Rileggere il debutto, dargli una seconda vita: intervista a Greams

A distanza di tempo dall’uscita del suo disco di debutto, Greams è tornato su quel lavoro con uno sguardo diverso, più lucido e consapevole. La Deluxe Edition non è un semplice ampliamento, ma una rilettura: brani inediti, collaborazioni e una cover che dialogano con il passato senza nostalgia, cercando piuttosto un nuovo equilibrio tra memoria e presente. In questa intervista, Greams racconta cosa lo ha spinto a rimettere mano al suo primo album, come sono nate le collaborazioni e in che modo questo ritorno sta influenzando anche il suo modo di stare sul palco.
Qual è la storia dietro la Deluxe Edition del tuo album e cosa ti ha spinto a tornare su questo progetto dopo l’uscita originale?
La Deluxe nasce dal bisogno di rileggere quel primo disco con più lucidità. Quando lo pubblicai nel 2024, la priorità per me era soltanto mettere la testa fuori dalla mia stanza. Oggi sentivo fosse arrivato il momento giusto per dargli una seconda vita.
Tra i brani inediti, i remix e le collaborazioni presenti nella Deluxe Edition, c’è un pezzo che senti particolarmente rappresentativo di questa nuova fase del disco?
Caro G. Pastine con Luca Urbani e Castelli rappresenta bene questo passaggio. È un brano che guarda al passato ma con una voce più consapevole e condivisa. Tiene insieme memoria e presente, ed è coerente con quello che sono oggi.
Come sono nate le collaborazioni presenti in questa versione Deluxe? Hai cercato artisti con stili specifici o il processo è stato più spontaneo e naturale?
Sono nate in modo molto naturale, da una stima umana prima ancora che artistica. Non ho cercato soltanto degli stili, ma delle sensibilità che potessero dialogare davvero con l’universo del disco.
Nella Deluxe Edition hai incluso anche una cover: cosa ti ha guidato nella scelta di questo brano e come lo hai rielaborato nel tuo linguaggio musicale?
Musa dei Marlene Kuntz è un brano che mi accompagna da molto tempo. Ho cercato di rileggerlo con rispetto, portandolo nel mio mondo sonoro. Ho provato a far emergere l’immagine che questa canzone ha lasciato nella mia testa.
Guardando alla produzione e alla scrittura, in che modo senti che la tua visione artistica è cambiata dall’uscita dell’album originale a oggi?
Oggi sento meno il bisogno di dimostrare qualcosa. La scrittura è più essenziale, la produzione più consapevole. Rimane la stessa urgenza emotiva, ma con più fiducia nel silenzio e nelle pause.
Come immagini l’evoluzione dei tuoi live alla luce dei nuovi brani e delle nuove versioni presenti nella Deluxe Edition?
I live stanno diventando più strutturati, ma restano istintivi. I nuovi brani e le persone incontrate in questo percorso mi ricordano che non sono solo in quello che faccio. Voglio che chi viene sotto al palco senta qualcosa, a modo suo.
