Gli album del mese: Neck Deep, Casey, The Maine & more

Neck Deep Neck Deep copertina

Neck Deep – Neck Deep

(Hopeless Records, 19 gennaio 2024)

Band-simbolo dell’ondata pop punk 2010s, i Neck Deep hanno pian piano perso un po’ di rilevanza in concomitanza con l’affievolirsi della popolarità di questo genere a partire dal 2017-2018, aiutati in questo probabilmente anche dall’uscita di un disco bruttino come All Distortions Are Intentional (2020). Con questo nuovo album, pretenziosamente self-titled come se dovesse essere il disco più rappresentativo della discografia della band, i ragazzi dal Galles decidono di tornare in toto al sound che li ha resi celebri e che probabilmente sanno fare meglio, ovvero il classico “generic pop punk” che regnava in Life’s Not Out to Get You (2015), l’album della consacrazione. I ritmi sono veloci, le chitarre distorte e potenti, i vocals di Ben Barlow altissimi e sparati a chiodo: sembra proprio una rievocazione dei tempi d’oro vissuti dalla band una decina di anni fa. Le canzoni però non sembrano esattamente in grado di fare la differenza e lasciare un segno indelebile nella storia: ci sono un paio di pezzi molto gradevoli e trascinanti come Take Me with You e We Need More Bricks, ma anche molti brani che scorrono senza dire granché. Il giudizio sul disco non è negativo perché l’energia c’è e un paio di buone zampate i Neck Deep le piazzano, ma crediamo che l’album potrà al massimo avere l’ambizione di fare contenti alcuni fan della prima ora.


Casey – How to Disappear

(Hassle Records, 12 gennaio 2024)

I Casey si erano sciolti, un po’ a sorpresa, nel 2019 dopo aver pubblicato due dischi. Sempre a sorpresa, il 2022 aveva visto la reunion della band gallese, che ora completa il percorso della propria rinascita con questo nuovo disco intitolato How to Disappear. Il gruppo ha da sempre fatto parte, insieme ad artisti come Holding Absence, Acres e Parting Gift fra gli altri, di quella corrente estremamente britannica di band che propongono un sottogenere del post-hardcore che a noi piace definire “post-hardcore monotono”. Chitarre intense ed emotive, atmosfere evocative, cantato occasionalmente urlato, ma tutto all’insegna di un incedere epicheggiante che non cambia mai passo e ritmo, un evitamento certosino di qualsiasi tipo di parte o ritornello accattivante, e una volontà di far sembrare i brani tutti simili e immutabili. C’è a chi piace questo modo di fare musica; a noi non piace e ci annoia terribilmente, così come questo disco.


The Maine – The Maine (Deluxe)

(Photo Finish Records/8123, 12 gennaio 2024)

Edizione deluxe per il self-titled dei The Maine, uscito la scorsa estate. La band dell’Arizona ci regala la bellezza di quattro tracce bonus, ma purtroppo nessun inedito: si tratta di nuove rendition di canzoni del disco composte da tre featuring e una versione acustica. Thoughts I Have While Lying in Bed vede Nick Santino dei Beach Weather (e voce dei fu A Rocket to the Moon): l’intervento è carino ma il suo maggior merito probabilmente è stato quello di farci riscoprire nuovamente la canzone a distanza di mesi e capire che anche da sola spicca tra le altre. Funny How è re-immaginata in veste acustica – o meglio, come sottotitolano, in una “wedding version” che sfrutta il piano in sottofondo – che rallenta i ritmi (forse troppo? Ma no, sono i The Maine, glielo si perdona) e c’è da dire che hanno azzeccato la canzone che meglio si prestava a questa operazione. Le altre collaborazioni sono Blame con i Valley, band canadese con vibes simili a The Band Camino, e Leave in Five con i MisterWives, altra band indie pop, questa volta statunitense e appartenente alla stessa etichetta dei The Maine. Nel complesso i brani fanno il loro, coprono il ruolo richiesto da una traccia bonus senza trasformare il self-titled in un capolavoro. [Simone De Lorenzi]


Sparrow Sleeps – Still Not Getting Any Sleep

(self-released, 11 dicembre 2023)

Progetto divertente quello degli Sparrow Sleeps, duo statunitense che propone cover di canzoni in versione ninna-nanna, ovvero con la sola strumentale reinterpretata in modo da far addormentare i bambini: con la pianola, i campanellini e tutto il resto. Gli Sparrow Sleeps sfornano materiale a un ritmo impressionante, spaziando nei gusti musicali ma prediligendo la scena emo/pop punk; per certi versi le canzoni sono assimilabili a certi remix lo-fi (Pure Noise Records ci ha fatto anche un disco, comprendente artisti come Four Year Strong, Knocked Loose e The Story So Far), anche se l’intenzione che ci sta dietro è diversa e più spassosa: certamente fa strano, ma è interessante sentire canzoni normalmente energiche e pestate in una veste più tranquilla e rasserenante. I titoli (e le copertine) ovviamente ricalcano parodicamente gli originali: Take Out Your Pillow and Jammies per i blink-182, A Lesson in Narcoleptics per i Mayday Parade, Half Hour of Power Nap per i Sum 41). In una delle ultime uscite del 2023 Still Not Getting Any… dei Simple Plan diventa Still Not Getting Any Sleep e si apre – non poteva altrimenti – con I’m Just a Kid; ma il disco non coverizza un solo album: sotto il titolo sono in realtà raccolti molti brani della discografia della band. [Simone De Lorenzi]


Fast Animals and Slow Kids – Dal vivo con orchestra

(Woodworm, 15 dicembre 2023)

La scorsa primavera i Fast Animals and Slow Kids si erano inventati un tour nei teatri dove hanno proposto un inedito “Concerto in quattro atti con piccola orchestra da camera” composta di sei elementi. A luglio, poi, hanno deciso di fare le cose in grande accompagnati dall’Orchestra La Corelli: sotto la direzione di Carmelo Emanuele Patti diciannove canzoni del loro repertorio sono state riarrangiate per orchestra sinfonica. È da una di queste due serate – la prima a Lugo, pare di intuire – che è nato questo album dal vivo, il primo della discografia perugina che diventa occasione per festeggiare i quindici anni della band e riassume i vari stili sperimentati durante la loro carriera. I suoni si sentono alla perfezione e anche il coinvolgimento del pubblico, tra applausi e sing-along, rende bene l’esperienza live, specie sui brani più gettonati. La scaletta segue la stessa del tour nei teatri, tra i nuovi classici dei tempi più recenti e le chicche del passato, aggiungendoci una intro e un intermezzo.

Il disco è ottimo per godere di momenti particolari delegati al solo contesto live. Oltre a certi ululati e agli spezzoni di discorso a cura del frontman Aimone Romizi (le dediche, il ringraziamento all’orchestra, i ricordi del passato, l’immancabile signature “Salve a tutti, salve a tutte, noi siamo i Fast Animals and Slow Kids e veniamo da Perugia”) segnaliamo il cambio del testo nel bridge di Cosa ci direbbe per sostituire la parte rappata di Willie Peyote (“Che cosa ci direbbe se non avesse investito il suo tempo a coprirci di idee?”) e l’assolo di “fischio” (!) del batterista Alessio Mingoli in Troia. Va specificato che non si tratta di un’esibizione unplugged, ma la parte orchestrata compenetra e completa la strumentazione canonica della band in elettrico, trasmettendo tutta l’energia dello show: l’atmosfera, alla fin fine, sembra non essere troppo diversa da quella di un concerto normale. [Simone De Lorenzi]


Scooped Up! – The Runs

(Orifice Records, 5 gennaio 2024)

In giro per il mondo ci sono davvero tanti gruppi. E nel 2024 scopriamo con molto piacere che esistono ancora molte band pop punk. Gli Scooped Up! sono un trio che viene dal Connecticut e in questo loro secondo album, The Runs, propongono sonorità tra il pop punk e lo skate punk per un totale di 14 tracce veloci e molto brevi (non si arriva mai ai tre minuti e spesso e volentieri nemmeno ai due). La voce, tra l’altro, assomiglia incredibilmente a quella di Jaret dei Bowling for Soup. Insomma, il 2024 si apre con l’ennesima band da tenere d’occhio e che vedremmo volentieri sul palco di qualche festival europeo tipo Slam Dunk. [Simone De Lorenzi]


Blame Art – Aneuma

(Non Ti Seguo Records / No Funeral Records / Clever Eagle Records / Dancing Rabbit Records, 12 gennaio 2024)

Ci sono voluti quattro lunghi anni, ma finalmente il disco d’esordio dei Blame Art è qui: Aneuma raccoglie sei tracce esuberanti in un progetto assai ambizioso. Forte di un’identità a cavallo tra emo e screamo, il disco raccoglie influenze dallo shoegaze e dal noise rock (particolarmente riconoscibile in Girandola e 6 grammi) in cui la voce lascia spazio alla furia strumentale. Il disco della band milanese sfida deliberatamente le leggi del mercato discografico: Aneuma, di fatto, è un album travestito da EP, dove tutti i brani superano i 5 minuti di ascolto, raggiungendo i 10 minuti nel caso di Considerazioni generiche, brano di chiusura che racchiude la significazione del disco. Il tema cardine è l’incomunicabilità, traccia indissolubile della società contemporanea che crea compulsivamente tecnologie per alleggerire il peso della vita ma che inevitabilmente crea distanze interiori tra le persone. La risposta dei Blame Art è venata di disperazione e rinuncia di fronte a un mondo ormai irriconoscibile, tanto quanto noi quando ci guardiamo allo specchio.


Nothing About Me – Critical Habits

(self-released, 22 dicembre 2023)

Correndo il rischio di passare inosservati, i Nothing About Me pubblicano sotto Natale Critical Habits, che è sostanzialmente una raccolta dei sette singoli usciti dal 2020 ad oggi, fatti precedere da una breve intro che come nella migliore delle tradizioni chiamano Anthem; tra le abbuffate del cenone e gli ultimi pandori li abbiamo recuperati, per farli riemergere dal marasma delle festività. Sotto la produzione di Luca Incerti dei WEL i regaz vicentini rintracciano il pop punk dell’era Seaway/Like Pacific – un po’ come i fu Stick Against Your Neck –, combinando spensieratezza festaiola e certi spigoli crudi alla WSTR, che in determinati momenti (specie in Expire) si avvicinano all’hardcore. Forse non al passo con i tempi, irrimediabilmente nostalgici, ma a noi piacciono così. [Simone De Lorenzi]


Buonforte – Silhouette

(self-released, 8 dicembre 2023)

Dopo una serie di singoli, Silhouette è l’album d’esordio sulla lunga distanza per Buonforte. L’artista perugino propone undici canzoni di musica leggera in pieno stile italiano, che ricorda a tratti lo stile di Marco Mengoni. Tutti i brani hanno “un velo di malinconia”, per citare il titolo di uno dei pezzi della tracklist, con l’eccezione forse della movimentata Non c’ho ancora capito niente, il pezzo che in fin dei conti preferiamo di quest’album -anche per i nostri gusti personali- e del pop ritmato di Come mai. È un disco ricco di emozioni, che Buonforte è bravo a comunicare tramite la propria voce, anche se a tratti probabilmente il sound è fin troppo classico e questo lede un po’ all’originalità del lavoro.


Federico Puglielli – Long Nights, Great Dawns

(self-released, 14 dicembre 2023)

Dopo Route 27, un nuovo EP in questo 2023 per Federico Puglielli, che ci propone il suo Long Nights, Great Dawns. Un lavoro di cinque tracce in cui l’artista ha suonato tutto quanto tranne la batteria: chitarra acustica, chitarre elettriche, basso, armonica a bocca e synth. Un tuttofare d’altri tempi insomma, un po’ come “d’altri lidi” sono i brani dell’EP, che rispondono a un gusto maggiormente angloamericano che italiano. È vero in primis per la traccia d’apertura A Better View, con il suo sound rock dagli echi quasi blues, ma lo è anche per il resto delle tracce, un po’ più tranquille rispetto all’opener ma sempre dal sapore internazionale. Piace molto in particolare il singolo The Light Is Gonna Set You Free, bella ballata rock, ma pure la traccia conclusiva Breathe si fa apprezzare per i suoi giri di chitarra. L’accento è a tratti da limare per suonare un po’ meno italiano, ma l’EP nel suo complesso è di ottima fattura musicale.


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