Ricche le Mura, Marta Pitì, Peaks: le recensioni dei singoli italiani

Ricche le Mura – Mani di sole
Dopo Tagliola e Chiù, arriva anche il terzo singolo tratto dal nuovo album dei Ricche le Mura, di cui finalmente sappiamo anche il titolo: Un ragno, il suo uovo e noi dentro, fuori il 16 maggio per La Tempesta Dischi. Mani di sole è un brano pop rock orecchiabile ma dallo spirito quasi cantautorale, con un cantato che in qualche modo ci ricorda quello delle Vibrazioni dei tempi d’oro. Bello il finale in crescendo con i cori.
Jigamma – Primo amore
EP d’esordio in arrivo a breve per Jigamma, artista di Dumba Dischi di stanza a Bologna -ma di origini livornesi. Primo amore è un brano pop delicato dalle sonorità elettronicheggianti e minimali, un po’ come il cantato a tratti quasi accennato che ha il merito di non prevaricare sulla musica. Il testo “racconta la necessità di abbracciare la propria essenza e accettarsi con curiosità e delicatezza, prima di poter amare gli altri”.
Marta Pitì – Al sicuro insieme a te
Dopo Una foto sfocata e Ci resterà qualcosa, Marta Pitì pubblica il suo terzo brano di sempre con questa Al sicuro insieme a te. L’artista di Patti (ME) è appena agli inizi (classe 2007), ma la sua interpretazione si fa già notare per la capacità di imprimere le emozioni sul nastro che farebbe pensare a una voce ben più navigata; il timbro di cui può disporre Marta sembra peraltro parecchio adatto anche per future rotazioni radiofoniche -una traiettoria che non possiamo che augurarle.
Peaks! – Bad Decisions
A poche settimane di distanza da Morphia, i Peaks! pubblicano un altro nuovo singolo, intitolato Bad Decisions. Il duo ripropone un rock alternativo con influenze e sonorità elettronicheggianti, secondo uno schema che nel mondo angloamericano va per la maggiore ma che qui in Italia fanno davvero in pochi. L’orientamento della band è chiaramente teso al mercato internazionale più che a quello interno, per cui ci sentiamo di dire che anche se Bad Decisions è un brano “alternativo” per le abitudini delle orecchie italiane, la canzone potrebbe fare molto bene fuori dai nostri confini.
Pramuda – Bee’s Dream
Un ronzio apre il singolo d’esordio dei Pramuda, che non poteva quindi che essere intitolato Bee’s Dream. Il brano “immagina, dopo uno scenario apocalittico, la ricomparsa di un’ape, animale fondamentale per il nostro ecosistema, che riporta l’equilibrio in un habitat stravolto dalle mire espansionistiche e distruttive dell’uomo che hanno seminato solo rovine”. Un tema quantomai pressante nell’epoca in cui viviamo ma che trova uno spazio incomprensibilmente piccolo nel mainstream musicale (e in effetti, si potrebbe obiettare che i Pramuda di certo non fanno parte del mainstream). Il brano è cantato in tre lingue: italiano, inglese e arabo, anche se potremmo aggiungere una quarta lingua, quella della natura (ben rappresentata dall’imitazione dell’ape a inizio brano). Le sonorità sono ad ogni modo abbastanza orecchiabili, specialmente il refrain cantato in arabo. Da proporre a Radio Popolare come jingle di qualche trasmissione.
Sedici – Stare al passo
A volte bisogna correre controvento per ‘’stare al passo’’, il nuovo singolo di sedici, in uscita il 2 maggio per Honiro Label e Luppolo Dischi. Il mondo ci vuole pronti, attenti ai meccanismi di un sistema contorto e non facile da comprendere, seguendo un modello di perfezione non umano. Ma, ad un certo punto, ciò che rimane una certezza di fatto è che il nostro lato interiore, il nostro lato più umano, appunto, che ci rende noi stessi, ha bisogno di emergere, di esprimere la propria urgenza. Infatti, la nostra natura può cambiare, ma non può essere annullata la necessità di seguire l’indole, i propri tempi, seguendo, in un certo senso, il tempo di ogni passo.
G.em – Manifesti
Con “Manifesti”, g.em firma un brano delicato e profondamente autobiografico, che si snoda come un taccuino di viaggio tra ricordi, immagini e emozioni vissute. Cantautrice e viaggiatrice, g.em ci conduce quindi in un percorso personale fatto di nostalgia e consapevolezza, con testi evocativi che ricordano la scrittura intima di Carmen Consoli o la malinconia narrativa di Nada. La produzione è essenziale, quasi acustica, e lascia spazio alla voce, che vibra sincera e vicina, trasformando ogni verso in una piccola confessione. La copertina – con bambini durante una festa – suggerisce già il tono del brano: tenero, riflessivo, profondamente umano. “Manifesti” è un invito gentile a fermarsi e ascoltare: non solo la musica, ma anche la storia di chi l’ha scritta.
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