Intervista ai Dellai

Con il nuovo singolo Amore Goodbye, i Dellai confermano il loro talento nel raccontare emozioni intime e sfumature della vita quotidiana con una scrittura delicata e melodie accattivanti. Il duo, formato da due percorsi di studi e background molto diversi, dimostra come la contaminazione tra esperienze e città differenti possa arricchire profondamente la musica. In questa intervista, i Dellai ci guidano attraverso il processo creativo del brano, dall’idea iniziale fino alla produzione finale, condividendo spunti sulla loro collaborazione, la sperimentazione sonora e le scelte che rendono unica la loro identità artistica.
Quando componete un brano come Amore Goodbye, come vi distribuite il lavoro creativo? Chi si occupa di melodia, chi di testi: c’è una “zona franca” dichiarata per ciascuno?
No, la verità è che ognuno scrive da per sé, e solo in un secondo momento condividiamo le cose, quando sono già “quasi pronte”.
Rispetto ai vostri singoli precedenti, per esempio Una canzone d’amore o A casa tutto bene, come evolve il vostro approccio alla produzione musicale? Vi concentrate di più su arrangiamenti, suoni, produzione oppure sul testo/ponte emotivo?
Il testo rimane al centro della nostra produzione musicale, poi la produzione ha un ruolo fondamentale: deve descrivere il sentimento del brano. Il nostro approccio non è evoluto, partiamo da un progetto vuoto, aggiungiamo elementi, fino a completare il quadro.
Avete entrambi percorsi di studio molto diversi — da un lato studi musicali e conservatorio, dall’altro architettura/università: come influisce questa differenza sulla costruzione degli arrangiamenti o sulle scelte stilistiche nei vostri pezzi?
Credo soprattutto che a livello di background abbia influito il fatto di aver vissuto tanti anni (5) in due città diverse: Ferrara da un lato, Urbino e Roma dall’altro. Ambienti diversi, ricchi di arte e di musica, che ci hanno impresso armonie in qualche modo diverse.
Nella fase di registrazione/mix mastering di Amore Goodbye, avete scelto un produttore esterno: come avete collaborato con lui e quanto siete intervenuti attivamente sulle scelte di mix, suoni, atmosfere?
Non è stato facile, perché Vince (produttore del brano che salutiamo e ringraziamo per l’ennesima volta, grazie Vin) stava a Roma, io a Cattolica e Luca a Milano e lo studio di mix e master era a Fano. Potremmo definirlo un brano itinerante per quanto ha viaggiato. Ovviamente siamo sempre intervenuti sulle scelte di mix e master, solo per via telematica e non fisica.
Quando scrivete testi che parlano di sfumature emotive delicate (rimpianto, malinconia, attesa) come in Amore Goodbye, partite sempre da un’idea narrativa, da un’immagine, o da un sentimento più astratto? Come si trasforma questo in parola e melodia?
In questo caso, come in molti altri, siamo partiti proprio dal titolo, così evocativo. È la prima idea che ci è venuta in mente. Da lì trovare il soggetto del brano è stato facile: è stato un lungo flusso di coscienza riassunto poi nelle poche righe del testo. Poi il tutto va trasformato in una canzone, e sinceramente non so dire come si faccia, perché ogni volta è talmente diverso che non c’è un libro che ne spieghi il metodo. Probabilmente è tutto un gioco di sentimento e vibrazioni.
Guardando avanti al vostro prossimo album, state pensando di sperimentare sonorità diverse: più elettroniche, più “band live”, oppure consolidare lo stile pop‑indie che avete già definito? In che direzione vorreste spingere il vostro suono?
Abbiamo finito di registrare l’album che uscirà all’inizio dell’anno nuovo. Riguardo le sonorità, odio identificarmi in uno stile: è difficile sceglierne uno tra un milione. Vorremmo continuare a fare musica e far sì che questa faccia sempre parte delle nostre vite; questa credo sia l’unica direzione in cui vorremmo andare, insieme al nostro suono.
