Tra sogno e sospensione: il tempo lento di “Onirico” raccontato da Angelica Del Nibbio

 

Onirico, nuovo brano di Angelica Del Nibbio, appartiene alla categoria di quei brani che aleggiano in una zona intermedia, sospesa, prima di trovare il momento giusto per esistere: un pezzo nato tempo fa, rimasto in attesa, e poi rientrato nel progetto più ampio dell’artista come tassello coerente di un percorso ancora in definizione.

In quest’intervista, Angelica racconta la genesi del brano e il suo rapporto con una scrittura che spesso procede per immagini più che per narrazione lineare, dove la forma non è mai un vincolo ma una conseguenza. Il discorso si allarga poi al suo modo di intendere la libertà creativa, lontano da logiche predefinite ma anche privo di contrapposizioni ideologiche con il mercato o la “forma canzone”.

Spazio centrale viene dato anche alla dimensione visiva del progetto, fondamentale quanto quella sonora: tra cinema, recitazione e collaborazioni artistiche, “Onirico” si inserisce in un immaginario più ampio, costruito insieme a una rete di figure creative che contribuiscono a tradurre in immagini ciò che nasce come sensazione.

Ne emerge il ritratto di un lavoro in equilibrio costante tra istinto e costruzione, tra Firenze e un altrove mentale fatto di stratificazioni, ambiguità e sogno.

 

“Onirico” nasce anni fa e resta in sospeso a lungo: cosa ti ha fatto capire che era arrivato il momento giusto per pubblicarlo

Ciao! Grazie per le domande. L’ho percepito come coerente all’interno del progetto EP che spero di chiudere a breve e inoltre la dimensione onirica ha sempre avuto una grande importanza per me.

Il brano segue una logica più vicina al sogno che alla narrazione lineare: quanto è stato istintivo scriverlo e quanto invece hai lavorato per dargli una forma nel tempo?

Le strofe sono nate istintivamente mentre sul ritornello siamo stati qualche giorno, inizialmente volevo che fosse solo strumentale cioè che avesse il drop su un synth però ho presto cambiato idea dopo qualche tentativo.

Hai scelto di non inseguire una forma “radiofonica”: è stato un gesto di libertà o anche una presa di posizione rispetto al contesto musicale attuale?

In realtà no, ben venga la grande distribuzione se è interessata a un progetto simile. Semplicemente scrivo in maniera istintiva quando si tratta di cose mie; diverso se devo scrivere per altri che giustamente hanno una loro idea, una loro direzione artistica.

Nel testo lasci molto spazio all’ambiguità: ti interessa che chi ascolta trovi un proprio significato o esiste un nucleo preciso che per te resta centrale?

Volevo rendere la sensazione di galleggiare tra le immagini.

Vivi e lavori a Firenze: che tipo di rapporto hai con la città e quanto entra concretamente nella tua musica, anche in un brano come “Onirico”?

In questo periodo ho avuto modo di scoprire progetti molto molto fighi: cito volentieri “Primavera Senza Fine”, un bellissimo brano degli Ortophediè e amo alla follia gli Handlogic, per me il front man Lorenzo potrebbe cantare la qualsiasi e lo adorerei sempre. In generale ho un bel rapporto con la scena anche se ho iniziato giovanissima e qualche casino l’ho fatto.

Attorno al tuo progetto ci sono anche fotografi e altre figure artistiche: quanto è importante per te costruire un immaginario visivo oltre che sonoro?

Tantissimo, il mio legame con il cinema è assoluto, strettissimo. Ho studiato recitazione, il mio percorso universitario vede tanti tanti esami di Storia del Cinema, macino film a dritto. Collaboro con piacere con Tommaso Ferrara e la sua crew. Di solito arrivo con delle idee o un moodboard e Tommi sviluppa una timeline.

Le persone con cui collabori entrano nel processo creativo o arrivano dopo, quando il brano è già definito?

Adesso ho già ideato immagini e video per il prossimo brano e ne ho già parlato con Tommaso, quindi direi nel mezzo al progetto.

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