Colombo – Nodi / La recensione

Colombo

 

Con Nodi, Colombo scioglie – o forse stringe ancora di più – i grovigli emotivi della sua scrittura. Dopo anni di lavori in inglese, filtrati da arrangiamenti raffinati ma distanti, l’artista decide di esporsi in prima persona e in lingua italiana, firmando il suo disco più diretto, vulnerabile e personale. È un cambio di rotta che somiglia a un’urgenza più che a una strategia: Nodi è un EP queer, intimo, radicalmente sincero, che riflette sull’identità, sulle relazioni e sull’impossibilità di sistemare tutto.

Questo non è solo un disco, ma una vera e propria autobiografia musicale: Colombo racconta se stesso senza filtri, con una lucidità emotiva che sorprende. C’è tanto del suo modo di vedere l’amore – un amore non monolitico, ma complesso, fluido, vissuto anche nella forma della coppia aperta. E soprattutto c’è il coraggio di esporsi senza paura del giudizio, di portare nel pop italiano argomenti spesso ancora evitati o trattati con superficialità.

Milano – città dove Colombo vive e crea – sta attraversando una trasformazione profonda: si spopola lentamente, molti locali storici chiudono e la scena musicale si frammenta in nicchie sempre più eterogenee. In questo nuovo paesaggio, Colombo non appartiene a una “scena” precisa, ma ne incarna lo spirito: è uno degli artisti che meglio rappresenta questa nuova epoca fatta di solitudini artistiche, percorsi indipendenti e linguaggi non più uniformi.

Il suono di Nodi guarda all’estero: ci sono echi evidenti di James Blake, delle fragilità sintetiche di Anohni, di certi minimalismi emotivi alla Sufjan Stevens. Ma la lingua è un ritorno a casa. I testi, scritti in un italiano diretto e mai compiaciuto, sono confessioni precise, quasi diaristiche. E proprio questo contrasto tra una produzione internazionale e una narrazione profondamente personale e italiana rende il progetto ancora più affascinante.

Colombo canta amori sbilenchi, scomodi, vissuti con la sensazione di non essere mai abbastanza o di esserlo troppo. La sua voce – fragile, mai impostata – guida l’ascoltatore tra insicurezze, errori e piccoli atti di resistenza quotidiana, rifiutando ogni patina da cantautorato convenzionale.

“Nodi” è anche una riflessione sulla possibilità di mostrarsi vulnerabili in un panorama musicale italiano ancora dominato da modelli maschili rigidi. In questo senso, l’EP non è solo una raccolta di canzoni: è anche una presa di posizione. Colombo sceglie di raccontare il proprio vissuto con onestà, rischiando di non essere capito o di non rientrare nei trend, ma trovando proprio in questo margine la sua identità più forte.

Viene da chiedersi come abbiano reagito le persone vicine a lui, ascoltando per la prima volta questi testi così scoperti. Ma forse la risposta è già nella musica: Nodi è un disco che ha avuto bisogno di venire alla luce, anche a costo di lasciare qualche legame sfilacciato alle spalle.

In un panorama che tende all’omologazione, Colombo firma un lavoro necessario e raro: imperfetto, ma vero. E, soprattutto, finalmente suo.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *