Thrown al Low-L Fest di Piacenza – 20/06/26: il live report

Sabato 20 giugno, il secondo giorno di Low-L Fest nella caldissima Piacenza ci ha portato sia l’estate che il ritorno dei Thrown in Italia.
Non è facile raccontare di una giornata intensa come questa, ma un festival come il Low-L va raccontato, perché chi non c’era non sa cosa si è perso. Per chi non conoscesse il festival, si tratta di uno spazio che ospita spettacoli DIY e non-profit in stile hardcore e punk, abbracciandone non solo la musica, portando decine di band locali e internazionali appartenenti alla scena, ma anche gli ideali.
All’ingresso si era accolti da banchetti di small businesses nati dal riciclo, dall’handmade, tantissimi collettivi che vendevano dai vinili a vestiti, tutti marcati da slogan anticapitalisti e antifascisti. Il cibo, solo vegano in vero stile straight edge, acqua disponibile gratuitamente e alcolici a prezzi accessibili con addirittura la possibilità di acquistare la Gaza Cola, i cui ricavati vanno interamente al popolo palestinese le cui bandiere hanno volato alte per tutta la giornata e sono state portate fieramente sul palco da diversi performer che dimostravano tutto il loro supporto.
La giornata si è aperta a metà pomeriggio con un workshop sulle zine, per poi proseguire con l’arrivo sui palchi delle band a partire dal tardo pomeriggio. È toccato inizialmente a una carrellata di band italianissime: Colliders, hardcore da Melegnano fronteggiati da una voce femminile da paura che ha subito messo in chiaro quale sarebbe stato il mood della serata: la band ci voleva carichi e il pubblico ha eseguito. A seguire gli Spleen Flipper che uniscono hardcore a tratti grindcore e black, che non si sono risparmiati in cattiveria.
Subito dopo sul palco gli Skulled, altra band fronteggiata da voce femminile (che non sottolineiamo perché crediamo faccia qualche differenza, ma per fare i complimenti all’organizzazione che ha dato spazio a band come loro, quando ancora nella scena alternativa più mainstream i festival vantano lineup con zero donne presenti), che hanno portato sul palco il loro occult feminist death metal punk che personalmente ho apprezzato moltissimo.
Gli If I Die Today erano forse gli italiani più attesi della serata, con un gran pubblico riunito sotto palco ad attenderli e accoglierli in questa run estiva che li ha visti partecipi di tante date anche in apertura ad altri colossi hardcore. Il legame col pubblico è sembrato familiare, tipico di quelle band che sono nella scena ormai da anni e non fanno mai mancare l’affetto nei confronti di chi li ascolta e degli ideali di cui cantano.
Dopo le prime orette di performance, hanno iniziato a cambiare leggermente i sound delle band successive, partendo coi Jaguero che sono stati tra gli highlight della serata a mio parere, mescolando pop punk e rock ci hanno fatti sentire in un film coming of age ambientato in estate. Subito dopo è toccato al deathcore coi Despite Exile: performance spaziale, nonostante non mancassero piccoli problemi tecnici -del resto comprensibili in una giornata come questa- che aggiungono solo un senso di unità tra pubblico e band, facendo capire tutta la bellezza di uno spettacolo DIY. Il set è stato veramente incredibile con una performance vocale degna dei giganti nella scena.
È toccato poi agli stranieri: gli Excide, direttamente dall’America e sotto contratto con Sharptone Records, hanno portato esattamente quello che ci si aspettava da loro: il caos più totale. Il palco piccolo si è trasformato in un vero e proprio parco giochi per twostep e wall of death. La partecipazione del pubblico non è mai mancata durante nessun set, ma durante il loro si è veramente percepito il cambio d’aria che anticipava anche quelli che considererei i più attesi della giornata di sabato: i Thrown.
Già reduce da una data in Italia a Milano qualche anno fa, la band svedese è tornata a trovare il pubblico affiatatissimo con uno spettacolo veramente carico. Energia pura dal primo istante in cui sono saliti sul palco (anche se li avevamo già avvistati nell’arco del pomeriggio sbirciare le performance di altre band).
I suoni scattanti e profondi che li contraddistinguono risuonavano dalle casse e la voce potentissima del vocalist Marcus Lundqvist era talmente intonata da sembrare identica alla versione registrata dell’album. La performance non ha lasciato un secondo di tregua al pubblico, costituito da persone che cantavano tutte le canzoni e altre che salivano sul palco e si lanciavano sulla folla, insomma tutto quello che ci aspettavamo e speravamo di vedere.
Il loro hardcore melodico unito a suoni nu-metalcore è stato quasi ipnotico dopo tutte quelle ore passate al caldo: tutti sorridevano e ballavano sulle note di hit come Guilt, Bitter Friend, On the Verge e Parasite, decisamente un highlight della serata (senza nulla togliere a nessuno), come sottolineato in ogni singola pausa tra le canzoni dal vocalist stesso, ringraziando continuamente del supporto e sembrandone genuinamente toccato, oltre che quasi sorpreso.
La serata è poi giunta al termine con la performance dei Wojtek, anche loro reduci della data al Legend Club di Milano insieme agli If I Die Today in apertura agli Shai Hulud, concludendo su una nota italiana la seconda giornata di fest.
Ancora una volta facciamo i complimenti agli organizzatori del Low-L Fest per la bellissima giornata e weekend!
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