Cabrera – Restare intatti / La recensione

Cabrera Restare intatti copertina

 

Il 24 febbraio nella loro “casa” della Tenda di Modena, i Cabrera hanno suonato il miglior concerto della propria carriera. Era la festa per celebrare l’uscita di Restare intatti, il loro terzo disco, e la Tenda era strapiena di persone venute apposta da varie parti d’Italia e addirittura d’Europa. Un paio di pezzi dal secondo disco, Una montagna in casa, i classiconi di Da qui si vede tutto, e poi tutti i brani del nuovo disco, per un’ora di scaletta suonata con un’intensità, una passione e una gioia furente che mai avevamo visto dai nostri quattro ragazzi modenesi del cuore.

Restare intatti è un disco importante non solo per il suo contenuto musicale, ma anche perché segna ufficialmente il ritorno dei Cabrera dopo che nel 2019 la band aveva deciso di appendere gli strumenti al chiodo per quello che pensavamo fosse un addio definitivo e irrevocabile. La voglia di ripartire con una nuova vitalità si sente tutta negli otto pezzi che compongono l’album.

La band ha ridotto quei lunghi passaggi strumentali che primeggiavano sul disco d’esordio -e che del resto erano già stati ridotti in Una montagna in casa– privilegiando il doppio assalto voce tirata e chitarre intense, anche se mancano un pochino gli urli, forse l’unica vera cosa che ci manca del sound originario.

Restare intatti ci sembra il disco più “Run for Cover Records” della carriera dei Cabrera fin qua, e non a caso si tratta dell’etichetta dei Citizen, band che crediamo abbia avuto un’influenza non secondaria nella composizione dei pezzi. I brani sono allo stesso tempo più urgenti e più ascoltabili che mai: è un emo senza fronzoli, che non si perde nell’autocommiserazione né lirica né sonora ma fa della propria potenza la propria forza espressiva, ma senza mai perdere di vista il ritornello orecchiabile o il passaggio accattivante.

Lunedì è il nostro pezzo preferito perché è immediatamente catchy e ce lo immaginiamo già cantato in coro durante i concerti; Canzone di L quella che ci muove un po’ meno ma è perché a noi non fanno impazzire le ballad acustiche lente. In tutto questo non manchiamo di notare come Francesco ora canti con la dizione italiana corretta, e quindi gli diciamo un “bravo”.

Dopo parecchi ascolti Restare intatti è un disco che tiene: ci fa capire che i Cabrera non hanno scritto queste canzoni solo per avere del nuovo materiale da portare in giro dal vivo, ma sono pezzi vivi e che danno un senso tutto nuovo a una reunion che già di per sé sarebbe stata ben accetta. Noi ci vediamo ad ascoltarli anche fra uno, due o cinque anni, e siamo sicuri che molti di questi brani diventeranno delle presenze fisse nelle scalette della band.

Ascolta qui sotto Cabrera – Restare intatti!


Oltre a quella di Restare intatti dei Cabrera, potete leggere tutte le nostre recensioni qui.

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