Intervista a Cristiano Cosa

“Girandola” è il nuovo singolo di Cristiano Cosa, disponibile da venerdì 10 gennaio in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme streaming, per LuckyHorn Entertainment.
Con il tuo nuovo singolo “Girandola” esplori il tema del tempo attraverso lo sguardo di un ragazzo che immagina il futuro. Ti senti un Peter Pan moderno, sospeso tra sogni e realtà? Qual è il messaggio principale che desideri trasmettere con questa canzone?
Non ho mai tarpato le ali al bambino che risiede in me. Negli anni dell’adolescenza e della prima maturità, l’ho portato sempre nella mia tasca sinistra. Non è un caso che sia attratto ancora oggi da cartoons, action figure, fiabe, qualsiasi forma di linguaggio appartenente all’immaginario infantile. “Girandola” ne è una dimostrazione.
Ho cercato di raccontare un pensiero adulto attribuendo ad esso un simbolo diametralmente opposto. Il messaggio ultimo della canzone è quello di affidarsi al vento come unica e attendibile unità di misura del tempo.
Credo in qualcosa che è nascosto, non visibile agli occhi: sono in viaggio per cercare un mio altrove.
Hai descritto “Girandola” come un momento di evoluzione nel tuo percorso artistico. Quali aspetti del tuo stile o del tuo approccio musicale sono cambiati rispetto alle tue precedenti pubblicazioni?
Ogni passo del mio percorso artistico lo vivo come una piccola evoluzione. Questo modus operandi mi stimola ad aggiungere ingredienti al piatto.
La ricetta, l’unica che conosco, comporta il continuo adoperarsi, assorbire e migliorare.
Il mio approccio musicale è rimasto intatto; è sempre stato questo fin dall’inizio.
A volte, è facile perdersi in mille biforcazioni; è il rischio che l’istrionismo può mettere in conto. L’ho comprovato sulla mia pelle, anche a monte di scelte discutibili. Ma ad oggi non rinnego nulla, anzi ringrazio ogni gradino della scala infinita della musica. (citare Stairway to Heaven è d’obbligo!).
Il bello è che non so mai dove porti. Se così non fosse però, non mi divertirei.
Il titolo evoca immagini di movimento e cambiamento: come nasce questo brano e quale significato personale ha per te?
Qualche tempo fa frequentavo una ragazza. Ci piaceva interrogarci sui grandi quesiti, come l’esistenza, lo scorrere del tempo, cosa ci fosse dopo la vita.
Le confessai la mia paura latente riguardo il tempo, l’invecchiamento e il dover lasciare andare qualcosa a noi caro. Per cui, quando ne ebbi la giusta spinta, cominciai a riportare tutto su di un foglio, ipotizzando di pormi gli stessi dilemmi trent’anni dopo.
Questa canzone per me sarà sempre un tentativo di spingersi “aldilà della siepe”, e scorgere l’orizzonte, colorando la mia esistenza di un afflato di infinito.
Ho cercato di immaginare il futuro: ma non soltanto il mio. Nel testo, è utilizzata la prima persona plurale perchè volevo dar voce ad una collettività, ad una comunità di persone che provassero un sentimento simile al mio.
Credo che le canzoni generalmente appartengano alle persone che vorranno darle un significato. A me spetta soltanto coltivarle.
Puoi svelarci qualcosa sul processo creativo dietro “Girandola”? Quali emozioni o esperienze ti hanno ispirato durante la composizione e la produzione del brano? Qual è, per Cristiano Cosa, il rifugio ideale da cui è possibile guardare al futuro con uno spirito nuovo, intriso di speranza?
Con “Girandola” si può parlare quasi di una vera e propria orchestrazione. Ero presente quando questa canzone era più piccola di un chicco d’uva. Insieme alla mia produzione, la LuckyHorn Entertainment, e al produttore artistico Francesco Gaudio, abbiamo visto crescere lentamente tra le mani questa creatura ed è stato affascinante. Ricordo che una volta composta, avevo già la percezione che si trattasse di qualcosa di importante. Consecutivamente, con l’aggiunta di archi, sezione ritmica e lapsteel magistralmente suonata da Roberto Angelini, è stato evidente si trattasse di un piccolo diamante. Il mio rifugio ideale? Le parole. Hanno un potere fortemente curativo, possono cambiarmi l’umore, possono tormentarmi o farmi gioire. Sono molto attento nel proliferarle: le utilizzo con cautela, e lo faccio con chiunque. Le appunto, mi innamoro continuamente della loro musicalità o del loro contenuto, le leggo anche ad alta voce. Sempre più spesso, mi capita di parlare da solo; sinceramente credo che sia una normalità.
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