Good Riddance alla Festa di Radio Onda d’Urto a Brescia – 12/08/2026: il live report

Testo di Persimmon Collective
In mezzo all’ondata di calore agostana ci si mette anche la “stagione dei festival”: quelle due settimane all’anno in cui tutte le band punk rock fanno un salto in Europa per farsi Punk Rock Holiday, Bay Fest e Brakrock e in mezzo le date necessarie per arrivare da un festival all’altro. E bene così! Infatti, il giorno dopo la loro data al Punk Rock Holiday, sono passati in Italia i Good Riddance, questa volta a Brescia, headliner della giornata di mercoledì della storica Festa di Radio Onda d’Urto. Assieme a loro, gli Adolescents, sempre reduci dal Punk Rock Holiday la sera prima, e i local heroes Riccobellis.
Arrivo per la seconda metà del set dei Riccobellis, band con disco nuovo appena uscito (After Party Heroes), che sul palco grosso della Festa si sente comunque a proprio agio. Visti svariate volte e ci ho suonato pure assieme, non deludono mai, anzi a sto giro danno la carica per la doppietta old school che sta per partire.
Cambio palco brevissimo e tocca subito agli Adolescents, band storica del punk californiano anni ’80 che porta in giro i propri classici, pezzi senza i quali band come NOFX, Bad Religion e gli stessi Good Riddance non sarebbero mai esistite. È bello vedere infatti a lato palco Russ, il cantante dei Good Riddance, cantare praticamente ogni canzone della scaletta. La band percorre la propria carriera suonando da No Way alla leggendaria Amoeba per poi chiudere con la iconica Kids of the Blackhole. Degno di nota anche osservare come si siano ormai ottimamente inseriti nella band il batterista dei Death by Stereo e il bassista che ha sostituito da molti anni lo scomparso Steve Soto, Brad Logan dei Leftover Crack e degli F-Minus.
E finalmente arriva il momento che stavo aspettando e che è valso tre ore e mezza di macchina: il concerto dei Good Riddance. L’ultima volta che li avevo visti, l’anno scorso al Magnolia, era stato memorabile. In questo tour, la band è in giro per promuovere l’ultimo disco uscito qualche mese fa per Fat Wreck Chords: Before the World Caves In. Disco ottimo a mio parere, essendo loro una band che, prendendosi tempo tra disco e disco, non fa uscire materiale non di qualità. Sono una band con uno spettro sonoro molto ampio che va dall’hardcore più aggressivo, vedasi pezzi come Heresy Hypocrisy and Revenge e Waste, a delle vere e proprie perle pop punk come Salt e One for the Braves. L’ultimo disco a mio parere predilige la vena più melodica anche se non manca di momenti uptempo.
La band salita sul palco parte subito a 3000 all’ora con le classiche Weight of the World e Salt ma non si tira indietro dal suonare molto del disco nuovo (quasi metà). Ma bene così infatti: oltre ai singoli There’s Still Tonight e No More System to Believe In, suonano i miei due pezzi preferiti del disco, To Suffer Is the Name e Drive Faster che dal vivo rendono molto bene e sono apprezzati dal pubblico che incredibilmente li sa già. Russ lo vedo carico, Chuck (bassista) fa da arringatore del pit, Luke (chitarrista) come sempre un mostro nel down picking, e Sean (batterista) un orologio uptempo che non viene placato neanche dai 30 e passa gradi che potevano stancare batteristi ben più giovani.
La band prosegue con il proprio repertorio regalandoci perle come Cheyenne e A Credit to His Gender, passando anche da classici più recenti come Darkest Days e Half Measures per poi chiudere con la doppietta Libertine e Last Believer, pezzi ormai indelebili nelle orecchie di qualsiasi punk rocker.
Tornano per un piccolo bis dove ci regalano una rara Letters Home e la cover storica di Come Dancing dei The Kinks.
Gran serata. Band da vedere almeno una volta all’anno. Spero infatti tornino presto, magari in un contesto più intimo.
Grazie a Radio Onda d’Urto e Hub Music Factory per aver reso tutto possibile!
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