Torres – What an Enormous Room / La recensione

Torres What an Enormous Room copertina

La carriera di Torres ci ha fin qui regalato dei dischi caratterizzati da un andamento saliscendi: non tanto nella pregevolezza dei dischi (ma un pochino anche), quanto nelle loro sonorità. Dall’intimo e raccolto esordio omonimo del 2013 all’indie rock più distorto e pesante del successivo Sprinter (2015), tornando ad atmosfere rarefatte e minimali su Three Futures (2017), per poi avere di nuovo un disco rock grosso e imponente come Thirstier (2021) che è quanto di più vicino ci sia al rock da stadio nella discografia dell’artista della Georgia.

Seguendo quest’andamento, dal suo nuovo disco ci si poteva aspettare un album più quieto e delicato; la realtà è che What an Enormous Room lo è a metà. Ci sono infatti svariati pezzi che sanno di ballad, prevalentemente acustici e compassati, ma anche qualche brano più rock e carico che non avrebbe sfigurato nella tracklist del disco precedente. Alla prima categoria appartengono sicuramente pezzi forti come Collect e Life as We Don’t Know It; alla seconda le lent(issim)e Songbird Forever e Artificial Limits, ma anche la ballad I Got the Fear che è uno dei nostri brani preferiti. Ci sono anche pezzi a metà strada, si pensi a Wake to Flowers che è un pezzo quasi solo voce e chitarra elettrica, con un effetto che sorprende e attira.

What an Enormous Room è un disco che sembra concepito come una sorta di prova della maturità per Torres: lo stampo è indie rock, ma le canzoni divertenti e spensieratamente scatenate che c’erano in Thirstier qui non trovano spazio, lasciando il posto a brani più ragionati e meditabondi, ma pur sempre prodotti alla grande e con un’aura di magniloquenza che in passato, specialmente nei primi dischi di Mackenzie, non c’era. L’insistenza sui pezzi lenti trascina però il disco un pochino in metaforiche sabbie mobili: verso la fine dei 6 minuti di Artificial Limits, terzo brano intimo in sette tracce, comincia a percepirsi un po’ di stanchezza che l’eterea Jerk into Joy tiene a bada, solo perché faccia capolino di nuovo con Forever Home e soprattutto con la compassata Songbird Forever.

What an Enormous Room ci sembra insomma un discreto disco nel complesso, con alcuni pezzi molto validi che non raggiungono però gli apici di canzoni come Sprinter, Don’t Go Puttin Wishes in My Head, Thirstier o New Skin; e altri pezzi che rallentano fin troppo il ritmo. I fan dell’indie rock potranno sicuramente trovare nel disco parecchio di buono; la nostra sensazione è che non sarà il disco della svolta per Torres, posto che una svolta sia ancora possibile o necessaria a questo punto della sua carriera.

Ascolta qui sotto Torres – What an Enormous Room!


Oltre a quella di What an Enormous Room di Torres, potete leggere tutte le nostre recensioni qui.

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