Il nuovo brano dei From First to Last, “Your Name in Red Ink”, e gli altri singoli internazionali di questi giorni

A dispetto dello status ormai leggendario raggiunto nell’ambito della scena alternativa grazie ai capolavori di metà anni 2000 con Skrillex (per noi Sonny Moore) alla voce, i From First to Last non hanno trovato molta stabilità negli ultimi anni, con la pubblicazione di alcuni singoli sparsi, spesso cantati da persone diverse: Skrillex stesso in Make War, poi Matt Good e ora Lil Lotus (di cui, più che il suo progetto solista, ci piace ricordare il bellissimo progetto retro MySpace-style If I Die First di alcuni anni fa). La band ha firmato con Fearless Records, segno che potrebbe esserci la volontà di seguire un percorso più strutturato e di ampio respiro nei prossimi mesi (non vorremmo dire “magari un disco” perché la band non ne pubblica uno dal 2015, ma mai dire mai). Your Name in Red Ink è il primo singolo, suona molto come una canzone emo/post-hardcore dei tempi d’oro ma nel complesso tra produzione e modo di cantare la band riesce a farlo apparire come un brano al passo coi tempi per l’ambito di appartenenza.
Blast from the past abbastanza clamoroso: i Major League avevano già annunciato un tour americano in supporto ai Belmont per quest’estate (dopo quello di inizio anno con gli Hit the Lights), e ora ci fanno ascoltare una canzone nuova a ben dodici anni di distanza dal loro ultimo album There’s Nothing Wrong with Me. Heavenly Hell riprende bene o male da dove la band del New Jersey aveva lasciato lo scorso decennio: un pop punk divertente ed energico, con una spruzzata di easycore nel finale e la gradita notizia del ritorno di Nick Trask alla voce.
Dopo il periodo verosimilmente poco soddisfacente presso la major Republic Records, gli Wargasm ripartono dall’indipendente Hopeless Records, e il cambio sembra aver portato molta di quell’energia che con gli ultimi singoli era andata leggermente persa. Get Down è un pezzo che mescola techno e post-hardcore, come in buona parte dei pezzi del gruppo inglese, ma qui il focus torna a essere in primis su uno strumentale energico e potente, dove basi e synth si innestano a dare quella spinta in più invece di prendersi completamente la scena.
Da una canzone che si chiama It Was Never a Phase alla fine ce lo si aspetta prima ancora di premere play che abbia esattamente queste sonorità: Minute After Midnight (con l’aiuto di Matt Good dei From First to Last, mica per caso) sembra condensare il sound più classico e memorabile di band come The Used, My Chemical Romance, Mayday Parade e Taking Back Sunday in 3 minuti e 54 secondi, senza provare nemmeno troppo a dissimularlo né a proporre qualcosa di radicalmente innovativo. L’obiettivo è evidentemente quello di cavalcare la wave della nostalgia; il risultato tutto sommato è apprezzabile con un ritornello parecchio accattivante.
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