Intervista a Kill Ref & Hi-Fi Ensemble

Dopo la pubblicazione del singolo “FIlemone e Bauci” e del videoclip per la regia di Antonio Zannone, torna il progetto che vede insieme Kill Ref & Hi-Fi Ensemble, per un nuovo capitolo definitivo: un album dal titolo “Cronache di apparente movimento“, disponibile su tutte le piattaforme digitali, Bandcamp, CD e vinile, da martedì 22 ottobre 2024. Un disco complesso e stratificato di influenze musicali, inclassificabile per i tempi degli algoritmi e delle playlist di Spotify, qui ritroviamo il paradigma elettronico, con cui tutti gli strumenti provano di continuo a coniugarsi tra loro spinge questo progetto ad esplorare sempre inaspettati percorsi sonori.
Dopo dieci anni di attesa, siamo riusciti a parlare con Kill Ref, che ci ha raccontato la genesi di questo disco, e come sia difficile snodare i filamenti della scena musicale, che non è molto accogliente con la musica strumentale.
Debuttate sul palco nel 2014, ma il vostro primo album è uscito lo scorso ottobre. Perché proprio adesso? Che cosa è avvenuto nel corso di questi dieci anni?
Siamo finalmente riusciti ad accelerare la definizione dei brani rimasti in sospeso. In tutti questi anni le vite di ciascuno sono cambiate ed è stata una lunga gestazione il processo che ha condotto questo disco alla luce.
Che cosa significa fare musica in un’epoca in cui tutto è dominato dagli algoritmi?
Sfidare le regole premiali dell’esposizione mediatica, scegliendo di posizionarsi in un’area di slow-food sonora rispetto all tsunami degli ascolti fast food. Non troverei migliore figura retorica.
La copertina di “Cronache di un apparente movimento” è un dettaglio di un’opera di Concita Ciacciarella. Ci raccontate il perché di questa scelta? Cosa rappresenta per voi questa artista?
Il dipinto nasce contemporaneamente alle prime bozze del disco e nelle sue visioni astratte ed impressioniste sono nati gli stimoli giusti per tradurre delle idee in suoni. Per me, Kill Ref, Concita non è solo la mia compagna, ma anche la luce che completa ogni ombra nella vita, come nei suoni.
Fra tutte le tracce presenti nel disco, qual è stata quella che ha rappresentato la sfida più grande? Perché?
“Filemone e Bauci”, per il lavoro di graduale adattamento al parallelo cortometraggio diretto dal regista Antonio Zannone e “Tita contro il freddo”, per la complessità musicale che la prima versione live ci suggeriva di continuare a sviluppare.
Che cosa vi augurate per questo 2025?
Almeno un’esibizione live in cui sia possibile animare la poesia nascosta tra le righe di questo disco.
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