La Sad – Odio La Sad / La recensione

Odio La Sad copertina

Reduce dai recenti fasti nazionalpopolari, La Sad approda a Odio La Sad, l’inevitabile disco post-sanremese. Dopo l’esperienza a quello che hanno ribattezzato SADremo, Theø × Plant × Fiks danno una forma finita al loro album numero due, che segue l’esordio Sto nella Sad. Troppo punk per essere a Sanremo, troppo pop per finire al Punk Rock Raduno, La Sad si reinventa punx e crea una fanbase che in Italia ha dell’inedito (e un festival tutto loro: la seconda edizione del SummerSad Fest è prevista per il 26 luglio al Beky Bay di Igea Marina): forse sta qui la chiave, capire che ora come ora è un prodotto unico – non diciamo originale, viste le mille influenze, ma che certamente nel panorama italiano ha saputo distinguersi.

La title track apre Odio La Sad con una dichiarazione d’intenti che mette in scena tutte le accuse rivolte alla band – venduti, falliti, misogini, violenti, drogati, poser – e le ribalta (per dire: da “È colpa di ‘ste canzoni se ‘sti ragazzini sono senza valori” a “È grazie a queste canzoni se ‘sti ragazzini non si sentono soli” – insomma, come cantava qualche anno fa un noto poeta contemporaneo: “Se tuo figlio spaccia è colpa di Sfera Ebbasta”). Musicalmente è un pop punk tirato che funziona, e purtroppo questa partenza ci illude.

Maledetta vita dà il via al primo dei featuring del disco, con Riccardo Zanotti dei Pinguini Tattici Nucleari: naturalmente è un brano pop, forse forzato per i ritmi de La Sad, e dopo la botta iniziale risulta fuori posto in questo punto della tracklist. Però nel 2024 Zanotti songwriter è una garanzia come Pezzali nei Novanta e nonostante all’inizio sembri un po’ debole finisce per entrarti in testa come una qualsiasi hit degli 883.

Con Sadgirl si torna sull’emo trap più scontata ma anche più adatta al loro palato, vicina ai primi lavori. Non è uno dei pezzi più memorabili dell’album ma soddisfa la fetta di fan che ascoltano Trippie Redd e i vari Lil-qualcosa. Altra collaborazione sanremese quella con la rivelazione Rose Villain in Non lo sai. È un pezzo sicuramente pensato per la nuova fetta di mercato mainstream conquistata in eurovisione – e quindi si torna nel pop, ça va sans dire, con vaghe influenze urban –, ma cavolo se funziona. E Rose Villain, comunque, ha una voce incredibile.

Autodistruttivo resta una bella canzone anche a distanza di due mesi, da quando è stata presentata sul palco dell’Ariston (ovvio, la versione in cuffia è meglio della loro esibizione). Specialmente il ritornello edulcora il loro sound per andare incontro al pop sanremese – riecco di nuovo lo zampino-stampino Zanotti –, ma il brano reca ancora con sé l’impronta La Sad. E il testo, che attinge al repertorio classico lasadiano, viene sfrondato degli elementi più divisivi per tenere buono il Codacons.

Per Goodbye, featuring con gli Articolo 31 (con i quali avevano mostrato il loro sodalizio sul palco del Love Mi cantando Domani smetto), le aspettative erano altissime, ma era meglio non averle. Non è una brutta canzone, sia chiaro. Però ci sono due problemi: il primo è che gli Articolo sono gli Articolo del 2024 e non quelli del 2002 – ovvero una specie di side project del J-Ax sfornatore di hit musicali estive: ritroviamo poco di quel rap rock con i suoni grezzi e la voglia di disfare tutto; il secondo è che anche così J-Ax fa comunque il culo ai compagni di merenda con le creste colorate. Però anche questa entra in testa, non c’è nulla da fare.

A seguire un altro reperto (pre)sanremese, Memoria con i Bnkr44, altro prodotto a misura di sanguegiovane e Fresh Finds. Nulla da dire, la combo funziona e la canzone spacca. Il mio incubo peggiore ritorna a essere un tipico brano de La Sad, col piede spinto timidamente sul pedale pop punk, ma non raggiunge il clamore e l’iconicità di hit come Toxic o Sto nella Sad e fra tutti i brani si perde un pochino.

Ritroviamo anche l’inno estivo dei bimbi sad, Summersad 4 con il principino del pop punk Naska, imprescindibile quarto capitolo di una saga che a breve – si suppone – vedrà il canonico sequel. Altro strascico della kermesse ligure è la cover di Lamette insieme alla sua artefice Donatella Rettore, un pezzo comprensibile solamente in questo tipo di disco e che La Sad è riuscita a rinnovare con una resa originale.

F*ck the wrld conclude con un pugno in faccia tanto inaspettato quanto prevedibile. Si tratta di una traccia puramente hardcore punk e anche se è palese che è stata messa lì solamente per mettere a tacere la polizia del punk è – onestamente – una bomba. Non resta che augurare alle tre Superchicche di fare altre canzoni su questa scia.

Le tematiche trattate in Odio La Sad, si capisce, sono sempre le stesse, ripetute allo sfinimento ma voltate in una chiave maggiormente positiva, di rinascita e lotta rispetto al primo album, in cui a farla da padrone era una certa pornografia del dolore e – azzardiamo – una spettacolarizzazione della sofferenza. Qua, invece, il focus è spostato in maniera più efficace sull’importanza della salute mentale.

Insomma, la rivoluzione punx de La Sad è appena iniziata. Forse non cambieranno l’Italia, come dichiarano nei loro intenti, ma sicuramente – nel bene e nel male – stanno lasciando un segno non indifferente nel panorama contemporaneo. Daghe!

Ascolta qui sotto La Sad – Odio La Sad!

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