Diego Pani: “Scrivere un romanzo mi ha fatto sentire più libero”

 

Per anni Diego Pani ha raccontato il mondo attraverso la musica, costruendo canzoni in cui parole e immagini hanno sempre avuto un peso centrale. Con il suo romanzo d’esordio apre però una nuova traiettoria espressiva, scegliendo una forma narrativa capace di dilatare tempi, personaggi e prospettive senza rinunciare a quella sensibilità che ha sempre contraddistinto la sua scrittura. Più che un cambio di direzione, sembra un ampliamento del linguaggio: la stessa urgenza di raccontare trova semplicemente uno strumento diverso. In questa intervista abbiamo parlato del passaggio dalla forma canzone al romanzo, della libertà scoperta nella scrittura lunga, del rapporto tra musica e letteratura e di come le idee, prima ancora di scegliere carta o nastro, abbiano bisogno soprattutto di trovare il loro tempo.

  1. Con il tuo primo romanzo hai aperto una nuova fase del tuo percorso artistico. Hai avuto la sensazione di raccontare qualcosa che la musica non riusciva più a contenere, oppure è stato semplicemente un altro modo di arrivare alle stesse emozioni?

Lo strumento della canzone non era quello giusto per me per raccontare questa città. Ho pensato di farlo con una macchina da presa. Allora ho fatto una ricerca online per capire di che attrezzature avrei avuto bisogno. Il produttore esecutivo non ha voluto comprarmi la steadycam, e così mi sono messo a scrivere.

  1. Chi ti conosce come musicista ritroverà nel romanzo il “Diego Pani” delle tue canzoni o scoprirà una voce completamente diversa? Quali aspetti del tuo modo di raccontare sono rimasti e quali, invece, hai dovuto reinventare?

Ho sempre avuto particolare attenzione per i testi delle mie canzoni. Probabilmente ciò che rimane anche nello strumento del racconto è una predilezione per alcune descrizioni abbastanza cinematografiche, oltre che per una certa ironia amara.

  1. Scrivere una canzone significa condensare un mondo in pochi minuti, mentre un romanzo richiede tempo, pazienza e una costruzione molto più ampia. Qual è stata la difficoltà più grande nel passare da una forma narrativa all’altra?

Non ho trovato grande difficoltà, anzi, mi sono sentito molto più libero.

  1. La musica continua a occupare uno spazio importante nella tua vita. Dopo questa esperienza da scrittore, senti che anche il tuo modo di comporre canzoni è cambiato? Ti sei accorto di prestare più attenzione ai dettagli, ai personaggi o alla costruzione delle immagini?

In questo momento non scrivo canzoni, perché non ne sento la necessità. Il giorno che mi rimetterò a scrivere con la chitarra sottobraccio scopriremo cosa è cambiato…

  1. Molti artisti vivono la scrittura come un’esigenza che va oltre il mezzo espressivo scelto. Quando nasce un’idea, oggi capisci subito se diventerà una canzone o un capitolo di un romanzo, oppure è qualcosa che scopri soltanto durante il processo creativo?

Il più delle volte sento che qualcosa sta nascendo in me, ma non me ne preoccupo più di tanto: ne percepisco il germe, che poi fermenta a volte molto a lungo, prima di finire dove vuole lui, su nastro o su carta.

  1. Questo romanzo rappresenta un episodio unico o l’inizio di un percorso parallelo alla musica? Come immagini il dialogo tra queste due anime della tua produzione artistica nei prossimi anni?

Per me sono tutti strumenti validi e intercambiabili, non così distanti. Solo strumenti di comunicazione: se non dipingo, è solo perché sono negato!


Diego Pani è nato a Sanremo nel 1993. È cresciuto tra l’Italia e il Brasile e ha vissuto per alcuni anni a Parigi. Lavora come chef. Sorriso è il suo romanzo d’esordio. É anche un affermato cantautore indipendente, conosciuto come Amado. Ha collaborato con musicisti italiani ed esteri, oltre ad aver creato il festival Indieponente. “Barravento” è il suo secondo disco, dopo “Riviera Airlines” (2024)

https://www.aughedizioni.it/
https://www.instagram.com/dede_pani/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *