Chiamamifaro – Default / La recensione

Chiamamifaro Default copertina

È sempre un piacere ascoltare nuova musica di Chiamamifaro, che nel 2022 ci aveva incantato con l’album d’esordio Post nostalgia: un disco che ci era piaciuto molto, al punto da finire in due delle nostre classifiche di fine anno. L’ultima fatica della cantautrice di Bergamo si chiama Default, esce per Columbia Records/Nigiri e prova a fare un passo in avanti rispetto ai primi lavori.

Le sette tracce dell’EP raccontano eventi minimi della quotidianità, sentimenti condivisibili ed esperienze tanto private quanto universalizzabili, sull’onda movimentata di quello che chiama “pop narrativo”. È uno stile in cui si riscontrano sempre certe movenze indieggianti – influenzate dalla scrittura di Riccardo Zanotti dei Pinguini Tattici Nucleari e Marco Paganelli dei Rovere –, anche se forse un filo meno evidenti rispetto al passato: su tutte il citazionismo (“Tipo Button, vivo al contrario”; “Scateno un inferno tipo Russell Crowe”; “I Pink Floyd senza Syd”; “Ed io mi muovo come Olivia Newton-John”) e i giochi di parole (“Le notti di Caro diario, non di caro benzina”; “Sapevi fare il diavolo da dio”; “Fate dentro al bosco verticale”).

Il punto di forza di Angelica Gori continua a rimanere la bella voce, che qui riscopriamo ancora più malleabile. Infatti, in questo viaggio tra sedili di Trenord, schedine della SNAI, parcheggi Kiss and Fly e caffè alle macchinette, segue principalmente due linee, intrecciate nella tracklist a garantire alternanza e fugare ogni monotonia (un’ambivalenza che, anticipiamo, la sola MA MA MA cerca di bilanciare al suo interno).

Un primo filone, se vogliamo quello innovativo della sua discografia, vede ritmi più movimentati rispetto alla media che traggono beneficio dalla contaminazione con l’elettronica e la musica dance. Sono evidenti nell’opener Rumore bianco, dove la voce di Chiamamifaro emerge meno timida e più sfrontata su andature molto sbarazzine. E proseguono al centro del disco con due collaborazioni: Santa subito insieme ad Asteria, altra cantautrice bergamasca, che rivela certe movenze del pop mainstream – pensiamo ad Ariete o Madame –; e Labbra blu con il cantautore bresciano YTAM, che a tratti provoca quel leggero fastidio tipico delle hit estive.

Per i tre brani restanti ritorna nella sua comfort zone con toni più simili ai lavori del primo EP Macchie o di Post Nostalgia. È il caso di Se parlo di te, che svela la sua vena intimistica e malinconica, l’altrettanto nostalgica Monete – per risultati la migliore del disco – e La poesia, che sigla Default con delicatezza.

I testi di Chiamamifaro sono espressione fedele della Gen Z e del mondo di oggi (come già lo scorso album: se lì c’erano i Bitcoin e il metaverso, qua troviamo “l’ultimo lento ballato ai tempi dell’AI”) e anche a livello di sonorità le sette tracce si mantengono al passo con il panorama contemporaneo.

Post nostalgia si chiudeva con queste parole: “Non voglio diventare grande, ancora no”. Ma, suo malgrado, Chiamamifaro sta crescendo ed è maturata anche artisticamente. In questo lavoro è riuscita a differenziare maggiormente tra le canzoni al suo interno ma senza perdere la propria impronta. Il lato ballabile porta un contributo sicuramente più originale – anche prima ce n’erano già tracce, ma restavano come in sottofondo – e anche se non è proprio nelle corde di chi scrive non dubitiamo che tra il pubblico della cantautrice ci sia chi può apprezzarlo.

Un appunto sul titolo: il proposito di Default è quello di “restituire valore alla normalità, ritrovare la poesia nelle cose che ormai diamo per scontate”, che eseguiamo ogni giorno senza pensarci (di default appunto). Obiettivo raggiunto senza problemi.

Ascolta qui sotto Chiamamifaro – Default!


Oltre a quella di Default di Chiamamifaro, potete leggere tutte le nostre recensioni qui.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *