Gli album del mese: Amyl and The Sniffers, Spiritbox, Asking Alexandria & more

Amyl and The Sniffers Comfort to Me

Amyl and The Sniffers – Comfort to Me

(Rough Trade Records, 10 settembre 2021)

Australiani, messi al volo sotto contratto dalla storica etichetta indipendente inglese Rough Trade dopo un’esibizione al The Great Escape Festival nel 2018, Amyl and The Sniffers hanno ottenuto una nomination agli ARIA Awards per il loro album di debutto del 2019 e con il nuovo Comfort to Me si preparano a sfondare anche nel resto del mondo. Del resto non potrebbe esserci momento migliore: il punk sta tornando alla ribalta, soprattutto nella sua accezione “post” grazie a band come gli Idles e i Fontaines DC, e questo quartetto che viene da “down under” lo fa meglio di tutti. Già su disco si capisce quanta energia possa sprigionare la leader della band Amy Taylor; dal vivo ci dicono che siano ancora più incazzati, e non vediamo l’ora di vederlo coi nostri occhi. Amyl and The Sniffers sono un po’ come gli Idles ma più punk e più scatenati; Comfort to Me dura poco più di mezz’ora ma non ha quasi nemmeno un minuto di pausa, e anche dove il ritmo rallenta leggermente (principalmente in No More Tears e in Knifey) la qualità e la carica restano alte. Potenzialmente disco dell’anno.


Dopo Saturno – Tra l’abisso e il collasso

(self-released, 16 settembre 2021)

Duo toscano proveniente da Borgo San Lorenzo, in pieno Mugello, i Dopo Saturno si contraddistinguono per la minimalità dei propri arrangiamenti: le cinque canzoni che troviamo sul loro EP d’esordio Tra l’abisso e il collasso seguono uno schema piuttosto similare, quasi fossero tutte variazioni su un tema, ma è una scelta artistica sensata perché l’obiettivo dichiarato del progetto è quello di dare centralità ai testi, con la musica che serve ad accompagnare le parole e dar loro un contesto e uno sfondo sul quale agire. Un progetto quindi che attinge a piene mani dal cantautorato italiano così come dall’indie di una decina abbondante di anni fa (quello delle Luci della Centrale Elettrica e compagni, per intenderci) più che dalle sue più recenti derivazioni, e forse è meglio così. Alla fine quello che ci resta è una chitarra acustica, un synth e un fiume di parole su temi -loro sì- parecchio variegati che si spingono tanto all’osservazione e alla critica sociale (Tra l’America e il Messico) quanto alla riflessione sulla condizione umana e finanche una classica canzone d’amore da cuore spezzato. Fuori dal loro tempo, ma molto coraggiosi.


Real Friends – Torn in Two

(Pure Noise Records, 17 settembre 2021)

Sostituire il cantante è sempre difficilissimo; se poi il cantante è uno come Dan Lambton che ha una delle voci più riconoscibili nell’emo/pop punk e che rappresentava sostanzialmente almeno la metà di quello che erano i Real Friends, l’impresa poteva sembrare talmente ardua da consigliare ai ragazzi dell’Illinois di appendere gli strumenti al chiodo e tornare a casa. Invece loro ci stanno provando, e incredibile a dirsi, potrebbero anche esserci riusciti in modo brillante. La band ha assoldato al microfono Cody Muraro degli Youth Fountain (altra band nell’orbita pop punk), che come voce non c’entra proprio nulla con Dan, ma ha senz’altro uno stile molto adatto al genere, e sembra essersi calato nella nuova parte con parecchia disinvoltura e una certa personalità. Ascoltando l’EP Torn in Two -peraltro prima uscita per Pure Noise Records dopo che la band aveva sempre pubblicato con Fearless- uno penserebbe che Cody sia il cantante di lungo corso del gruppo. Le canzoni sono cinque, a cui si aggiunge una versione “reimagined” per ognuna di loro giusto per allungare un po’ la tracklist, sono prettamente pop punk con influenze emo abbastanza trascurabili, ma funzionano alla grande. Ritornelli catchy e melodici, tanta energia, testi molto citabili se Tumblr fosse ancora in uso. Tolta forse Spinning, tutte le tracce sono al potenziale massimo che i Real Friends abbiano finora espresso, e anzi con Dan probabilmente una ballad come Teeth non avrebbe reso così bene. Alla band auguriamo che i fan accolgano questo cambio importante di lineup in modo favorevole; da parte della band è stato probabilmente fatto il massimo.


Spiritbox – Eternal Blue

(Rise Records, 17 settembre 2021)

Quello degli Spiritbox era verosimilmente il debut album con più hype del mondo metalcore (e affini) del 2021, forse anche degli ultimi anni. Si deve parlare tecnicamente di “debut album” anche se in realtà la band è già piuttosto scafata, dato che i coniugi Courtney LaPlante (voce) e Mike Stringer (chitarra) hanno militato per anni negli Iwrestledabearonce, paladini della scena metalcore di MySpace, prima di lasciare il gruppo e fondare gli Spiritbox nel 2016. Messi sotto contratto da Rise Records nella seconda metà del 2020 in seguito al successo del singolo Holy Roller, per i quattro della British Columbia da allora è stata un’ascesa continua. Eternal Blue è un disco che vede la band dividersi fra due anime: quella più heavy e infarcita di scream e potenti breakdown, e quella decisamente più melodica con ritornelli armoniosi e sound più atmosferici -pur con una prevalenza generale di quest’ultima, va detto. Sui pezzi “cattivi” (su tutti, Yellowjacket con Sam Carter degli Architects, Silk in the Strings e Holy Roller) c’è ben poco da dire: l’aggressività, la carica e l’energia che sprigionano li rendono le tracce di gran lunga più esaltanti del disco. È anzi quasi un peccato che in fin dei conti rappresentino una minoranza della tracklist, perché nel resto dei brani l’energia viene man mano spegnendosi più si progredisce nell’ascolto, con pezzi come We Live in a Strange World e Halcyon che sono proprio soporiferi. Occasionalmente i ritornelli sono piuttosto orecchiabili come in The Summit o in Circle with Me, ma non lasciano mai davvero il segno, e il tutto suona di già sentito in abbondanza negli ultimi quindici anni di questo genere di musica.


You, Me, and Everyone We Know – Something Heavy

(Know Hope Records, 17 settembre 2021)

C’è stato un momento attorno al 2008 in cui sembrava che gli You, Me, and Everyone We Know fossero destinati a diventare la next big thing del pop punk, con il supporto di una big come Drive-Thru Records, una fanbase in rapida crescita e i riflettori dei media puntati sulla band. Poi questioni e problemi interni alla band e legati anche al frontman Ben Liebsch hanno sostanzialmente messo fine alla carriera del gruppo ad alti livelli, trasformandolo in un solo project di Liebsch con svariati EP (anche molto belli, va detto) nel corso dei 2010s e uno hiatus fra il 2016 e il 2019. Something Heavy è così il terzo album degli YMAEWK, ma il primo da dieci anni a questa parte; esce per la boutique label Know Hope Records, già casa di Vinnie Caruana dei The Movielife e I Am the Avalanche. Se vi è capitato di ascoltare qualcuno degli EP degli ultimi dieci anni come Dogged o A Great Big Hole, non troverete qui grossissime sorprese: lo stile degli YMAEWK è quello e ben riconoscibile, sia a livello di sound (pop punk molto tendente al pop, con uno stile tra le canzoni da festa e il cantautore sarcastico ma preso bene) sia a livello di testi (autoreferenziali, spesso autoironici e pieni di random facts come “it takes half a milliliter of water for every Google search” o di frecciatine all’industria musicale che ha voltato le spalle a Ben). I ritornelli sono carini anche se non sensazionali, e lo stesso si può dire in generale del disco in sé; Something Heavy è un ascolto piacevole, ma non lascia poi il segno come si potrebbe sperare.


Poppy – Flux

(Sumerian Records, 24 settembre 2021)

Poppy negli anni è stata un po’ di tutto: un’avatar semispettrale, quasi fuori da questo mondo; un’artista pseudometal (i suoi dischi precedenti non saranno magari propriamente metal come lo definiscono i puristi, ma lo scorso anno ha comunque ricevuto una nomination ai Grammys come Best Metal Performance); una youtuber sui generis… dopo essersi liberata a inizio 2020 del suo collaboratore Titanic Sinclair, da lei accusato di comportamenti manipolatori (in contemporanea all’uscita dell’ultimo album di Poppy I Disagree), l’artista americana di Sumerian Records si tuffa in un disco che di metal non ha più nulla e abbraccia invece sonorità più rock e pop alternativo. I primi tre brani in particolare sembrano usciti da qualche gruppo pop punk con voce femminile degli ultimi dieci anni, con l’aggiunta di inusuali scream quasi nevrotici in cui Poppy si esibisce con una certa frequenza nel corso del disco. Da lì in poi le atmosfere rallentano gradualmente passando a un pop più sognante e rarefatto dove non scompaiono comunque del tutto le chitarre. Questa trasformazione sonora piuttosto radicale può apparire a prima vista bizzarra, ma trova probabilmente una ragion d’essere nell’allontanamento di Sinclair; può essere benissimo che questo tipo di musica sia quello che l’artista sente più vicino al proprio gusto in questo momento -detto comunque che i suoi dischi sono sempre stati abbastanza poliedrici. I brani in ogni caso funzionano, si ascoltano molto volentieri e trasmettono una gran carica e voglia di saltellare (So Mean) o di spaccare tutto (Lessen the Damage), dandoci poi il tempo di rifiatare (Bloom, As Strange as It Seems). Con la sua diversità sonora, Flux è un album probabilmente al passo con i tempi. Ricordiamo che Poppy verrà per la prima volta in Italia il 25 gennaio 2022 per uno show all’Alcatraz di Milano (info evento).


Asking Alexandria – See What’s on the Inside

(Better Noise Music, 1 ottobre 2021)

Arrivati al successo, fra le prime band metalcore, con l’album d’esordio Stand Up and Scream nel 2009, gli Asking Alexandria con gli anni hanno spostato il proprio sound sempre più verso un approccio maggiormente mainstream e maggiormente hard rock, cosa evidente soprattutto a partire dal penultimo disco Like a House on Fire uscito a maggio 2020. Forse anche a causa della pandemia da covid-19 che ha sostanzialmente impedito qualsiasi tipo di attività per promuovere l’album, la band ha già pubblicato un nuovo album, passando al contempo dalla sua storica etichetta Sumerian Records alla più trendy Better Noise. See What’s on the Inside è un disco che riparte sostanzialmente da quanto visto sul suo predecessore, eliminando qualche punta “sperimentale” o elettronica che in quel lavoro faceva capolino e tuffandosi senza remore in una direzione 100% hard rock. L’idea è che gli Asking Alexandria vogliano bene o male raccogliere l’eredità degli Avenged Sevenfold e portare avanti quel tipo di sound -anche se gli Avenged Sevenfold lo facevano meglio. Apprezzabili alcuni brani come la title track o Alone Again, molte altre tracce tendono un po’ a mischiarsi fra loro nonostante l’ottima performance vocale di un Danny Worsnop lontano anni luce dagli scream degli esordi.


Illuminati Hotties – Let Me Do One More

(Snack Shack/Hopeless Records, 1 ottobre 2021)

Illuminati Hotties è il progetto dell’artista e producer californiana Sarah Tudzin, salita alla ribalta nella scena indie/underground con l’album d’esordio Kiss Yr Frenemies nel 2018, pubblicato su Tiny Engines. I problemi che l’etichetta ha poi avuto con numerosi suoi artisti (riguardanti un sistema ciclico di royalties non pagate) hanno convinto la band a trovare un accordo con la label per uscire dal contratto, pubblicando poi nel 2020 il disco Free I.H. in partnership con Big Scary Monsters, e ora questo Let Me Do One More che esce per l’etichetta creata da Tudzin, Snack Shack Records, in collaborazione con Hopeless Records. Il disco parte alla grande con Pool Hopping che è un brano (pop) punk leggero e divertente, melodico e orecchiabile al punto giusto, ma si perde ben presto in un’infinita sequela di brani lenti e noiosi uno in fila all’altro, con poche eccezioni fra cui l’improponibile Mmmoooaaaaayaya e la divertente Joni: LA’s No. 1 Health Goth, brano dalle tinte punk retro che ci sveglia per qualche minuto dal torpore.


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