Chloe Moriondo – Blood Bunny: tutto quello che c’è da sapere sul nuovo album

Chloe Moriondo Blood Bunny

Ascoltando il nuovo album di Chloe Moriondo Blood Bunny, non si può che restare ammirati dalla capacità di Fueled by Ramen di scovare continuamente talenti in giro per l’America. L’etichetta, fondata nel 1996 da Vinnie Fiorello dei Less Than Jake e da John Janick, è direttamente responsabile dell’esplosione di parecchia musica che abbiamo sentito in radio e nei nostri cuori negli ultimi quindici anni. Qualche nome: Panic! At the Disco, fun., Paramore, Twenty One Pilots, Fall Out Boy, Gym Class Heroes

Insomma, l’occhio lungo ce l’hanno, e nel caso di Chloe Moriondo ci sono tutte le premesse perché la storia si possa ripetere. Fueled by Ramen l’ha messa sotto contratto ad agosto 2020, quando Chloe non aveva ancora compiuto 18 anni, sull’onda della sua popolarità su YouTube (milioni di follower per il suo canale dove pubblicava principalmente deliziose cover all’ukulele) e del primissimo disco Rabbit Hearted autopubblicato nel 2018.

Chloe fa “musica che possono ascoltare gli insetti e i goblin” (come da sua bio su Instagram); più prosaicamente la sua musica si snoda agilmente, quasi sfrontatamente, tra pezzi vicini al sound pop punk, canzoni smaccatamente pop, tracce pop rock (oggi si direbbe forse bedroom pop) e qualche ballad alla chitarra. L’avesse fatto un artista quindici anni fa l’accoglienza sarebbe stata scettica, ma la Generazione Z sembra molto più aperta all’ascolto di sound diversi e più incurante delle differenze di genere a cui tenevano i millennial o le generazioni precedenti (che questo sia un bene o un male lascio a voi decidere).

A voler fare paragoni, potremmo dire che Chloe Moriondo è come suonerebbe Avril Lavigne se Let Go fosse uscito nel 2021 invece che nel 2002: ascoltare un pezzone come Bodybag per capire cosa intendo. Qua e là ci sono tracce di Paramore e Hayley Williams, specialmente nel modo di cantare; okay, “sembrano i Paramore” è il primo, banale commento che chiunque fa quando ascolta una qualsiasi band rock degli ultimi anni con voce femminile, ma in questo caso mi sento di poterlo affermare con tranquillità perché Chloe è dichiaratamente megafan del trio di Nashville -peraltro suoi compagni di etichetta.

Un paio di curiosità en passant: il manager di Chloe è Zack Zarrillo, che gli adepti non più giovanissimi della scena ricorderanno sicuramente per il suo chiacchieratissimo blog Property of Zack (RIP), mentre il suo agente per il booking è Greg Horbal di APA Agency, noto anche come Shitty Greg ai tempi in cui suonava la chitarra nella cult band emo The World Is a Beautiful Place & I Am No Longer Afraid to Die (TWIABP per gli amici).

E chissà se a Chloe i TWIABP piacciono; sicuramente fa sfoggio di una certa scene cred quando in Favorite Band, accanto a nomi iperconosciuti, menziona la sua passione per band underground come Great Grandpa (di casa nell’apprezzata etichetta indipendente Big Scary Monsters), Girlpool e Joy Again. La canzone è destinata a diventare una fan favourite tra i ragazzini della scena alternativa proprio perché Chloe racconta di una storia d’amore che proprio non poteva sbocciare, dato che l’altra persona non apprezza le band preferite dell’artista come Simple Plan, All Time Low, Paramore e Pierce the Veil. E quando un artista ti fa i nomi delle tue band preferite nel testo, la canzone ti piace per forza.

Gli easter egg non si limitano alle citazioni di altri gruppi, ma troviamo disseminate anche anticipazioni di cose che Chloe farà in futuro. Nella traccia d’apertura Rly Don’t Care l’artista ci informa che “I think I’m gonna shave my head soon”. Detto fatto, nel video di Bodybag vediamo Chloe inquadrata mentre si rade letteralmente a zero i capelli, per poi riemergere con la sua nuova “identità visiva” da una sacca per cadaveri -la stessa sacca in cui vuole rinchiudere la persona destinataria del brano, che Chloe non sa se odiare o uscirci insieme (in inglese suona molto meglio: “don’t know if I hate you / Or if I want to date you”).

Tra il titolo dell’album, Blood Bunny, e canzoni come Bodybag e I Eat Boys, è come se Chloe ci stesse dicendo di essere “cute but psycho”, e che se sei un ragazzo (verrebbe da aggiungere bianco ed etero, nell’accezione più negativa) ti conviene stare alla larga e tenere giù le mani. Anzi, in realtà ce lo dice proprio esplicitamente: “Hands off, kid / Or you’ll wake up in my basement”. Più splatter? “I’ll eat you whole / Pull out your teeth and take your soul / Stir some blood into the punch bowl”. Direi che il messaggio è chiaro.

Per fortuna non sempre Chloe è assetata di sangue: sul disco c’è spazio anche per alcune candide canzoni d’amore dedicate alla sua ragazza. Lei si chiama Samantha, quindi il titolo dell’omonimo brano è il suo vero nome, ed è anche un’illustratrice (ha un account Instagram dedicato alle sue opere artistiche, e ha disegnato l’artwork per alcuni pezzi del nuovo merch del disco). In Strawberry Blonde, Chloe le dedica una bellissima frase che è l’incipit del ritornello “my girl’s made of peaches and soft grass and the moonlight”. Dai, che cute!

La traccia conclusiva del disco si chiama What If It Doesn’t End Well (ma in realtà il disco finisce benissimo perché questo è un gran pezzo) e fa idealmente il paio con All I Wanted dei Paramore, ultima canzone di Brand New Eyes. È un paragone che secondo me regge sia per l’incedere dei due brani -prima quieti e quasi trattenuti, poi esplodono con tutta la potenza dal secondo ritornello- sia perché mettono in mostra tutto il range vocale di Chloe e di Hayley. A differenza però dei Paramore che non hanno mai suonato All I Wanted dal vivo, Chloe ha già dichiarato che What If It Doesn’t End Well sarà una presenza fissa dei suoi prossimi concerti.

Riassumendo, posto che il consiglio è sempre quello di ascoltare gli album in ordine dalla prima all’ultima traccia, se non sapete da dove partire per approcciare questo disco avete l’imbarazzo della scelta. I brani più energici e pop punk sono senza dubbio I Want to Be with You e Bodybag, perfetti per calarsi subito nel mood da concerto. Se preferite farvi cullare da una soffice ballad, Manta Rays, Slacker e Samantha fanno al caso vostro. Per un approccio più pop e immediato, è perfetto il ritornello megacatchy di Girl on TV o quello più sfrontato di Rly Don’t Care, mentre per farvi sorprendere da cambi di sound inaspettati ci sono Strawberry Blonde e Vapor.

Non sappiamo ancora che strada prenderà la carriera di Chloe Moriondo e se riuscirà a sfondare nel mainstream come tanti suoi compagni di etichetta prima di lei, ma musicalmente con questo album se lo meriterebbe tutto. Per il momento quello che sappiamo è che la sua strada il prossimo anno la condurrà in Europa per un tour in promozione di Blood Bunny, in cui ahinoi non è prevista alcuna data in Italia. Ma c’è decisamente tanto tempo per rimediare.


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