Gli album di giugno 2025: Turnstile, Hot Milk, Stateside & more

Ecco la nostra panoramica sugli album internazionali usciti a giugno! Questo mese parliamo di Never Enough dei Turnstile, ma anche dei dischi di Hot Milk, Stateside e Sport (clicca sul nome dell’artista per andare direttamente alla relativa recensione).
Turnstile – Never Enough
I Turnstile fanno hardcore per le persone a cui non piace l’hardcore. Prendi lo scheletro di una canzone sostanzialmente pop, aggiungici qualche chitarra appena appena distorta per dare l’impressione di essere cattivi, poi infarcisci il tutto di elettronica, stacchetti ambient, una produzione super patinata, e hai fatto un disco che piace anche a chi va ai concerti pop sbarluccicosi ma vuole comunque sembrare tosto. Un po’ come gli Sleep Token nel metal del resto. Intendiamoci: non c’è nulla di male nell’alleggerire le proprie sonorità e fare un disco mainstream per provare ad ampliare la propria fanbase (e quindi il proprio conto in banca): quella nella musica è pur sempre una carriera lavorativa, e i membri delle band hanno famiglie e spese da sostenere. Certo, continuare a presentarti come paladino dell’hardcore con un album come questo fa un po’ ridere, e non basta diffondere a reti unificate il video di un concerto con un fantastilione di crowdsurfer per cancellare il fatto che la maggior parte delle canzoni di Never Enough sono ottime al più come musica di sottofondo… una caratteristica che di certo non si assocerebbe per natura alla musica hardcore.
Hot Milk – Corporation P.O.P
Dopo tre EP sembrava che gli Hot Milk non si decidessero mai a fare il grande passo del disco d’esordio, che è invece arrivato nel 2023 dopo la firma con la major heavy Music for Nations: ad “appena” due anni di distanza abbiamo già un nuovo album. A Call to the Void era un disco dove Han e Jim sembravano propendere verso il lato un po’ più rock ed energico del proprio sound (che agli esordi aveva anche una componente pop, basti sentire Are You Feeling Alive? dal primo EP), ma sul nuovo disco Corporation P.O.P il duo di Manchester abbraccia pienamente la musica heavy. Non pochi pezzi dell’album hanno passaggi prettamente metal, dalle sonorità orchestrali che ricordano addirittura certi momenti dei Nightwish, alla presenza sempre più frequente delle urla ferine “alla Bryan Garris” dei Knocked Loose di Jim Shaw. Non manca la componente pop, specialmente nelle melodie e in un uso massiccio dell’elettronica, ma le atmosfere cupe e i riff heavy più che compensano questa tendenza sul piatto della bilancia. È anche un disco dove gli Hot Milk parlano spesso di temi sociali e politici, a differenza del molto più spensierato A Call to the Void; inevitabile segno dei tempi cupi che viviamo, anche se la sensazione è che parlare seriamente di politica in questo genere sia una cosa che riesca a ben poche band (in primis gli Enter Shikari, che non per nulla contano sui testi di una persona dal profilo culturale non indifferente quale è Rou Reynolds).
Stateside – Where You Found Me
La tanto celebrata ondata “neo pop punk”, quella iniziata da Machine Gun Kelly nel 2020 che mischiava elementi del pop punk (le chitarre più che altro) con tanti elementi dell’hip hop/trap (vocals, beat e testi), sembra essersi un po’ esaurita spontaneamente senza lasciare una grande traccia sul genere. I gruppi “storici” del pop punk 2010 hanno continuato a fare la loro musica, e anche le nuove band suonano un pop punk che assomiglia molto più al pop punk energico e diretto dello scorso decennio che a quello elettronico e un po’ finto di Machine Gun Kelly [ne parleremo più approfonditamente tra qualche giorno nella nostra newsletter Sick Transit, dedicata al mondo della musica emo/pop punk]. Gli Stateside ad esempio sono una delle più recenti firme di Pure Noise Records, e il pop punk che propongono sul loro album d’esordio Where You Found Me sembra uscito dal 2015 o giù di lì. Zero elettronica, zero basi, tanti riff, vocals tirati e un filo di emo nelle chitarre; semmai il loro sound è anzi ancor più heavy di quello di gruppi come Neck Deep e The Story So Far, arrivando a momenti che sfiorano l’hardcore (si veda il bridge di Like a Rosary) o l’easycore (come nell’opener Heads Up Big Guy) -del resto, si presentano come una “aggressive pop punk band”. In Stay Sweet c’è spazio per un featuring con Joe dei Knucle Puck che se li sono anche portati in tour, e in generale l’impressione è quello di una band con tanta voglia di mangiare palcoscenici e miglia sulle highway americane più che sfornare collab con Travis Barker.
Sport – In Waves
Gli Sport sono tornati dopo dieci anni di silenzio per far partire il revival dell’emo revival. La band francese si era sciolta nel 2018, per poi riunirsi proprio in Italia in occasione del Low-L Fest dello scorso anno. Ora, a nove anni esatti dall’ultimo disco (Slow), ci regalano anche un album tutto nuovo, ed è come se il tempo si fosse fermato da qualche parte alla metà del decennio precedente. Quello che ascoltiamo su In Waves è infatti un emo/punk che ha tutte le caratteristiche che all’inizio dei 2010 hanno dato il via al boom dell’emo revival: ci sono i gang vocals, ci sono gli arpeggi “alla Midwest”, c’è una produzione organica che fa suonare il disco crudo e reale invece che patinato… In Waves sembra insomma una sintesi di tutte le cose che ci hanno fatto adorare band come Tiny Moving Parts, Free Throw e TWIABP quando erano agli inizi di carriera, solo che nell’ultimo quinquennio non le avevamo quasi più sentite da parte di nessun artista.
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