Gli album italiani del mese: Pardo, Sils, Slow Down Riley & more

Pardo – Pardo
(Maninalto! Records, 15 novembre 2024)
Album d’esordio self titled per il cantautore Pardo, che nelle nove tracce del disco cerca di rifuggere le solite etichette imposte dal mercato musicale. Il solco in cui si muove, certo, è quello del rock, ma in questo caso è un recinto talmente generico da risultare limitante. Quello che preme sottolineare è come, specie sui brani più debitori del cantautorato italiano – che non diventa però pop –, oltre che nei testi e nell’interpretazione, lascia trasparire una personalità unica, per certi versi istrionica e giullaresca (chiaramente nell’accezione positiva, metti, di un Dario Fo). Un debutto certamente interessante, impreziosito inoltre da alcuni featuring anche di peso (i Punkreas in Ultima danza, Francesco Fry Moneti dei Modena City Ramblers su Gente come noi; e poi Raffaele Kohler in Osservo muto e Daniele Goldoni, Palloncino rosso, Fabien PH in Basta). [Simone De Lorenzi]
Sils – Non mi troverai
(Pluma Dischi/Irma Records, 10 gennaio 2025)
“Non mi troverai,” il nuovo EP della cantautrice romana sils, è un viaggio intimo tra realtà e sogno, intrecciando elettronica fluida ed emozioni profonde. Nato dalla fine di un legame, l’EP racconta un percorso di guarigione e accettazione di sé, culminando nella title track, un’intensa ballata al pianoforte che spezza le sonorità elettroniche per rivelare una ritrovata umanità. Con influenze UK-garage e drum&bass, i brani esplorano temi di vulnerabilità e resilienza: da Cura di me, incentrata sull’ascolto del corpo, a Sommerso e Sotto controllo, che evocano atmosfere oscure e trasformative. Il progetto, prodotto da Pierdomenico Niglio e Roden, traduce in musica un viaggio tra paure e rinascita.
Slow Down Riley – SDR
(Laid Records, 13 dicembre 2024)
EP d’esordio praticamente self titled: SDR è la sigla del nome della band, Slow Down Riley, anche se richiama alla mente la DDR. L’accostamento con la fu Germania Est non è fatto a caso, perché il gruppo è proprio tedesco, ma con una quota italiana che non ci è passata inosservata: Cristian, ex componente dei Sunset Radio. Le coordinate degli Slow Down Riley, essenzialmente, sono quelle del pop punk, declinate secondo diverse sensibilità: Getaway (nella versione in featuring con gli Autumn Kids.) e Our Golden Youth (insieme agli Estrella Drive) ammiccano a un easycore di stampo moderno, Watever You Need si avvicina invece all’alternative rock/emo degli anni 2000. Le due anime trovano un punto d’incontro nel sempreverde sapore della nostalgia di Ode to the Heartless e una sintesi più soft in Cape Town. Vecchio e nuovo si mettono d’accordo per un EP che ha del potenziale e pone agli Slow Down Riley la sfida, per i prossimi lavori, di costruire qualcosa di originale che vada oltre l’effetto nostalgia. [Simone De Lorenzi]
Temperie – Sarajevo
(Atomo World Records, 29 novembre 2024)
Album d’esordio per i Temperie, duo che si rifà alla canzone pop italiana. Tradizionale, non nel senso folkloristico del termine, ma perché si rifà al solco della tradizione pop del Belpaese, con un occhio che strizza al cantautorato e l’altro a Sanremo, ma senza i sotterfugi più moderni (indie-trap-hyper ecc…). Sarajevo soddisfa l’effetto nostalgia ma senza ricercarlo a tutti i costi e riuscendo a mantenere un’impronta originale attraverso le nove tracce che parlano – ca va sans dire – di amore, relazioni umane, ferite e rinascite. Confermando che certi temi a prima vista inflazionati, sono (altrove) semplicemente banalizzati e (qui) degli evergreen capaci di essere rivitalizzati. [Simone De Lorenzi]
Bfolk Brothers – Unalome
(self-released, 9 dicembre 2024)
Band di lungo corso che però ha pubblicato i propri primi inediti solo nel 2024, i Bfolk Brothers esordiscono ufficialmente con questo EP intitolato Unalome, parola che dovrebbe indicare “il cammino verso la saggezza e l’illuminazione spirituale” nella cultura buddhista. Non aspettatevi campane tibetane o suoni orientaleggianti però: i Bfolk Brothers guardano molto più alla musica d’Oltreoceano che a quella dell’Oriente. Unalome è un EP di brani che tradiscono forti influenze del country americano, del blues e del rock ‘n roll. Le sonorità e anche ritmi e atmosfere variano, da brani più cattivi come Prayer con le sue chitarre croccanti e graffianti a canzoni allegre da festa country come Feel the Country, senza tralasciare la power ballad più meditativa e malinconicheggiante (Burn My Soul). Esordio più che convincente che mette in mostra un gruppo sicuramente scafato e in grado di dare una direzione artistica e sonora precisa e lucida al proprio percorso.
Dresda – Dresda
(Musica Distesa, 10 gennaio 2025)
Il primo EP omonimo della band milanese Dresda è un intenso connubio tra alt-rock e post-punk, ispirato alla città simbolo della fragilità umana e della rinascita. Con quattro brani diretti e coesi, il gruppo esplora temi di memoria, speranza e complessità globale, raccontando storie di cronaca e vicende personali. Dopo i singoli Nettuno e Una Canzone D’Amore, l’EP include Cap A La Ciutad Monstre, che evoca i CCCP, e Colpevole, una riflessione intima su legami spezzati. Con influenze che spaziano dai Fontaines DC ai Pixies, Dresda fonde un sound vintage e provocatorio in un’opera breve ma incisiva.
Scuro – Multipolare
(Atomo World Records, 13 dicembre 2024)
Album d’esordio per Scuro, che di cose da dire ne ha tante e non ha paura di farlo. In Multipolare il cantautore dimostra che sa maneggiare i suoi strumenti con cura: mescolando pop, rap e indie cerca di non cozzare contro il guardrail della musica stereotipata. Allora i synth di Balla non sono fini a loro stessi, il pop alla Cremonini di Daltonico non vuole emulare il successo del bolognese, la delicatezza di Non lo so nemmeno io, forse non è banale acusticata da falò e via dicendo. D’altronde, che il nostro non sia un ingenuo nei confronti dello showbiz lo mette in chiaro in Quando tornerà la luce (“Se scegli l’arte mettiti da parte che il mercato ha giocato bene le sue carte”). Le dieci tracce sono frutto di un lavorio sentito, che riutilizza in maniera personale le sempreverdi risorse del cantautorato italiano. In mezzo a tanti che fanno musica tanto per fare, Scuro tira fuori un disco necessario, multipolare per la varietà di soluzioni adottate e per la gamma di emozioni suscitate. [Simone De Lorenzi]
ALLERTA! – ALLERTA!
(self-released, 31 dicembre 2024)
Allerta allerta! C’è una nuova band da tenere d’occhio. Gli ALLERTA! li seguivamo fin dai singoli d’esordio e ora possiamo apprezzarne un primo progetto completo. Uscito troppo tardi per comparire nella nostra classifica dei dischi di fine anno, ci teniamo a farne qui una postuma menzione d’onore. I toscani si muovono senza impaccio tra pop punk, hardcore punk e rap: un crossover che accomuna i sei pezzi lasciando spazio a una certa eterogeneità di stile, con un buon gioco di pedali tra orecchiabilità e sfogo caustico (con alcune punte più riuscite: Anche se muoio, Infinito). Originali ma senza aver paura di tradire certi echi (ad esempio) di cccp-iana memoria nell’esprimere una visione della contemporaneità cinica e pungente, purtroppo sempre più condivisibile. Loro si definiscono “coccolino punx”, ma di rassicurante vogliono avere poco o nulla. E noi siamo qui per questo. [Simone De Lorenzi]
Alfiero – La guerra dei pensieri
(self-released, 6 gennaio 2025)
La guerra dei pensieri è il terzo album di Alfiero, un cantautorato ragionato che è l’ennesima riprova di come in Italia si possa fare pop senza per questo risultare mainstream. Leggero per fruibilità d’ascolto ma non per profondità, minimale ma non superficiale, il disco si compone di dieci tracce che nuotano tra atmosfere confortevoli e familiari, ispirazioni nostalgiche e cambi di registro più movimentati a problematizzare il discorso (La paura, La guerra dei pensieri, Un brano in agosto). Preme sottolineare il mantra “non ridere di massa ma ridere di gusto” ne Il momento giusto, riuscitissima collaborazione con Buzzy. Sostenute da echi di cantautori della tradizione italiana, spesso sono le canzoni più semplici a colpire maggiormente e a far emergere le emozioni più intime. Perché la guerra dei pensieri può essere combattuta anche senza fare rumore. [Simone De Lorenzi]
Manco – Punti deboli
(self-released, 12 dicembre 2024)
Dopo aver pubblicato svariati singoli nel corso del 2024, Manco decide di riunire tutta la sua produzione di quest’anno sotto un EP, intitolato Punti deboli, che vede anche una traccia inedita, Stupidi, a chiudere il lavoro. L’artista mette in mostra salde radici piantate nella musica d’Oltreoceano, con i cinque brani rock che appaiono molto influenzati dalle sonorità blues, ma tutti cantati in italiano, cosa che in un certo senso li rende particolari e unici in un genere che siamo decisamente abituati a sentir cantare in inglese. Ci sono tracce più energiche e scatenate come Proiettile e l’opener Sirena, altre in cui Manco rallenta ritmi e alleggerisce atmosfere, come le pseudo-ballad Contro di me, Stupidi e Mai abbastanza, ma in tutti i brani l’artista dimostra di saper scrivere linee vocali parecchio orecchiabili e accattivanti, rendendo i pezzi a tratti quasi mainstream pur nella loro originalità (Proiettile potrebbe benissimo essere un brano interpretato dai Maneskin, per dire). L’EP insomma è molto buono; calca terreni che forse in Italia non sono ancora del tutto adatti al grande pubblico, ma i brani hanno tutto per funzionare.
Puoi leggere tutte le nostre recensioni a questa pagina.
