Intervista ai Lagoona

DRIVE IN è il nuovo album dei LAGOONA, disponibile dal 31 gennaio per V4V Records. Dopo “Mostri“, “Quello che resta” e “Euphoria” prosegue il nuovo corso della band umbra, capitanata da Luca Chiabolotti, già noto con lo pseudonimo NOPE con il quale crea e condivide illustrazioni e pensieri. DRIVE IN è un album consolatore, un abbraccio nel cuore della notte. Un disco alt rock con incursioni pop, dove Luca Chiabolotti scrive, insieme a Ivo Bucci dei VOINA (Euphoria e VHS) e a Giorgieness (Settembre), il diario di una generazione. Mix e Mastering è stato affidato a Ivan Antonio Rossi (Baustelle, Ministri), mentre alla produzione c’è Jacopo Gigliotti (Fast Animals and Slow Kids). Come sempre, abbiamo deciso di scambiare quattro chiacchiere con loro, per sapere come sta questa scena indipendente, se questo ultimo Sanremo può essere un segnale di ripresa, e cosa c’è nel loro futuro.
Che cosa significa “Lagoona”, la parola che dà il titolo al vostro progetto musicale? Quali altri nomi sarebbero stati papabile per identificare il vostro progetto?
Il nome Lagoona, in realtà prende spunto dalla Nebulosa Laguna che a è un dipinto cosmico di colori intensi, dove il rosso ardente delle sue nubi gassose incontra il blu profondo di uno spazio infinito. Un luogo dove le stelle nascono in silenzio, immerse in una danza di polvere e luce, mentre la bellezza della sua vastità rimanda al mistero di un amore senza fine, un abbraccio tra vita e universo. Ecco questo vorrei rispondere, in realtà il nome è arrivato totalmente a caso durante una serata leggermente alcolica. Sicuramente un nome adesso sarebbe stato “Mansarda” visto che tutte le nostre sale prove si sono sempre trovate in una di queste.
Quanto, per la vostra esperienza sinora, sono importanti le playlist di Spotify e altri contesti editoriali del genere? Avete avuto delle belle sorprese con la pubblicazione di “Drive In”?
Le playlist di Spotify sono cruciali per la visibilità degli artisti, ma c’è un lato critico. Essere inclusi in una playlist popolare può portare un’enorme visibilità, ma il focus su queste playlist crea un sistema in cui, se non sei in una, sembri non contare. Questo porta a una standardizzazione del gusto musicale e premia la popolarità immediata piuttosto che l’autenticità dell’opera. In pratica, se non sei “selezionato” dai grandi algoritmi, è come se fossi invisibile, riducendo la musica a numeri più che a contenuti.
Siete fan di altri progetti rock, magari alcuni di quelli con cui avete collaborato ultimamente?
Molto fan della penna di Ivo dei Voina, e infatti collaborarci nella scrittura è stato davvero qualcosa di stimolante, in particolare nel modo in cui riesce a creare immagini perfette con le parole.
Come sta la scena rock in Italia?
Secondo me, presto tornerà un giro di boa, basta vedere quello che è successo a Sanremo di quest’anno. La qualità sta tornando a gamba tesa (finalmente), o forse è così che la voglio pensare.
E quali ascolti vi hanno preparato alla pubblicazione di “Drive In”?
Inevitabilmente The 1975, Sam Fender per passare a che a suoni più anni 80 con l’utilizzo dei sax, che spazia dal cantautorato italiano al pop più assoluto.
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