Punkcake e WEL al Legend Club di Milano – 09/05/2025: il live report

Locandina del concerto dei Punkcake al Legend Club di Milano

 

Sono stato al Legend Club di Milano il 9 maggio 2025, al concerto dei Punkcake, per sentire i WEL. Questo va chiarito prima di ogni altra cosa. Però ne ho approfittato per cercare di scardinare alcuni pregiudizi che avevo sugli headliner, di cui sapevo solo tre cose: hanno un nome bellissimo; sono toscani; hanno partecipato a XFactor.

Ma facciamo un passo indietro. La serata è aperta dai Varlene, band di Milano che si definisce punk-grunge-alternative, un miscuglio di etichette che li rende difficili da etichettare e forse va bene così: non so bene cosa significhi questo intreccio ma la potenza del loro live rende. A giugno – dicono – uscirà il loro primo album e noi teniamo le orecchie tese.

I WEL non li vedevo da novembre. Suonavano sempre al Legend e quella era stata la prima volta in cui la scaletta non prevedeva canzoni in inglese, proprio come questa sera. Il locale inizia a riempirsi ed è la prima volta che mi capita di trovarmi circondato da gente che non li conosce. Ma se i fan più hardcore stentano a farsi notare, la presa bene non manca, anche da parte del pubblico nuovo.

Con l’heavy pop punk da Modena il tiro si alza. I WEL, con alcune comprensibili esclusioni, propongono il loro repertorio più fresco: Rat race, Stop, Percorsi, Poi torna, Con nessuno, Direzione, Tetto del mondo. Fa il suo esordio milanese anche l’ultimo singolo Strobo, già presentato al Covo Club, mentre Nora vede sul palco l’intervento del buon Silly Sam. Al netto del set da opener, una performance incisiva che non lascia indifferenti: anche i neofiti in transenna ne escono soddisfatti.

È il momento dei Punkcake, che arrivano in terra meneghina dopo le date all’Alcazar di Roma e al Covo di Bologna. Di solito mi preparo sulle band che non conosco, ma questa volta ho preferito godermi la sorpresa. E sorpresa è stata. A essere sincero, non ho capito cosa è successo su quel palco. So solo che è stato caotico. (E qualcuno direbbe che già solo questo è molto punk).

Mi aspettavo un qualcosa di plasticoso e cantato in italiano, a misura di talent show insomma; nulla di tutto ciò. Non ho capito se hanno fatto inediti o cover e non ho ancora deciso se mi piacciono, ma di questo chi se ne importa: la gente sottopalco apprezza, balla e si lascia andare. I cinque ragazzi vestono e suonano vintage, paiono i Sex Pistols dell’Arno. Con la freschezza di chi ha appena passato la soglia dei vent’anni si insultano bonariamente, fanno versi e tirano fuori un sacco di “deh”, oltre che svariate imprecazioni che il neoeletto pontefice non gradirebbe e qualche “Palestina libera”.

Verso la fine suonano l’inedito Fiat (ché “la Panda è l’auto proletaria”), una canzone che uscirà a breve o forse no, chissà. Il brano – inframmezzato da un filosovietico Bandiera rossa “perché noi siamo comunisti” – li fa assomigliare alla versione cazzara dei 66cl – Fedeli alla birra. Manco il tempo di pensarlo e chiudono con una cover proprio dei 66cl, Mario Draghi (quella dell’imene che è una pallottola nel cranio di Aldo Moro; ma anche quella di “Ho pieni i coglioni della musica pop, della merda in TV, rapper ai talent show”), dedicata al(la) presidente del consiglio. 40 minuti di set e mandano tutti a prendersi un tè caldo.

Insomma, sono entrato al Legend con alcuni interrogativi e ne esco con diversi altri. Se è quest’ultima la direzione che hanno deciso di intraprendere, sarà interessante seguirla. Già li immaginiamo tutti i compromessi implicati nel fare un punk pseudoimpegnato uscendo da XFactor (sarà il vecchio adagio del ribaltare il sistema dall’interno?). Vedremo se saranno capaci di non farsi inglobare dal sistema.

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