Zebrahead al Legend Club di Milano – 25/07/2024: il live report

Il live report del concerto degli Zebrahead al Legend Club di Milano!
Entro al Legend Club consapevole che ne potrò uscire solamente devastato. Un concerto degli Zebrahead a luglio promette sudore e sudore è quel che avrò. Stessa location del febbraio di un anno fa per la band di Orange County, che ci era venuta a trovare anche l’estate scorsa allo Slam Dunk Italy, stesso entusiasmo da parte dei fan che la calura non fiacca. Alle otto, quando inizia a suonare la prima delle due band d’apertura, complici gli impianti di aerazione del locale al massimo, si sta anche freschi: non sarà così alla fine della serata.
Inaugurano lo show i Last Fist Hero, gruppo di Bologna che riesce nell’impresa di non presentarsi nemmeno una volta al pubblico; il loro pop punk convince i primi avventori apparecchiando gli animi e sciogliendo le membra intorpidite. Maggiore presenza scenica l’hanno i Monday Proof da Venezia (“ma non Venezia città”), anch’essi già visti al Beky Bey di Igea Marina per lo Slam Dunk Italy 2023, in compagnia proprio degli Zebrahead. Il quintetto pop punk è complice con il pubblico e scuote un Legend che si va riempiendo tra lanci di magliette omaggio, mosse e balletti, patriottici contest di bestemmie (sic) e canzoni dedicate alle forze dell’ordine (“i nostri angeli”). Missione compiuta, nonostante il mosh pit invocato e non eseguito dal manipolo di persone sottopalco (al quale ero in mezzo: scusate, è che sono timido).
Chi non ha bisogno di fare richieste di mosh pit sono gli Zebrahead, che ottengono un pogo ancora prima di cominciare a suonare. E sarà un pogo continuo fino alla fine del concerto: nel girare intorno al pit le persone stipate nella stanza fanno a gara con i ventilatori sopra le loro teste. La band pesca da un po’ tutti gli album, suonando anche un inedito, Pulling Teeth (che uscirà il 31 luglio). Loro sono in gran forma, almeno quanto i baffi del chitarrista Dan Palmer, e dal vivo si gode il tiro più pop punk e meno metallico della loro musica, con il rapcore che interviene ogni tanto a scombinare le carte in tavola.
Dopo le prime canzoni godute in posizione avanzata la calca e la foga mi costringono a ripararmi ai margini del circle pit. Mi dico: dopo Call You Friends arretro. Inevitabilmente, mi ritrovo in seconda fila. (Da qui i baffi di Dan sono ancora più iconici). Tra i tanti pensieri che circolano tra un brano e l’altro, mi assale il seguente dubbio: quello che ha istituzionalizzato le Vans come scarpe dei poppunkers ha mai pogato al Legend Club? Forse immaginava pavimenti rivestiti del grip dello skateboard, perché il livello di sudore accumulato rende difficoltoso rimanere in piedi.
Gli Zebrahead sono una macchina da guerra in termini di coinvolgimento. I ragazzi della crew, vestiti da scheletro, partecipano stabilmente sul palco nella veste di bartender-coristi-security, novelli artisti del popolo e benemerite soubrette dall’alto tasso alcolico. Nell’ordine assisto a: una gara di shottini, l’accoglienza di una ventina di crowdsurfer sul palco, un improbabile wall of death, un crowdsurfing a mezzo di gonfiabile anguriforme con il tizio sopra a schivare le pale dei ventilatori.
Insomma, quella degli Zebrahead è stata una grande festa a cui nessuno degli invitati si è sottratto. I trenta gradi della serata milanese rinfrescano la nostra uscita dal Legend, mentre ancora risuona in testa il marasma sonoro del punk rock. E vorremmo che ogni sera fosse così, the anthem of our lives.
