Gli album italiani del mese: Giungla, Her Skin, Saam & more

Giungla
Foto di Tom Porter

Giungla – Distractions

(Factory Flaws, 1 novembre 2024)

È una strada lunghissima quella che ha portato Giungla a pubblicare il suo primo album. L’artista di base a Bologna aveva cominciato a percorrerla addirittura nel 2016, quando era uscito il suo primo bellissimo singolo Sand. Due EP (Camo, nel 2016, e Turbulence, nel 2021) nel mezzo, e finalmente l’approdo al full length, sempre per l’etichetta Factory Flaws che la segue da tempo. Giungla in questi otto anni ha mutato più volte il proprio sound, ma è sempre rimasta fedele ad alcuni concetti di base: la lingua inglese, sonorità minimal-rock, un certo grado di sperimentazione che include molti loop elettronici e lavoro al computer. Sono elementi che ritroviamo anche su questo primo disco intitolato Distractions, che sembra più interessato a elaborare un manifesto artistico indipendente da ogni tentazione del mercato e rifuggente dalle facili melodie e dalla catchiness del pop. È un disco fatto in primis con le chitarre, ma che non arriva ad avere l’energia grezza del rock e del punk (neanche del post-, che di questi anni va tanto di moda); è un disco elettronico ma che non si può ballare, nemmeno in una discoteca parecchio alternativa. Rispetto ai brani degli esordi sembra che Giungla sia andata facendosi via via più esoterica e sempre meno accessibile. La sua è al momento una musica di confine, lontana dai centri di potere del mainstream e dedita al tentativo ammirevole di scavarsi una nicchia tutta propria che possa pescare dal notoriamente difficoltoso pubblico italiano tanto quanto da quello più curioso europeo e nordico.


Her Skin – Every House Is Haunted

(We Were Never Being Boring, 1 novembre 2024)

every house is haunted, il nuovo EP di Her Skin, è un viaggio introspettivo che affronta i demoni di una vita in transizione, raccontato attraverso testi profondi e un delicato folk ispirato dal suono delle onde del Pacifico. A 27 anni, Her Skin si confronta con la confusione di lasciare l’adolescenza alle spalle e l’incertezza di un futuro spaventoso. La risposta è stata una fuga in California, ad Half Moon Bay, dove ha trovato lo spazio per esplorare le proprie paure e trasformarle in musica. Prodotto da Luca Bi, l’EP è un autoritratto sincero e vulnerabile, dove le chitarre folk e le armonie soffuse fanno da sottofondo a testi che affrontano temi universali: la paura di perdere chi amiamo in Moving Out, l’ansia di costruire nuovi legami in Ghosts, e il bisogno di amare ed essere amati in A Part Of Your World. Con atmosfere sognanti ma concrete, every house is haunted è una psicanalisi musicale che invita alla consapevolezza e alla tenerezza verso se stessi. In uscita il 1° novembre per We Were Never Being Boring Collective, l’EP è un abbraccio contro i fantasmi di una vita frenetica.


Saam – Per ogni caduta una terra amata

(Pioggia Rossa Dischi/Non Ti Seguo Records, 15 novembre 2024)

Per ogni caduta, una terra amata è l’album di debutto discografico dei SAAM, una band che riesce a combinare perfettamente il punk emo con sfumature più delicate e riflessive. Questo album è una riflessione musicale sulla caduta e sulla resilienza, con brani che raccontano come le ferite e le cicatrici possano renderci più forti. Ogni traccia offre un mix ben bilanciato di energia e dolcezza, in cui le chitarre armonizzate prendono spesso il ruolo da protagoniste. Spiccano canzoni come Rane e Convivere, dimostrando la maturità raggiunta dalla band genovese. La chiusura con Grondaia riassume l’essenza del disco, alternando momenti sommessi e improvvisi assalti sonori. Per ogni caduta, una terra amata è un viaggio emozionale che invita a riflettere sulle proprie esperienze e su come affrontare il presente.


Ottone Pesante – Scrolls of War

(Aural Music, 18 ottobre 2024)

Scrolls of War, il nuovo album degli Ottone Pesante, è un viaggio sonoro tra storia e mitologia, dove gli ottoni si fanno portatori di narrazioni epiche e belliche. Il trio brasscore unisce metal, fiati e sonorità sperimentali per raccontare un passato sanguinoso, ispirato ai Rotoli della Guerra di Qumran. Brani come Late Bronze Age Collapse, arricchito dai synth di Shane Embury, evocano atmosfere di tensione e battaglia, mentre Men Kill, Children Die offre una pausa riflessiva, con tonalità doom. L’album culmina con Seven, brano che lascia intravedere futuri sviluppi musicali. Scrolls of War è il primo capitolo di una trilogia che trasforma gli ottoni, da strumenti di guerra a veicoli di arte.


Les Biologistes Marins – If Places Were Sounds

(Jipo Records, 16 ottobre 2024)

If places were sounds è il debutto di Les Biologistes Marins, un duo sperimentale che mescola l’elettronica con influenze ambient e un tocco di improvvisazione. Il progetto, nato dall’incontro tra la flautista Beatrice Miniaci e il batterista e produttore Anton Sconosciuto, esplora l’intersezione tra suono e acqua, fondendo musica e narrazioni visive. L’album è ispirato a un viaggio in barca di Miniaci lungo le coste della Liguria e intorno al mondo, durante il quale ha raccolto suggestioni e video subacquei. Le composizioni, influenzate dall’ambient giapponese, in particolare da Hiroshi Yoshimura, si sviluppano attraverso sessioni di improvvisazione con strumenti acustici e manipolazioni sonore dell’acqua, creando atmosfere immersive e fluide. L’opera tocca temi contemporanei come l’innalzamento delle temperature marine e l’inquinamento acustico, proponendo un’esperienza sonora meditativa. If places were sounds sarà presentato in un tour europeo supportato da Jazz It Abroad 2024.


Niox – Matrix Reloaded

(self-released, 1 novembre 2024)

Secondo capitolo di un progetto piuttosto peculiare intrapreso da Niox: una serie di EP che prendono spunto dalla saga di Matrix, e infatti dopo Matrix – EP uscito a giugno, ecco che arriva Matrix Reloaded, riprendendo la sequenza cinematografica. Il nuovo lavoro mette in fila quattro brani per una decina di minuti di musica: un ascolto breve insomma, ma decisamente intenso, come si capisce già dal brano d’apertura Testarossa, che mescola sonorità rock energiche e aggressive e un cantato che ha invece più a che vedere con il rap. Sonorità peraltro non riprese nei brani successivi: a Niox evidentemente piace cambiare e non fossilizzarsi sugli stessi sound, perché abbiamo un pezzo più elettronico dark come Fingere, la cumbia da tormentone estivo di Niente e l’electropop ballabile di America. L’EP è divertente da ascoltare, assolutamente non impegnativo vista la durata complessiva, ma anche parecchio adrenalinico, un po’ come il film a cui si ispira.


Marco Liuzzi – Earthfall

(Backpropagation Records, 22 ottobre 2024)

Nell’epoca algoritmica in cui viviamo, dove prevalgono hit di dubbio gusto, tracce brevi per sfuggire ai disturbi dell’attenzione, semplicità e banalità standardizzate, mettersi all’ascolto di un album strumentale è una gradita anomalia. L’opportunità ce la offre Marco Liuzzi, che in Earthfall – disco composto insieme a Cosimo Romano e Roberto Cati e contraltare dell’esordio Earthrise (2021) – presenta otto tracce che vanno a mescolare musica minimalista e jazz. Mettendo i tecnicismi da parte, visto che chi scrive non ne è un erudito, quello che preme sottolineare è la sensazione sperimentata all’ascolto: un viaggio che oscilla tra ritmi più sereni e sonorità più oscure, in tensione come l’«epoca in bilico» che viviamo e che l’artista trasmette con coerenza. Non un easy listening, certo, ma Earthfall è anche un invito a disporsi in una certa ottica, che valorizzi fino in fondo il lavoro dietro la tracklist. Sembra il classico rant da boomer, ma vuole invece essere una sincera riflessione su come certa musica possa indicarci vie di fuga dalla caoticità quotidiana senza essere relegata a mera colonna sonora di sfondo. E Marco Liuzzi ci è riuscito benissimo. [Simone De Lorenzi]


Matteo Salzano – Qualcosa giusto per iniziare

(Risorgiva, 25 ottobre 2024)

Qualcosa Giusto Per Iniziare è l’EP d’esordio di Matteo Salzano, un cantautore napoletano che mescola jazz e atmosfere fiabesche in un quarto d’ora di musica delicata e riflessiva. Nato in un momento di svolta personale e professionale, l’EP è un racconto di ricerca interiore, in cui l’autore, con pochi strumenti a disposizione, crea sonorità genuine e leggere. Pianoforte, chitarra e chalumeau intrecciano melodie vaporose, con i bassi suonati dal fratello Davide e le seconde voci di Angelica Alfieri. Composto da tre brani, il progetto è un viaggio musicale che si apre con Tutto l’universo e si conclude con D’autunno, il pezzo più leggero e liberatorio. Ogni suono è sapientemente dosato per creare un’atmosfera malinconica ma elevante, che invita a guardare oltre.


Wanderlast – Echoes of the Future

(self-released, 1 novembre 2024)

Invece che dal passato, gli echi per gli Wanderlast vengono dal futuro: Echoes of the Future si chiama infatti il nuovo EP del trio formato nel 2018. Il precedente EP risaliva all’annus horribilis 2020, mentre il nuovo lavoro apre a spiragli più ottimistici, anche per le sonorità allegre e upbeat che i brani portano in dote. Quello degli Wanderlast è un pop rock leggero e molto gradevole, a tratti vicino all’indie rock anglosassone, sicuramente influenzato dalla musica rock internazionale più che da quella italiana -e del resto i brani sono cantati in inglese, cosa ormai rara di questi tempi per i gruppi nostrani. Gli Wanderlast dimostrano peraltro di possedere una certa tendenza alla “sperimentazione”, nel senso che i cinque brani della tracklist spaziano con un certo agio fra differenti tipologie di rock, arrivando a incorporare elementi di musica elettronica come in Overdrive. EP arioso e più che positivo che potrà senz’altro aiutare a dare nuovo impulso alla band dopo un periodo di silenzio discografico.


Preferisco Ignazio – Stendardo

(self-released, 25 ottobre 2024)

Stendardo, EP d’esordio dei Preferisco Ignazio, è un pugno diretto al cuore della società moderna: 5 tracce che oscillano tra light-screamo ed emo-punk, registrate direttamente in sala prove per catturare l’autenticità della band romana. Il progetto è un grido di ribellione contro un mondo tossico e disinteressato, esprimendo con chitarre graffianti e ritmi serrati una lotta tanto personale quanto collettiva. Con il fonico Andreas Macrì che dà corpo al suono e ai cori, ogni brano si snoda tra riff distorti e transizioni ritmiche precise. Bonaparte apre con energia, mentre Stendardo rappresenta il cuore malinconico dell’EP. Ora Capisco e Collina affrontano i temi delle aspettative e del rifiuto, completati dal singolo ADHD. Nonostante la giovane età, i Preferisco Ignazio dimostrano un’identità sonora coesa e schietta.


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