Cobalto ci ha raccontato le sue “Trame Distorte”

“Trame Distorte”, il nuovo singolo di Cobalto, si addentra nell’esperienza del panico, quel momento in cui il respiro si spezza, le parole si bloccano e ci si sente sopraffatti da un’ombra immensa e insormontabile, mentre restiamo soli e intrappolati nel nostro mondo.
Abbiamo scambiato due chiacchiere con il giovane musicista romano che ci ha spiegato il senso del mosaico di immagini evocative, dalle grida soffocate alle notti insonni che sembrano non avere fine, tra le confessioni intime e le riflessioni universali contenute nel nuovo brano.
Nel tuo nuovo singolo “Trame Distorte” esplori l’esperienza del panico con immagini potenti e intime. Che ruolo ha la musica nell’affrontare un tema così complesso e personale?
È molto importante, fondamentale direi. A volte si riesce a dire molte più cose attraverso una canzone, che esprimendosi con delle semplici parole. Certo, alla fine è sempre indirizzato a qualcuno e forse è proprio quello che motiva nello “sfogarsi” utilizzando la musica.
È un tema molto importante e ognuno, a modo suo, è giusto che ne parli.
Il ritornello sembra suggerire un dialogo interiore tra speranza e sofferenza.
Quanto c’è di autobiografico in questa narrazione e quanto invece è ispirato da esperienze universali?
C’è molto di personale, in realtà tutto. Non riuscirei a parlare di una cosa così delicata, senza aver vissuto un’emozione, un momento, una sensazione del genere. Anche perché, credo sia una cosa che può capire fino in fondo solamente chi ha sentito sulla propria pelle una roba del genere. Ognuno a modo suo la vive diversamente, ma credo sia poi il motivo di base che colleghi tutto.
Le immagini che racconti nel brano creano un mosaico di emozioni profonde.
Come hai lavorato sul testo per trasmettere al meglio la contrapposizione tra liberazione e impotenza?
Sono praticamente le due sensazioni più forti che si provano in quel momento. Si spera che possa finire il prima possibile per liberarsene, ma allo stesso tempo non si trova la forza ed il modo di farlo. Più che pensare “come” rappresentare al meglio questa contrapposizione, sono stato più sincero e preciso possibile nel descrivere la situazione. Certo, quando si ha una profonda emotività di base, tendi a farti più domande delle risposte che poi puoi realmente avere.
Com’è nata la collaborazione con Mr. Brux che ha prodotto il brano?
Vuoi raccontarci un aneddoto particolare che vi lega?
Principalmente ci lega una profonda amicizia. Ci capiamo molto personalmente e questo ci aiuta ancora di più a farlo lavorativamente. Capita spessissimo di avere le stesse idee per quanto riguarda l’arrangiamento delle canzoni o cosa voler ottenere da un brano in particolare. Oppure l’uno arriva dove non arriva l’altro. Penso che condividere un percorso del genere con persone che credono e sostengono il progetto non solo a livello puramente di lavoro, ma anche personale, sia molto importante. Da soli si ottiene ben poco.
Quali sono le tue principali reference musicali che ti accompagnano nella scrittura dei tuoi brani?
Tendo ad ascoltare tantissima musica proprio per avere più influenze e lasciarmi ispirare da più mondi. Se dovessi pensare proprio a chi non dovrebbe mancare nella mia playlist di ascolto per un lungo viaggio o cose del genere, ti direi: Kid Laroi, Yame, Jack Harlow.
Puoi anticiparci qualcosa dei tuoi progetti futuri?
Certo…ad inizio marzo uscirà il prossimo brano di cui, personalmente, vado molto fiero. Vedremo cosa ci porterà il futuro.
