Abbiamo pazientato trent’anni: la colonna sonora di Due di Enrico Brizzi

Dettaglio dalla copertina di Due di Enrico Brizzi

 

La «maestosa storia di rock parrocchiale» raccontata da Enrico Brizzi in Jack Frusciante è uscito dal gruppo, bestseller generazionale degli anni Novanta, è diventata iconica anche e proprio per i riferimenti alla cultura musicale disseminati al suo interno. A settembre 2024 è uscito il seguito di Jack Frusciante, si intitola Due ed è ambientato sempre nel 1993: sono gli anni di “Mucchio selvaggio” e “Rumore”, di MTV e degli Hard Rock Café. Come il suo antenato, anche Due mostra sulla pagina un florido citazionismo, a volte esplicito, altre ammiccato, spesso consegnato sottotraccia, sorta di easter egg per gli aficionados.

Emilia paranoica, c’hai delle sbarbe a mano?

«Odore di punk, odore di ‘77»: così in Jack Frusciante veniva descritta Bologna, città seminale per la cultura musicale underground che dagli anni Settanta si trascinerà fino al walkman del vecchio Alex. Nel romanzo d’esordio l’Emilia-Romagna agiva anche implicitamente: impossibile non pensare al lascito dei CCCP – Fedeli alla linea, mai menzionati eppure presenti a livello di atmosfera. Doveroso, dunque, omaggiarli adeguatamente in Due. Da Per me lo so vengono l’incipit e relativo titolo della sezione “La prima volta fa sempre male”; i personaggi sono poi descritti come Huligani Dangereux che si esprimono per mezzo di improbabili citazioni (da Morire: «Produci, consuma, crepa!»; e Live in Pankow: «rifugiato sotto il Patto di Varsavia»). Non è un caso che nella colonna sonora del film del 1996 siano presenti i CSI, evoluzione dei CCCP, che l’hanno anche prodotta come Consorzio Produttori Indipendenti. Pellicola che, tra gli altri, vede il cameo di Freak Antoni, leader degli Skiantos (qui silenziosamente presenti nel «kinotto nel solleone»); da non dimenticare infine che il padre del rock demenziale e Brizzi hanno collaborato in un brano dell’album La vita quotidiana in Italia, reading musicato insieme a Yuguerra nel 2011.

Ma Brizzi non è un poser e non si limita a sfruttare la notorietà di gruppi che, pur alternativi, sono ormai diventati mainstream. Il conseguimento della maggiore età dei protagonisti («Abbiamo pazientato diciott’anni, ora basta!») viene celebrato con la storpiatura di un disco dei Disciplinatha, controverso gruppo della scena rock bolognese noto per l’estetica militaristica e provocatoriamente nostalgica – anch’esso presente nella soundtrack del film. Abbiamo pazientato 40 anni. Ora basta!, uscito per la Attack Punk Records nel 1988, è famoso anche per essere stato polemicamente ripreso da Max Collini – poi compagno di merenda proprio di Brizzi nel reading musicato di Bastogne uscito lo scorso anno – all’interno del brano Sensibile degli Offlaga Disco Pax. Fuoriuscendo dalla più o meno rossa Emilia ma rimanendo in territorio underground, preme segnalare la piccola chicca dei torinesi Persiana Jones, storica band della scena ska punk mai assurta a scene più chiacchierate.

Il resto della discografia nostrana citata va da miti già menzionati in Jack Frusciante (Elio e le storie tese, Vasco Rossi), a musica italiana più o meno stereotipata (Domenico Modugno, Albano e Romina, Raffaella Carrà), al grande cantautorato: se Aidi era «un intero disco di Battisti», qua oltre a lui ritroviamo anche l’altro Lucio, Dalla, insieme al conterraneo emiliano Francesco Guccini e Angelo Branduardi.

Londra, Parigi, Pennsylvania: dove vanno le anatre d’inverno

Non solo ascoltata, ma anche esibita sulle t-shirt e soprattutto suonata. La musica è fatta propria da Alex, Hoge, Helios Nardini e Depression Tony, militanti nelle salingeriane Anatre di Central Park. È ad essa che consegnano i loro sogni di ribellione e anarchia, ma anche di gloria: «Saremo mai in grado, noialtri, di scrivere canzoni che qualcuno ricorderà?». Sono soprattutto i grandi gruppi punk a dare una forma sentimental-esistenziale alle loro vite: i Clash con White Man in Hammersmith Palais; i Pogues di Sunnyside of the Street, Fiesta e If I Should Fall from Grace with God; i Sex Pistols e Anarchy in the UK. Ancora, i Ramones e i Black Flag.

Ma Alex e soci non si limitano alla musica che quella non è musica è rumore: la loro esistenza tende al «punk-jazz allo stato puro». Riprendendo Jack Frusciante, «il tutto sta nel dosare sentimento e stile, il tutto sta nel mettere insieme la rabbia estemporanea del punk e la più rigorosa impostazione jazzistica, per cominciare la più grande rivolta di tutti i tempi». Un accostamento che all’inizio ti fa strano, poi scopri il math rock e tutto quadra.

Emergono determinate figure più di altre. Impossibile sorvolare su Jack/John Frusciante, sapientemente criptato nel «transfuga Frusciante J.». Ma i numi tutelari di Due non sono i Red Hot Chili Peppers, bensì i Cure; sulle note di A Forest e Seventeen Seconds, ma soprattutto attraverso l’inno alla fragilità maschile di Boys Don’t Cry, il rimando a JF con Friday I’m in Love e al terzo romanzo Tre ragazzi immaginari con Three Imaginary Boys. A Robert Smith fa eco o contraltare «il dottor Cobain», il leader dei Nirvana che sarebbe morto proprio nel 1994, anno dell’uscita di Jack Frusciante (e di Smash degli Offspring: l’anno che il punk entrò nel mainstream). È quando vediamo Come as You Are passare su MTV e Smells Like Teen Spirits diventare una hit che capiamo che la sottocultura grunge-punk è passata alle logiche della musica di massa.

E poi, qua e là, emerge il rock e metal classico: gli Smiths soprattutto, e i Beatles con John Lennon; insieme, a sprazzi, ad alcune canzoni e album iconici: The End (Doors), Losing My Religion (R.E.M.), Wind of Change (Scorpions), Heartbreaker (Led Zeppelin), Paradise City (Guns’n’Roses), Quadrophenia (Who).

La musica permette anche rimandi tra il protagonista maschile e la controparte femminile: se lui canta Love Over Gold, dei Dire Straits lei cita Romeo and Juliet, prefigurazione del play teatrale shakespeariano di fine anno del quale sarà protagonista. Dall’esperienza scolastica in USA di Adelaide arrivano poi echi di una musica differente da quella che bazzicano i «monsters of rock» felsinei; Bryan Adams, ad esempio, ma soprattutto le novità ascoltate dai ragazzi «flippati con la musica»: il rap di Beastie Boys, Public Enemy, Run DMC, Cypress Hill.

Completano la colonna sonora artisti come i Blues Brothers e David Bowie, l’incredibile incontro parigino con Manu Chao dei Mano Negra, I’m a Believer dei Monkees canticchiata prima che gli Smash Mouth ne minassero la paternità. E poi: Massive Attack, Spandau Ballet, Take That, Blur, Happy Mondays, Lou Reed, Ray Charles, Art Garfunkel, Sinéad O’ Connor, Kyuss, Joan Baez…

Di reunion e di revival: fedeli alla lira o fedeli ai fan?

In seguito alla pandemia abbiamo testimoniato una serie di ritorni musicali: i My Chemical Romance e gli Oasis, per dirne due; oppure, qua in Italia, proprio i CCCP – Fedeli alla linea e gli Offlaga Disco Pax. Subito le malelingue hanno messo in ballo il portafogli che inizia a pesare meno. Sarà che queste band hanno trovato il momento storico adatto per cavalcare l’effetto nostalgia?

Rispolverando il claim fedeli alla lira, i CCCP sono stati vittime delle polemiche sul costo dei biglietti della reunion e oggetto di discussione riguardo la monetizzabilità di queste operazioni; ma, nonostante i vagheggiamenti di controconcerti e le proposte di boicottaggio, la gente ha riempito le venue: non è che è proprio questo che i fan vogliono, al di là delle strategie di hype messe in atto più o meno consapevolmente dagli artisti? Anche gli ODP, pur suscitando meno clamore, per il tour d’anniversario di Socialismo tascabile stanno macinando sold out a un ritmo che nemmeno loro si aspettavano.

Una riflessione simile si può estendere anche a Enrico Brizzi: molti potrebbero vedere Due come il seguito opportunistico di Jack Frusciante è uscito dal gruppo, pubblicato nel suo trentennale e in un’epoca a favore di marketing del ricordo. E invece Due va oltre il revival, è un’affettuosa strizzata d’occhi agli «skazzati tardoadolescenti» che eravamo, che in realtà ci rammenta chi siamo ora. Ma al di là delle intenzioni dell’autore, alla fine a prevalere sono sempre le attese, le speranze e i desideri del pubblico: d’altronde, abbiamo pazientato trent’anni per questo seguito…


Ascolta la colonna sonora ufficiale di Due selezionata da Enrico Brizzi:

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