Intervista a Leo Fulcro

“Parketto” è il nuovo singolo di Leo Fulcro che completa la tracklist dell’EP “Il cuore un po’ più grande”, disponibile da venerdì 13 dicembre in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme streaming, distribuito da ADA Music Italy.
Due doppi-singoli hanno anticipato “Il cuore un po’ più grande”, il tuo nuovo EP che segue “Boy on earth”, pubblicato l’anno scorso, e l’album “Il mondo che cambia”. Com’è cambiato il tuo rapporto con la musica nel corso degli anni?
Sicuramente adesso mi sento più sicuro di quello che scrivo. Ho capito che il mio essere prolifico era un’arma potente e quindi ho iniziato a scrivere senza paura. Not For Climbing mi ha stimolato molto, io volevo fare pezzi articolati, con varie sezioni e linee vocali ricercate ma lui mi diceva “Le strofe rap le scrivi in poco, buttati e inizia a chiudere queste canzoni, anche se non sono perfette!”
“La Musica (feat. CES)” è il brano di apertura del tuo nuovo lavoro discografico.
Com’è nata questa collaborazione? Qual è il messaggio che volete trasmettere con questo brano?
Cesar Paniagua è un grande amico di Giorgio Cesaroni, che ha vissuto a Miami per molti anni, si sono conosciuti lì. È un artista incredibile ed era da tanto che volevamo fare un pezzo insieme. Avevo scritto le strofe da solo parlando di quanto la musica fosse una cosa importante per me, aldilà dei numeri e del riconoscimento, è parte della mia vita e continuerò a farla sempre per cercare di lasciare un segno nel mio tempo. Essendo Cesar un artista indipendente, ha capito subito il tema e ha scritto un ritornello molto sentito e pieno di passione. Proprio quello che cercavo!
Con uno spirito molto ironico, in “Lazy” approfondisci il tema della pigrizia senza dargli un’accezione negativa, ma anzi abbracciando uno stato mentale alcune volte necessario. C’è stato un momento particolare della tua vita che ti ha ispirato nell’abbracciare questa pigrizia positiva?
Non sono abituato a fare pezzi “spensierati”. Solitamente cerco sempre di passare un messaggio, o comunque fare canzoni con una certa profondità. In questo caso il ritornello era già stato scritto da Giorgio Cesaroni e Dobbiobasso, quindi ho solo provato a ricalcare il mood che avevano impostato loro e a divertirmi!
Una cena tra amici che si trasforma in una session di registrazione: pensi che l’energia da cui è nato il brano “Pollo e Patate” sia una parte fondamentale del tuo approccio alla scrittura?
Assolutamente. Pollo e Patate è probabilmente il mio pezzo preferito di questo EP, e la sessione è stata incredibile. Ero con Giorgio Cesaroni, Doppiobasso e Matteo Bultrini. Loro avevano la registrazione di una jam di mezz’ora che avevano fatto qualche settimana prima e ne avevano estrapolato un loop. Io non riuscivo bene a inquadrare il beat. Hanno passato ore a lavorare sul micro timing per renderlo perfetto, nel frattempo io stavo cucinando la cena, pollo e patate per l’appunto. Ad un certo punto mi hanno guardato e mi hanno detto di scriverci. Ci stavamo divertendo un sacco e in una mezz’oretta ho scritto le due strofe e il ritornello. A quel punto si era fatto abbastanza tardi, ci siamo rivisti qualche giorno dopo per rifinire il brano e aggiungere il finale slowed and reverb, un effetto che adoro!
“Porta Maggiore” cattura la complessità della vita urbana, tra nostalgia, marginalità e la ricerca di un’identità personale. In che modo Roma continua a influenzare la tua musica e le tue riflessioni artistiche? Come bilanci l’amore per la città con la sua caoticità e le sue contraddizioni?
Roma è sempre molto presente nelle mie canzoni. È facile farsi ispirare da una città ingombrante e piena di storie come questa. Ha una personalità forte! Io ne sono tremendamente affascinato. È un posto complicato ma buono, non la vedo come una città pericolosa o aggressiva, è solo rumorosa ma il suo rumore mi fa sentire meno solo. Soffro molto quando sono fuori città, ho bisogno di sentire i palazzi intorno e l’enorme vita che circonda chi abita qui.
“Parketto” completa la tracklist e sembra riflettere una ricerca di significato nei piccoli gesti quotidiani. Nel complesso l’EP esplora diverse sfaccettature dell’esistenza, con riflessioni sulla quotidianità, alla ricerca di uno spazio personale in un mondo forse troppo complesso. Qual è il messaggio principale che speri di trasmettere con questo lavoro?
Volevo focalizzarmi sul dualismo tra le atrocità della società e la bellezza della vita. Due anime dell’esistenza di questo tempo che purtroppo convivono tragicamente. È sempre più difficile trovare il bello in questo mondo eppure io lo vedo, ed è enorme! Nei quartieri, nelle esperienze collettive, nelle persone che con forza e determinazione ancora credono in un futuro diverso e io, come osservatore di atti di rivoluzione quotidiani sento “Il Cuore un po’ più grande”.
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