Intervista ai Colla: “Fare musica fino a che c’è qualcosa da dire”

Colla

 

COLLA tornano con il nuovo singolo Fottetevi, un brano che racconta la loro urgenza creativa e la spontaneità che caratterizza l’intero nuovo album, registrato in soli cinque giorni. In questa intervista, la band riflette sul loro percorso nella scena indipendente italiana, dal punk diretto e senza filtri agli equilibri tra live, streaming e social network. Un dialogo che mette in luce come, nonostante i cambiamenti dell’industria musicale, il cuore della loro musica rimanga autentico e fedele alla visione originale.

Il vostro nuovo singolo “Fottetevi” è stato registrato in soli cinque giorni per catturare spontaneità e urgenza. Quanto influisce questa scelta su come vivete oggi la musica rispetto ai primi anni di attività?

In realtà l’intero nuovo album che pubblicheremo è stato registrato in soli cinque giorni. Abbiamo sempre avuto la fortuna o la capacità di realizzare album in modo semplice senza sovrastrutture. Conosciamo solo questo modo per fare musica: il resto lo troviamo noioso e forse costruito o in qualche modo troppo calcolato.

Siete sulla scena da diversi anni e avete visto cambiare l’industria attorno a voi. Come avete vissuto il passaggio dai live e dalle cassette alla presenza sui social, agli streaming e ai numeri come parametro di successo?

Sì, è cambiato tutto, ormai lo sanno anche i muri. Sinceramente non ci dispiace questa opportunità di pubblicare quello che si vuole senza filtri, ma non stiamo a guardare i numeri e non ci ammazziamo per ottenerli. Ci sono tanti furbetti in giro che usano sistemi poco chiari, ma poi la verità esce.

Negli ultimi anni molte band indipendenti si sono confrontate con la difficoltà di trasformare l’energia live in visibilità digitale. Vi capita di sentirvi divisi tra l’idea di suonare dal vivo e la pressione di “tirare numeri” su piattaforme come Spotify o TikTok?

Non ci interessa più di tanto questo aspetto, sappiamo benissimo che online non è offline. Forse siamo arrivati all’apice di questa questione e forse il pubblico veramente interessato non bada più ai numeri, a un bel post o alle interazioni, cerca solo la sostanza e l’emozione offline.

Il punk che fate è diretto e senza filtri: come conciliate questa autenticità con le dinamiche di rete (algoritmi, playlist editoriali, metriche) che spesso sembrano premiare contenuti più “sicuri” e popolari?

Beh, facciamo musica per noi e non di certo per l’algoritmo. Chi si affeziona al mondo Colla non segue le tendenze. Ci dicono che siamo diventati una band “cult”, forse perché non ci interessa il flusso. Proprio perché non facciamo nessun tipo di calcolo e siamo quello che creiamo, abbiamo un seguito vero e non indotto dai media o da chissà quale sostanza tossica digitale.

Guardando al vostro percorso fin qui — singoli, EP e adesso nuove tracce — quali sono gli strumenti o gli approcci che avete trovato più utili per restare fedeli alla vostra visione pur rimanendo attivi e visibili sulla scena indipendente italiana?

Ci siamo sempre detti che faremo musica fino a che avremmo qualcosa da dire. Il segreto sta tutto qui. Non abbiamo pose, tempi imposti e non ammicchiamo al trend del momento. Questo ci permette di essere sempre noi stessi e di seguire la nostra strada. Le canzoni nascono dentro di noi e abbiamo il dovere di raccoglierle e darle in pasto a tutti.

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