L’amore scomodo raccontato in “Vive l’amour” – Intervista a Frida Martini

Frida Martini

 

Con “Vive L’Amour”, Frida Martini apre una porta intima sul proprio universo emotivo, raccontando un amore che non ha paura di mostrarsi fragile. Il singolo, uscito su tutte le piattaforme digitali lo scorso 3 aprile, è un viaggio tra memoria e trasformazione, tra momenti di luce e inevitabili crepe. Frida Martini costruisce un racconto sincero, dove l’amore non è idealizzato ma vissuto, attraversato, messo alla prova, costruito attorno a un ritornello che si imprime come un mantra.

 

“Vive L’Amour” sembra voler essere un atto di fede nell’amore più autentico, quando hai capito che volevi raccontarlo così, senza idealizzarlo?

L’ho capito quando ho smesso di crederci. Quando l’amore ha iniziato a fare male, a essere sporco, incoerente, quasi sbagliato, lì ho visto la verità. Non mi interessava più raccontare qualcosa di perfetto, ma qualcosa che somigliasse alla vita: due persone che si cercano mentre tutto intorno crolla. “Vive L’Amour” è un atto di fede, disperato.

C’è un ricordo preciso da cui è nato il brano, oppure è una somma di esperienze?

È una somma di momenti. Non è una storia lineare, è un accumulo di emozioni che a un certo punto esplodono. Se dovessi ricreare un’immagine, penserei ad una stanza, di notte, e quella sensazione di avere accanto la persona che stai perdendo.

Il ritornello è costruito come un mantra ripetitivo. È nato di getto, in maniera istintiva, o è stato costruito nel tempo?

È nato di getto, quasi come un’ossessione. Continuavo a ripeterlo, vive lamour”, come se servisse a convincermi che fosse ancora vivo davvero. Poi è arrivato tutto il resto.

Per alcuni la scrittura è un modo di capirsi, per altri un modo per liberarsi. Per te che cosa rappresenta?

Per me è sopravvivenza. Non scrivo per capirmi, scrivo perché altrimenti certe cose mi restano addosso. È un modo per guardare in faccia le cose che feriscono.

Come è cambiato nel tempo il tuo modo di raccontare l’amore?

Prima cercavo di renderlo bello. Adesso cerco di renderlo vero. E la verità spesso è scomoda: è desiderio, dipendenza, paura, carne. Mi interessa quel punto in cui l’amore non è più romantico ma necessario, quasi viscerale. È lì che succede davvero qualcosa.

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