Cara Calma, Jaguero, Katana Koala Kiwi: le recensioni dei singoli italiani

Cara Calma – vienimi_a_cercare
A un annetto dall’uscita dell’album Itami, i Cara Calma ci fanno ascoltare un nuovo singolo che si chiama vienimi_a_cercare, con questa grafia che non sappiamo se vuole richiamare i classici nomi dei file o delle cartelle su PC (magari scaricati da eMule, per i veri OG) o se ha un’altra motivazione. Le sonorità riprendono di partenza l’alternative rock con influenze emo che ha costituito l’ossatura del successo del gruppo bresciano, ma introducono alcuni elementi di rottura, fra cui un basso di derivazione post-punk ma soprattutto un uso piuttosto deciso dei synth, che si sentono ampiamente nel ritornello e che rimandano ad alcuni pezzi dei Linkin Park o anche ai primi Pvris. Copertina minimalista fluo un po’ sullo stile di quella del terzo disco Gossip.
Cìuz – La mia strada
La mia strada è il singolo di debutto dei CÌUZ. Il brano mescola rock, indie e pop con un sound fresco e riconoscibile, fatto di melodie dirette e arrangiamenti sinceri che mettono in primo piano l’energia e la personalità del quartetto. Il testo racconta un percorso di vita fatto di scelte, dubbi e aspirazioni, usando immagini di strade e paesaggi come metafora di un viaggio interiore ed emotivo. La produzione mantiene un equilibrio tra modernità e naturalezza, con sonorità che sanno essere allo stesso tempo dirette e riflessive, lasciando emergere le influenze del panorama indie italiano senza rinunciare a un’impronta personale. L’uso dei cori e dei passaggi melodici crea momenti di tensione e rilascio che rendono il brano coinvolgente e dinamico, mentre la voce principale guida l’ascoltatore attraverso una narrazione sincera e immediata. La mia strada non è solo un debutto: è l’affermazione di un’identità musicale e narrativa chiara, capace di unire emozione e concretezza. I CÌUZ mostrano fin da subito una maturità sorprendente, proponendo una proposta sonora che promette di distinguersi nel panorama indie contemporaneo.
Colla – Fottetevi
Fottetevi è un brano che non perde tempo a spiegarsi: parte e colpisce, come dovrebbe fare ogni pezzo punk che si rispetti. I COLLA affondano le mani in un hard-punk nervoso, diretto, costruito su chitarre ruvide e un ritmo che spinge sempre in avanti, senza concedere tregua. È una canzone che sembra nata per essere urlata più che rifinita, e proprio qui sta la sua forza.
Il testo è uno sfogo netto contro le imposizioni quotidiane, le aspettative sociali e quell’idea di vita “giusta” che spesso risulta più soffocante che rassicurante. Il titolo non è una provocazione gratuita, ma una presa di posizione: un rifiuto secco, quasi liberatorio, pronunciato senza filtri e senza mediazioni. La produzione mantiene un’impronta volutamente sporca e istintiva, restituendo un senso di urgenza che avvicina il brano alla dimensione live, terreno in cui i COLLA danno il meglio di sé. Fottetevi non cerca compromessi né aperture pop: è una scarica di rabbia lucida, coerente con l’attitudine della band e con una scena che vive ancora di tensione e bisogno di dire le cose come stanno. Un singolo breve, feroce e sincero, che non vuole piacere a tutti, e proprio per questo funziona.
Itmi – Rapido
Gli ITMI consegnano un brano dal paradosso perfetto: una corsa funk che invita a rallentare. Rapido, il nuovo singolo della band brianzola, gioca con il tempo come fosse materia viva, lo allunga, lo contrae, lo fa danzare, fino a trasformarlo in un groove ipnotico che scuote e calma allo stesso tempo. Chitarre distorte e linee di basso pulsanti si intrecciano a una batteria elastica, costruendo un ritmo che corre senza arrivare mai davvero da nessuna parte. Il cuore di Rapido è una riflessione sottile ma profondamente umana: nel mondo che accelera, fermarsi diventa un atto rivoluzionario. Gli ITMI cantano l’urgenza di scegliere la lentezza come forma di resistenza gentile, di trovare significato nello spazio tra due battiti. Musicalmente, il brano è un mosaico di incastri: riff che si rincorrono come lancette, pause improvvise che aprono spiragli di calma, tensioni che si sciolgono in groove vellutati. La band costruisce un equilibrio raro tra energia e introspezione, pop e rock, facendo emergere una scrittura matura e istintiva. Con Rapido, gli ITMI aggiungono un tassello fondamentale alla loro ricerca sonora: un pezzo che scorre come un respiro profondo dopo la corsa, ricordandoci che anche nel caos esiste sempre un punto fermo, un battito che ci riporta a noi stessi.
Jaguero – Hold Me Close / Monday
Chi li ha visti suonare sul palco del Low-L Fest due anni fa sa che i Jaguero non hanno davvero nulla da invidiare alle grandi band punk americane e inglesi, in primis sul palco ma pure in studio. Presto uscirà il loro primo disco full length dopo alcuni EP; si intitolerà Make Me Feel Alive Again, ed è lanciato da un doppio singolo, questo Hold Me Close / Monday che conferma le sonorità d’Oltreoceano della band vicentina. Più energica Hold Me Close, da scarica di adrenalina di stampo punk con sporcature hardcore alla Angel Du$t / Militarie Gun, mentre Monday è un pezzo più riflessivo, una semi-ballad che non perde comunque l’occasione di alzare i giri del motore sul finale dove urlare “just another Monday” a squarciagola -forse sotto sotto è proprio questo il pezzone fra i due.
Katana Koala Kiwi – Formaldeide
Nuovo singolo per i Katana Koala Kiwi, che dedicano Formaldeide alla loro città, Trieste, uno dei centri musicalmente più attivi per l’underground italiano negli ultimi tempi (andate a recuperare anche i Rental0012 e Kalpa se non li avete ancora ascoltati). Formaldeide è un pezzo alternative rock con influenze emo, sicuramente coerente con le sonorità che il gruppo ci ha fatto ascoltare finora anche se un pochino più “balladoso” e quindi riflessivo; le chitarre restano però potenti e molto belle da ascoltare con i loro giri ariosi che -immaginiamo- invoglieranno anche il momento-accendini (vabbè, torce dei telefoni) ai concerti.
Lady and the Clowns – Leggere poesia
In attesa dell’uscita del loro nuovo album, che ci dicono essere “non troppo lontano”, Lady and the Clowns pubblicano un singolo intitolato Leggere poesia, un brano rock multiforme dall’andamento “progressivo”: una partenza molto soft e leggera, quasi acustica, lascia spazio a un ritornello pop rock radiofonico un po’ da fine anni 2000, per poi evolvere sorprendentemente con un breakdown carico dalle sonorità quasi emo e più heavy. Chaotic good.
Maia – Indigesto
Il “sottotitolo” di Indigesto, il nuovo singolo di Maia, è “millennials, precarietà, crisi generazionale”. La canzone parla infatti della condizione in cui si trovano a vivere i nati fra la fine degli anni ’80 e gli anni ’90, alle prese con lavori precari dopo anni di studi, incertezza economica, instabilità finanziaria e quindi anche familiare, per motivi essenzialmente indipendenti da loro -e allo stesso tempo sempre denigrati dalle generazioni precedenti, le cui frasi fatte compongono una parte proprio del testo del brano. Il sound è quello di un synthpop ritmato e accattivante, quasi a fare da contrasto con i temi del brano, o magari a rappresentare una sorta di “rifugio” temporaneo per tutte le persone che si ritrovano in questa situazione comune.
Mother – Chamomile
Con il singolo Chamomile, i Mother annunciano la prossima uscita del disco The Stars Within, previsto per la primavera anche se per il momento non è stata fornita una data precisa. Il brano si muove su sonorità emo / indie rock che richiamano un pochino la scena di Citizen, Basement e Run for Cover Records dei primi anni 2010 (o i Regarde se vogliamo restare tra i nostri confini).
Shamals – Artemisia
Artemisia proprio come Artemisia Gentileschi, a cui è dedicata la nuova canzone delle Shamals. Il gruppo, attivo dal 2024 e che prende il nome dal nom de plume della cantante Lucia Sangalli aka Shamal, è formato anche da un violoncello, un piano/viola, una tromba/flicorno soprano più batteria e percussioni, e questo si riflette ampiamente nelle sonorità del pezzo, che unisce una sensibilità cantautorale nell’incedere e nel testo a influenze da gruppo jazz / blues. L’aneddoto che ha portato alla nascita del brano, racconta Shamal, ha avuto origine quando in estate “mi sono imbattuta in un ragazzo che a luglio indossava un giubbotto di pelle, con le borchie, aveva capelli ricci e neri e un tutù. Se a un primo impatto poteva sembrare bizzarro, quando poi ho analizzato il pensiero, mi sono resa conto che questo ragazzo era un eroe. Perché ha avuto il coraggio di esprimersi per quello che era, fregandosene di quello che pensava la gente. E per motivi che non so spiegare ho fatto un parallelismo con Artemisia Gentileschi, la pittrice del Seicento, che ebbe il coraggio di esprimersi fregandosene del contesto molto maschilista, molto chiuso”.
Tacøma – Serena
Ritroviamo Tacøma (se lo cercate su YouTube ricordatevi di usare il carattere speciale) con il suo nuovo singolo Serena, anticipazione di un EP di prossima uscita. L’artista livornese presenta un brano pop di stampo elettronico e meditativo: non manca un certo ritmo, ma sono soprattutto i synth e i vocals -esplicitamente ispirati alle sonorità di artisti come Daft Punk e The Weeknd- a dare l’impressione sfumata di un pezzo da fine festa.
Aura Q – Sand
Con Sand, gli Aura Q compiono un ingresso subito distintivo sulla scena musicale, proponendo un singolo di debutto che va oltre l’idea di semplice presentazione. Il brano è costruito attorno a un dialogo delicato tra pianoforte, violoncello ed elettronica, elementi che si intrecciano con naturalezza dando vita a un paesaggio sonoro minimale ma profondamente evocativo. La scelta di mantenere arrangiamenti essenziali e melodie trasparenti non appare come un esercizio di stile, ma come parte di una visione artistica precisa: usare la musica come strumento di osservazione e riflessione, più che di impatto immediato. Il titolo stesso, Sand, richiama un elemento semplice e spesso ignorato, che diventa metafora di tutto ciò che esiste sotto la superficie dell’esperienza quotidiana. Il risultato è una traccia contemplativa, capace di rallentare lo sguardo dell’ascoltatore e di restituire dignità a ciò che normalmente sfugge all’attenzione. Sand rivela un progetto maturo nelle intenzioni e nell’esecuzione, e lascia intravedere un percorso artistico coerente e personale, capace di svilupparsi con naturalezza nel tempo.
Brx!t – Cosa resterà
A Torino evidentemente piace il titolo “Cosa resterà” per le canzoni. Dopo il capolavoro degli Eiffel 65 abbiamo un nuovo brano che condivide lo stesso titolo ma non condivide affatto il sound: è Cosa resterà dei Brx!t, che ha sonorità punk rock veloci e divertenti, anche piuttosto grezze nella produzione come si addice a un buon brano underground che richiama un pochino gli anni 2000 (un po’ come il brano degli Eiffel richiamava le hit del XX secolo, se vogliamo).
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