella maggior parte dei casi comprendendo anche se stessi. Io per primo mi sono conosciuto e ho scavato a fondo su tante mie cose ascoltando le parole dei miei artisti preferiti. Spero quindi di essere compreso prima, e magari anche riconosciuto per la mia storia.

Canti “In quel letto anche ragazzi più belli di me fanno la stessa fine”: quanto è importante per te smontare l’idea di competizione legata all’amore e all’abbandono?
Mi piace tanto questa domanda. Mi è successo di incagliarmi due volte in un amore non corrisposto, e il meccanismo che è scattato nella mia testa è stato, in entrambi i casi, quello di sentirmi meno di quelle persone, non abbastanza e non all’altezza. La seconda volta è finita perché di mezzo c’era un altro ragazzo, e la cosa che istintivamente ho fatto e stata quella di paragonarmi e mettermi a confronto, chiedendomi cosa avesse lui in più di me. Questo è stato l’errore più grande che potessi fare e che possiamo fare. Credo sia necessario imparare a darsi valore, ed avere la consapevolezza di chi siamo, è fondamentale per non cadere in questi dolorose trappole mentali.

 

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