Resistere, cadere, ricominciare – Intervista ai The Naked One

Quella dei The Naked One non è solo una storia musicale, ma un percorso fatto di fratture, cambiamenti e resistenza. Dalle defezioni improvvise che anni fa hanno stravolto la formazione, fino alla perdita devastante del bassista Stefano Pegoraro nel 2025, la band si è trovata più volte a un passo dalla fine. “Nuova Tempesta”, il primo album della band, è quindi un disco di transizione, ma anche il simbolo di identità ritrovata. Dentro ci convivono le radici del passato e una direzione più consapevole, tra attitudine metal, influenze post hardcore e una nuova apertura all’italiano. Al centro, una filosofia rimasta intatta nel tempo: mettere la canzone al di sopra di tutto.
Oggi più che mai, i The Naked One suonano esattamente ciò che sono, e in questa intervista il frontman Eros Lapadula racconta come ci sono arrivati.
Guardando indietro, c’è un momento in cui avete rischiato davvero di mollare tutto?
Ce ne sono stati almeno due. Il primo risale a ormai parecchi anni fa quando qualche anno dopo l’uscita del secondo Ep “Bitter Cold”, una sera fu indetta una riunione della band dove apprendemmo della volontà di abbandonare il progetto da parte degli allora membri fondatori Federico Vaiente e Mattia Ferrari e dell’allora batterista Matteo Bonollo: in una sera quindi perdemmo il chitarrista solista, il bassista e il batterista tutti insieme e mi ritrovai in formazione con soltanto il mio amico, fondatore e chitarrista ritmico Manuel Bordon.
Poi un altro momento in cui abbiamo rischiato di mollare tutto per davvero risale ovviamente a Giugno del 2025 quando, poco più di una settimana dopo l’uscita del primo singolo “Nuova Tempesta” e nel bel mezzo dei preparativi per il primo live nel trevigiano al “Full Pipe Rock Festival”, apprendemmo della tragica scomparsa del nostro amico e bassista Stefano Pegoraro. Quello fu per noi un colpo davvero durissimo che stiamo ancora cercando di superare. In quei momenti bui anche solo l’idea di continuare a suonare ci sembrava impossibile e se siamo ancora qui oggi a portare avanti la passione nostra e di Stefano è solo grazie a tutti coloro ci hanno sostenuto convincendoci a non mollare anche in sua memoria.
Quanto delle vostre prime pubblicazioni vive ancora dentro “Nuova Tempesta”?
Direi molto! Nonostante, infatti, si tratti di un primo disco dichiaratamente “di transizione” e figlio di una nuova formazione, trovo si porti ancora appresso moltissime caratteristiche di quelle che furono le nostre pubblicazioni precedenti, per esempio l’istintività e la semplicità dell’Ep “Endless Party” e del singolo “The Same Thing” (2012), nonché epicità e il pathos melodico dell’Ep “Bitter Cold” (2014).
Poi impossibile non menzionare una certa attitudine metal combinata col post hardcore e con una forte intenzione pop che, seppure ora portate in una chiave di lettura più contemporanea e moderna anche attraverso l’utilizzo dell’italiano nei testi, permeano ancora moltissimo le sonorità di questo nuovo lavoro, nel quale mi si dice per altro che il nostro zampino e il nostro “stile” sia ancora ben riconoscibili: non è un caso se ora ci definiamo “sentimetal”.
Inoltre, come non segnalare un certo immaginario visivo e concettuale legato a calamità naturali di sorta come veicolo narrativo di certe emozioni e stati d’animo?
Perché dopo un lavoro intitolato “Bitter Cold” uscito nel 2014, solo un disco che si intitola “Nuova Tempesta” poteva annunciare col botto il nostro ritorno nel 2026.
Il compromesso è spesso visto come un limite, per voi invece sembra essere una risorsa. In che modo ci riuscite?
Bella domanda ma la risposta potrebbe apparire crudelmente semplice: chi ha suonato con noi lo sa bene che dal 2009 a oggi far parte di questo progetto ha sempre significato mettere da parte il proprio ego e gusti musicali in favore della naturale direzione che la combinazione delle nostre attitudini portava alla musica d’insieme che ne scaturiva o, detta più semplicemente, suonare nei TNO ha sempre significato mettere da parte sé stessi per quel bene superiore che per noi è sempre stato la canzone. Ritengo sia soltanto grazie a questa nostra “politica” interna non scritta se fin dalle primissime pubblicazioni ci siamo comunque in qualche modo sempre distinti nei vari generi che andavamo via via a toccare, stando a quello che ci dicono quantomeno. Di sicuro c’è che almeno intenzionalmente non abbiamo mai voluto assomigliare a nessuno ma bensì arrivare a trovare man mano la nostra voce suonando e crescendo insieme con i mezzi a nostra disposizione.
In che modo l’età e le diverse fasi della vita hanno cambiato il vostro modo di scrivere musica?
Potrebbe apparire come una semplificazione ma da cantante del progetto dal giorno uno mi sentirei di dire in nessun modo, perché se non consideriamo il nostro recente uso dell’italiano nei testi, davvero per me la sensazione è quella di scrivere testi e melodie per i brani della stessa band di sempre che di volta in volta cerca soltanto di alzare l’asticella e portare sempre qualcosa di nuovo.
Nonostante, infatti, le diverse età e fasi della vita in cui ci siamo approcciati alla musica con le varie formazioni nel corso del tempo, il nostro metodo di scrittura è rimasto sempre lo stesso fino ad oggi: siamo sempre partiti da bei riff e da belle strumentali di chitarra sulla quali poi sviluppare le canzoni con tutti gli altri strumenti, con la differenza che questa volta quasi tutte le idee di chitarra sono state scritte dal nostro nuovo chitarrista Alessandro Bazzacco. Poi per ogni canzone, una volta ottenuto uno scheletro con una struttura convincente che girasse già bene, veniva il turno della voce con la scrittura di metriche, melodie e testi da parte mia. Poi il periodo buio che tra pandemie e guerre si è andato a delineare negli ultimi anni ha sicuramente giocato un ruolo chiave nel determinare quelle che sono oggi le caratteristiche del nostro “sentimetal”.
Vi sentite finalmente allineati tra ciò che siete e ciò che suonate?
Ancora una volta, da cantante e membro di questo progetto dal giorno uno, ammetto che mi trovo soltanto oggi a fare la musica che ho sempre sognato da che mi sono unito a questa band nel lontano 2009 e sono consapevole di poter tranquillamente affermare, anche a nome di tutti i membri di questa formazione, che non ci siamo mai sentiti più allineati di ora tra ciò che siamo e ciò che suoniamo.
